Come possiamo leggere sul Corriere nell’edizione di Roma, il Quantiferon, il test che ha individuato oltre un centinaio di positività alla Tbc tra i piccoli nati al Gemelli è poco affidabile. «Ci hanno fatto fare un test che non era testato e su questa base hanno fatto scattare una profilassi antibiotica molto pesante per i neonati, tra l’altro con antibiotici vari tra loro, salvo poi scoprire che il test Quantiferon non è sicuro e che poi in ogni caso, sicuro o non sicuro, la terapia eseguita non porta a nulla», spiega l’avvocato. (…) «Un incubo con i piccoli che un sabato sì e uno no devono tornare in ospedale per i prelievi di sangue e le radiografie al torace – racconta l’avvocato Giulia Bongiorno.Leggiamo infatti su un articolo di 4 anni fa della rivista medicoebambino (rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri): Tuttavia ancora non è stata dimostrata con sicurezza l’utilità di questa prova nella diagnosi di tubercolosi del bambino e dell’adolescente. Riepilogando: 1) test per accertare la positività all’infezione che non sono mai stati testati accuratamente nei bambini ovvero proprio in quel “gruppo a rischio” che è stato testato al Gemelli dopo il caso dell’infermiera positiva al test per la tubercolosi.2) cura preventiva che fa più male della malattia presunta che si dovrebbe prevenire 3) controlli resi necessari dalla pesante cura di antibiotici di cui la punto precedente, e che son anc’essi invasivi e potenzialmente cancerogeni (2 radiografie mensili al torace per un bambino tra i 3 e gli 11 mesi, quando è noto a tutti gli operatorri del settore che l’efficacia biologica delle radiazioni, ovvero il danno biologico che esse possono causare, è massima nelle cellule in rapida suddivisione come quelle dei bimbi più piccoli) Vi ricorda il caso dell’AIDS? Anche lì abbiamo test per la positività all’infezione MAI TESTATI con l’effettivo isolamento del virus nei pazienti; ciò vuol dire che MAI si sono presi 50 pazienti nei quali era stato isolato il virus e 50 in cui non era stato isolato, controllando che il test identificasse solo quei 50 effettivamente infetti.Anche nel caso dell’AIDS la “cura preventiva” è a base di farmaci potentissimi (inibitori di protease, AZT) che fanno pià danno della pretesa malattia che dovrebbero prevenireAnche nel caso dell’AIDS ci sono specifiche condizioni nelle quali sappiamo che il test funziona poco e male causando spesso falsi positivi, che la gravidanza è una delle condizioni che può causare falsi positivi, che i test per l’AIDS in Africa si fanno soprattutto alle donne incinte ed ai bambini. Come scrive C. Maggiore nel suo libro: Gli esperti medici ufficiali ammettono che bambini hanno bisogno fino a 18 mesi per sviluppare la propria risposta immunitaria e scartare gli anticorpi trasmessi loro dalle madri, e fanno notare che un test per l’HIV prima dei 18 mesi di età non è un risultato definitivo. A dispetto di questo fatto largamente accettato, in diversi stati è obbligatorio il test per l’HIV per i bimbi nati negli ospedali pubblici.
Magazine Società
TBC al Gemelli, il test per rilevare l’infezione non era stato testato; gravi ripercussioni per molti bambini di pochi mesi sottoposti inutilmente a pesanti cure antibiotiche
Creato il 26 dicembre 2011 da Tnepd
Come possiamo leggere sul Corriere nell’edizione di Roma, il Quantiferon, il test che ha individuato oltre un centinaio di positività alla Tbc tra i piccoli nati al Gemelli è poco affidabile. «Ci hanno fatto fare un test che non era testato e su questa base hanno fatto scattare una profilassi antibiotica molto pesante per i neonati, tra l’altro con antibiotici vari tra loro, salvo poi scoprire che il test Quantiferon non è sicuro e che poi in ogni caso, sicuro o non sicuro, la terapia eseguita non porta a nulla», spiega l’avvocato. (…) «Un incubo con i piccoli che un sabato sì e uno no devono tornare in ospedale per i prelievi di sangue e le radiografie al torace – racconta l’avvocato Giulia Bongiorno.Leggiamo infatti su un articolo di 4 anni fa della rivista medicoebambino (rivista di formazione e di aggiornamento professionale del pediatra e del medico di base, realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri): Tuttavia ancora non è stata dimostrata con sicurezza l’utilità di questa prova nella diagnosi di tubercolosi del bambino e dell’adolescente. Riepilogando: 1) test per accertare la positività all’infezione che non sono mai stati testati accuratamente nei bambini ovvero proprio in quel “gruppo a rischio” che è stato testato al Gemelli dopo il caso dell’infermiera positiva al test per la tubercolosi.2) cura preventiva che fa più male della malattia presunta che si dovrebbe prevenire 3) controlli resi necessari dalla pesante cura di antibiotici di cui la punto precedente, e che son anc’essi invasivi e potenzialmente cancerogeni (2 radiografie mensili al torace per un bambino tra i 3 e gli 11 mesi, quando è noto a tutti gli operatorri del settore che l’efficacia biologica delle radiazioni, ovvero il danno biologico che esse possono causare, è massima nelle cellule in rapida suddivisione come quelle dei bimbi più piccoli) Vi ricorda il caso dell’AIDS? Anche lì abbiamo test per la positività all’infezione MAI TESTATI con l’effettivo isolamento del virus nei pazienti; ciò vuol dire che MAI si sono presi 50 pazienti nei quali era stato isolato il virus e 50 in cui non era stato isolato, controllando che il test identificasse solo quei 50 effettivamente infetti.Anche nel caso dell’AIDS la “cura preventiva” è a base di farmaci potentissimi (inibitori di protease, AZT) che fanno pià danno della pretesa malattia che dovrebbero prevenireAnche nel caso dell’AIDS ci sono specifiche condizioni nelle quali sappiamo che il test funziona poco e male causando spesso falsi positivi, che la gravidanza è una delle condizioni che può causare falsi positivi, che i test per l’AIDS in Africa si fanno soprattutto alle donne incinte ed ai bambini. Come scrive C. Maggiore nel suo libro: Gli esperti medici ufficiali ammettono che bambini hanno bisogno fino a 18 mesi per sviluppare la propria risposta immunitaria e scartare gli anticorpi trasmessi loro dalle madri, e fanno notare che un test per l’HIV prima dei 18 mesi di età non è un risultato definitivo. A dispetto di questo fatto largamente accettato, in diversi stati è obbligatorio il test per l’HIV per i bimbi nati negli ospedali pubblici.
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