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The Lego Movie

Creato il 16 aprile 2014 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

The_LEGO_Movie

In una stagione decisamente poco entusiasmante per l’animazione mondiale, soprattutto per quella legata alla computer graphics, quest’opera si differenzia per la capacità di esplorare nuovi territori linguistici riuscendo così a trovare piccole innovazioni per tale tecnica d’intrattenimento.

I mattoncini più conosciuti al mondo si affacciano in punta di piedi in questa avventura mainstream, mettendo il pubblico al centro di un’opera dall’umorismo distruttore a tratti irriverente.

Con l’aiuto degli studios Animal Logic, legati alla casa di produzione Warner, i piccoli personaggi danesi danno vita al miglior esempio dell’anno: merito di una buona storia e ad un utilizzo variopinto e magistrale di diverse tecniche d’animazione. Gli autori, infatti, non si sono affidati esclusivamente allo stile di animazione computerizzata, ma ad una tecnica ibrida che fa assomigliare l’intera opera ad uno stop-motion. L’idea che seguono i due registi, Philip Lord e Chris Miller, grazie al sostegno fondamentale dell’animatore australiano Chris McKoy, è quella di mantenere in primo piano il mondo Lego, soprattutto i personaggi e le loro uniche e comiche limitazioni fisiche; poco flessibili e legate a piccoli movimenti. Ciò porta ad una funzione importante, che è quella del riconoscimento che lo spettatore ha nei confronti dell’oggetto osservato; oggetto ontologicamente più reale del vero.  La computer graphics forse attenuerebbe troppo il ricordo del mondo Lego, rischiando di avviare una brutale rivisitazione, modificando e non rispettando l’oggetto.

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Il finale, vero punto debole del cinema d’animazione – riferito soprattutto a quei titoli costruiti per un pubblico infantile – è la miglior sorpresa dell’intero film. Infatti il significato di un’opera come questa si rivela quasi sempre nel finale, manifestando l’enunciata morale, simbolo supremo e distruttivo della compiutezza circolare di un’opera. In questo caso la rivelazione della morale non avviene con il solito procedimento descrittivo che inevitabilmente porta all’happy end, ma attraverso una ulteriore tecnica: il live action o ripresa dal vivo, quindi il cinema fatto di attori veri. Questo procedimento potrebbe distogliere lo spettatore dalla visione, alimentando un senso di interruzione per la comparsa così improvvisa di attori in carne ed ossa; invece dona al film un senso di totalità, per un gesto così autoriale e allo stesso tempo comicamente geniale.

La fantasia di un bambino arrabbiato col padre geloso proprietario ancor fanciullo di un universo costruito con il gioco del lego, si trasforma nel sommo ed unico atto di creazione che il film segue e tratta. La storia di Hemmett e dei suoi compagni non è altro che la proiezione fantasiosa della mente di un bambino, ideatore immaginifico.

Il racconto del piccolo operaio Hemmett e del suo miracoloso salvataggio è un susseguirsi di gag e omaggi cinematografici che attraversano i molteplici mondi Lego: da un inizio cittadino-moderno si passa al vecchio West, da un’atmosfera da film poliziesco anni ‘70 si passa ad un mondo futuristico e oscuro simile allo stile fumettistico del Batman eroe.

Da guardare assolutamente per gioire ancora una volta del fantastico mondo dell’animazione, lontano da adulti ancora infantili e mal intenzionati e da bambini distruttori!

Raffaello Ruggeri


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