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“Un cucciolo per Nina” di Christine Naumann-Villemin e Marianne Barcilon, Il Castoro

Da Federicapizzi @LibriMarmellata

ninacopLa piccola Nina – per fortuna! – la conosciamo già. E’ la protagonista di un delizioso albo – “Il ciuccio di Nina” – che è oramai considerato un classico della letteratura per l’infanzia (del quale ho parlato qui) e che brilla per gustosa ironia e per vicinanza all’animo infantile.
Non soltanto, la coppia autoriale – Christine Naumann-Villemin e Marianne Barcilon – oltre ad aver ideato altre avventure della stessa bambina, ha scritto e disegnato numerosi libri – tutti editi in Italia da Il Castoro – che vedono muovere personaggi vivaci e spontanei, vispi e birichini come solo i piccoli sanno essere.

Nina, a mio parere, è comunque imbattibile. Perché è simpatica, perché è decisa, perché non si fa affatto mettere i piedi in testa dagli adulti e sa il fatto suo. Perché è determinata, ma anche dolcissima, perché la spunta con l’intelligenza e non certo con i capricci.
Con tutte le sue caratteristiche irresistibili la troviamo protagonista del nuovo albo “Un cucciolo per Nina”, una delle novità editoriali dell’ultimo mese.

La copertina, indubbiamente – e forse anche un po’ funzionalmente – occhieggia al successo de Il ciuccio, con la bambina abbracciata a quello che appare un grosso lupone ammansito con tanto di ciucciotto in bocca (leggere la storia precedente per capire fino in fondo).
L’effetto ironico del contrasto tra il titolo, che contiene la mite parolina cucciolo, e il grosso bestione è dirompente. Ancor più sottolineato dallo scambio di sguardi innamorati tra la piccola e l’animale.
Non che i lupi, almeno quelli enormi e minacciosi, c’entrino poi molto con la storia che stiamo andando ad incontrare, ma una buona copertina è sicuramente il biglietto da visita di un albo e uno dei suoi compiti è suscitare interesse e curiosità. E qui credo che si sia fatto centro.

Gustosissimi anche i risguardi di copertina, che presentano già una funziona narrativa mostrando Nina, con le immancabili trecce ribelli – che ricordano un po’ Pippi Calzelunghe versione televisiva – impegnata a disegnare il suo cucciolo ideale. Nella parete bianca dietro di lei, tanti altri schizzi appesi, colorati o meno, che hanno il potere di stimolare il gusto dell’osservazione nei piccoli lettori, favorire l’immedesimazione e introdurre il tema della storia.

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Nina, come molti suoi coetanei, desidera tanto un cucciolo che le faccia compagnia, un animale pacioccone da accudire, coccolare e col quale giocare.
Ovviamente i genitori non sono propriamente d’accordo. Sta allora alla fantasia della bimba mettersi in moto per ovviare al diniego e risolvere a suo favore il problema.

L’incipit, come il tema dell’albo, non è esattamente inedito. Di libri nei quali i piccoli protagonisti desiderano un animaletto e trovano l’avversione di mamma e papà ce ne sono diversi.
I più riusciti, come questo, sono quelli dove l’iniziale negazione genitoriale al soddisfacimento di un desiderio piuttosto comune fa sì che il bambino si ingegni e, facendo leva sull’immaginazione, sui suoi poteri infantili – sovente anche sull’ironia – volga al positivo la questione, muovendo le risate dei lettori e, comunque, favorendo la sdrammatizzazione (ovviamente non perchè il libro serva per dissuadere il bambino o per convincere i genitori!)

E’ esattamente quello che accade a Nina, che col suo caratterino deciso, non si perde certo d’animo e decide di eleggere al ruolo di cucciolo da compagnia prima il suo pupazzo di peluche – un lupetto, appunto – e poi il suo fratello piccolo.
Entrambi, da bravi animaletti, dovranno rassegnarsi ad essere nutriti, portati a spasso, coccolati, rimproverati, pettinati e, perfino, affidati alla vicina in caso di necessità.

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Per fortuna nessuno dei due protesta troppo! L’insoddisfatta è Nina: insomma, lupacchiotto e fratellino non sono certo il massimo come cuccioli…Ci vorrebbe proprio un animale vero…
E’ a questo punto che la storia si avvale di una sorta di deus ex machina: un personaggio terzo che, notati gli sforzi e la buona volontà della bambina, nonché l’autenticità del suo desiderio, troverà la strada giusta per darle una mano.
“Uff, non è stato facile ma ce l’abbiamo fatta”, sentenzierà Nina sul finale, rivolta al fratello dal musetto vispo e simpatico come lei. E stringendo, felice e soddisfatta, il suo cagnolino, vivo e scodinzolante, appena nato!

Un racconto che mescola sapientemente tenerezza e birbanteria, di una comicità delicata ma irresistibile che fa leva sul contrasto buffo tra testo e immagini e sul tratteggio, semplice ma preciso, della piccola protagonista.

Esilaranti sono le tavole dove le bimba porta a spasso il fratellino con tanto di guinzaglio (ehi, voi, lettori, se decidete di imitarla evitate il collo, mi raccomando!), spassose sono quelle dove lo stesso viene munito di orecchie da cagnolino e fa le feste alla sorellina con le gote rosse e la linguetta penzoloni, dolcissime ancora quelle dove i due dormono abbracciati in una cuccia improvvisata.

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Un albo che offre ai bambini lettori, oltre al piacere di una storia divertente, un buon terreno di immedesimazione e un modello positivo.
Nina è indubbiamente un personaggio in cui i bimbi si possono rispecchiare, i suoi desideri sono condivisibili, il contesto in cui si muove è comune, come anche i giochi nella cameretta, la composizione familiare, gli interessi…
Presenta però allo stesso tempo caratteristiche nette e precise: è dotata di fantasia, ha un piglio autonomo, non si perde d’animo, difende le sue idee, si confronta con gli altri, è sorridente ma tutt’altro che una bambolina, ha spirito d’iniziativa. E alla fine viene persino premiata!

Insomma, Nina ispira e accompagna e, come tanti personaggi seriali ben pensati e costruiti (mi viene in mente la maialina Olivia, tanto per fare un parallelo abbastanza calzante), fa sì che ci si affezioni e ci si senta rassicurati, soprattutto quando le avventure non diventano sovrabbondanti per sfruttare il successo delle precedenti e mantengono sempre una vena di originalità e un guizzo di novità.

Come la protagonista, anche le illustrazioni di Marianne Barcilon appaiono amabili al primo sguardo ma rivelano subito dopo un carattere non indifferente.
Morbidi i tratti, delicati i colori, ma tutto nelle tavole porta il timbro del guizzo brioso dell’infanzia, dalle pose alle scene. E, soprattutto, lo raccontano efficacemente gli occhi svegli e birichini dei personaggi, che paiono promettere marachelle a ogni voltar di pagina.
L’ironia poi, appena smorzata dalla tenerezza, che fa capolino irriverente da ogni quadro, conferisce dinamismo e verve all’intera narrazione iconica.

(età consigliata: dai 3 anni)

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