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The pusher – Matthew Vaughn

Creato il 26 gennaio 2015 da Maxscorda @MaxScorda

26 gennaio 2015 Lascia un commento

The pusher
Dura la vita dello spacciatore. Soldi facili ma non troppo, qualche soddisfazione certo ma regole ferree da seguire. Disciplina e’ la parola d’ordine ma in fondo basta farci l’abitudine. Piu’ difficile e’ il volerne uscire, del resto mica si tratta di un circolo culturale esentasse e la cosa si complica quando strane manovre volute dall’alto, spingono l’acceleratore in direzioni che sarebbe meglio evitare. Quando poi nel gioco entrano animali dell’est, assassini come solo quelle zone sanno partorire, uscirne con le proprie gambe si fa un’impresa.
Film questo sul quale non c’e’ molto da dire, e’ tutto da vedere.
Iniziando proprio da Vaughn, egli traspira Inghilterra da ogni poro e lo dico nella migliore accezione possibile.
La lunga collaborazione con Guy Ritchie, fa di lui non certo un erede ma certamente un adepto perche’ ricordiamolo, Ritchie ha rivoluzionato il cinema inglese del nuovo millennio senza stravolgerlo anzi esaltandone le peculiarita’ di azione, testo raffinato, eleganza e ovviamente l’immancabile humor inimitabile e proprio della terra di Albione.
Ritchie e’ per me fonte di grande gioia e incommensurabile dolore e dovrebbe esserlo per tutti coloro che raccontano che il nostro cinema e’ allo sfascio perche’ non abbiamo i soldi degli americani, quando in fondo basterebbero idee e capacita’ tecniche e letterarie per metterle su pellicola. Oh intendiamoci, Ritchie e’ di un altro pianeta ma Vaughn gioca nello stesso sistema solare e comunque procede spedito nel raccontare la storia di un antieroe ritchieano, uno della malavita ma che in fondo traffica con se stessa e resta circoscritta in una dimensione parallela dalle regole molto diverse, almeno in apparenza, dalle nostre. La trama e’ intricata ma mai complessa, una specie di concentrato di racconti legati tra loro da meccanismi anche piuttosto elaborati ma che alla fine, facendo capo ad un unico incipit, si sbrogliano con altrettanta facilita’. Film divertentissimo e tutt’altro che sguaiato, sempre sull’orlo del fumettone fantastico, eredita’ di una infinita e fortunata serie di telefilm che dai ’60 ad oggi, hanno solleticato la fantasia dei telespettatori del mondo intero e non c’e’ bisogno di ricordare i vari "The Avengers", "Il santo" e "Attenti a quei due". giusto per dare due titoli e sospirare di nostalgia. In tutto questo Daniel Craig e’ assolutamente perfetto, tanto perfetto che l’interpretazione gli assicurera’ il ruolo del nuovo Bond. Fisico del ruolo, conserva l’aplomb che fu di un Moore e Connery, immergendolo nei complicati anni zero.
Bello, bello, bello, gran cinema davvero.

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