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“The Butcher” di Giulia Ferri: storia di un’esistenza complessa che non può esimersi dal confronto col passato

Creato il 22 marzo 2016 da Alessiamocci

“Italia Mr. Hill, lì è avvenuto il tutto, un brutto caso, un uomo, non si sa chi fosse, mai trovato! Questo essere orribile uccise: un povero ragazzo, un certo Walsh, la sua povera moglie, un’italiana, una certa Simona contessa del La Roca e il suo migliore amico, un certo Allan Ford. Un massacro! Pensi che i due li ritrovarono letteralmente a pezzettini rinchiusi in un baule, mentre lui, di Lord Walsh, beh…di lui recuperarono solo un mignolo, del piede per giunta.”

Ama la letteratura di fine Ottocento, la giovane autrice veronese Giulia Ferri, e ci presenta un romanzo d’esordio secondo questa sua inclinazione. “The Butcher” (Casa Editrice Kimerik, febbraio 2016) è ambientato in Inghilterra – anche se vari flash back riportano ad un periodo italiano –, quindi ha un titolo in lingua inglese. Quel “macellaio” a cui si allude è un killer che, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, ha prosperato nell’immaginario collettivo del Belpaese, compiendo un vero e proprio massacro senza venire mai individuato.

Un caso di omicidio efferato che ha visto la morte di due giovani amici e della moglie incinta di uno di essi. I corpi sono stati orrendamente mutilati – da qui l’epiteto di “macellaio”. Jaime Walsh ha ormai 60 anni, essendo nato nel 1828, e gli ultimi 25 li ha vissuti in Brasile. Stanco del suo esilio, egli fa ritorno nella casa dov’è nato, nello Shire.

La tenuta è quella di Garden Rose, e qui vi abita ancora la sorella Margaret che, credendolo morto da tempo, è molto sorpresa di vederlo. Jaime inizia un lungo racconto che lo porterà ad affrontare i suoi demoni e a far luce sulla motivazione di tutti quegli anni di assenza. A quando viveva sotto falso nome, e si faceva chiamare Mr Hill. Al suo cospetto, anche un ispettore di polizia di Londra, Bartolomeo Harvey, convocato appositamente da Jaime per ascoltare la sua storia.

Ma cosa avrà da dire, quest’uomo, di così importante? Che potrebbe addirittura cambiare le sorti del suo destino? E soprattutto, qual è il legame fra lui e il famigerato macellaio?

L’opera è narrata in prima persona proprio da Jaime, e l’autrice è brava a creare quell’atmosfera tipica dei romanzi ottocenteschi, attraverso una prosa pacata ed adeguata all’epoca. I colpi di scena si susseguono a catena, e non mancano amori impossibili, così come tradimenti fraterni dovuti ad invidie e gelosie. Soprattutto, si calca quella linea che separa il bene dal male, mai ben definita, che cambia a seconda delle circostanze. Giulia Ferri riesce a creare un giusto grado di tensione: la sua prosa è incalzante e accende l’interesse per la storia che il narratore va, a poco a poco, a dipanare.

Nella parte centrale del romanzo è possibile fare anche un ripasso di storia del Risorgimento, poiché il protagonista presta servizio in Veneto proprio durante l’unità d’Italia. Particolarmente interessante è l’atmosfera che si respira a Venezia, con le faide familiari e l’amore conteso nei riguardi della contessina Elisa Cornaro. Per le atmosfere e per il modo dignitoso di narrare le ingiustizie subite, questo romanzo mi ha ricordato “Frankenstein” di Mary Shelley. Per quel modo, oserei dire, quasi “metodico” di procedere col racconto – un continuo alternarsi di passato e presente –, e di agire di riflesso, perdendo la ragione in risposta alle offese subite.

Nonostante qualche svista sui pronomi personali – a pag. 273, per esempio, viene usato un “gli” nei confronti di una donna –, ritengo che “The Butcher” sia una buona prova d’esordio per l’autrice. Un romanzo ben strutturato, credibile e soprattutto coerente con l’epoca in cui è ambientato. Tutti abbiamo un passato, e nessuno può sfuggirgli per sempre. Questo scritto ne è una prova.

Written by Cristina Biolcati


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