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To be or not to be-versione Mel Brooks

Creato il 10 ottobre 2010 da Ludacri87
To be or not to be-versione Mel Brooks







  Oggi alle 15,00 su cielo








La versione con Mel Brooks del classico "Vogliamo vivere" di Lubitsch è stata per troppi anni ridicolizzata, sottovalutata e mai recuperata da una certa parte della critica. Anche il pubblico, sia all'uscita che negli anni a venire, non ha manifestato un atteggiamento benevolo, o almeno, il film non è diventato un cult come "Frankenstein Junior". I motivi non mi sono chiari. La pellicola dello sfortunato regista Alan Johnson del 1983 è un pastiche dissacrante, esilarante, fedele, macchiettistico senza arrivare allo sfinimento, e soprattutto il film, nella sua idiozia strafumata, non perde mai di vista un obiettivo: portare, tramite una satira del mondo nazista, a galla elementi che sono drammatici e non perdono il loro significato politico nè la loro verve. Truffaut, a proposito del capolavoro di Lubitsch, affermò testualmente che il film con Carole Lombard era impossibile da decifrare in termini di scansione delle singole sequenze in ordine temporale, complice un rantolare continuo di situazioni diverse. Questo film, come detto fedele, non fa altro che riproporre lo schema con alcune varianti, maggiormente spettacolari e più inclini al mondo del teatro di Brooks, tra numeri musicali e scene fantozziane. La sostanza non cambia. Si fa accenno per la prima volta, tramite la figura di Sasha, allo sterminio nazista degli omosessuali, ci sono delle sequenze piuttosto acri come l'arrivo delle truppe tedesche a Varsavia con il loro incidere che si contrappone, tramite l'incorporamento di immagini di repertorio, agli sguardi fissi dei teatranti. Non da sottovalutare il monologo di Shakespeare che ritorna anche in questa versione e che conferma la straordinaria capacità di aderenza in un qualsiasi linguaggio artistico del più importante autore della drammaturgia di ogni tempo. Tra le interpretazioni, menzione alla splendida Anne Bancroft al completo Charles During e a Mel Brooks che non lavora solo di parodia.

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