Beatricepesimena

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  • beatricepesimena http://www.beatricepesimena.wordpress.com/

    beatricepesimena
    meno di un diario, più di un pensiero








    22 maggio 2013

    Francesca e le altre…

    Di beatricepesimena

    francesca e Giovanni
    Non ho molto da aggiungere su tutto quello che ogni italiano onesto può pensare di giovanni falcone e su ogni uomo che per la lotta alla mafia ha perso la vita. Invece voglio pensare a Francesca, Francesca Morvillo una donna che ha che ha perso la vita per amore. eh sì che vivere in quelle condizioni, con la paura addosso, la scorta, la tensione, le immagini di morti ammazzati attorno a loro, deve essere stata dura. Francesca ha accettato di amare Giovanni in condizioni  disumane. Non era unica, no davvero, anche altre donne come lei hanno amato uomini che avevano dedicato al loro vita al servizio dello Stato. Cosa pensava Francesca? quanti dubbi e quanti tormenti? colei che ama un uomo che combatte la mafia, combatte anche contro se stessa, ne sono sicura. colei che ama un uomo che combatte la mafia deve accettare il fatto che quella lotta invade la sua vita, invade i pensieri stessi della coppia.  quella lotta, quel crederci lo deve condividere  assolutamente e non perché corre il rischio di rimanere vittima essa stessa, ma perché altrimenti non potrebbe sostenere il costo morale di una vita così. Francesca e le altre donne che hanno amato uomini che hanno combattuto la mafia rischiando e trovando la morte, sono sempre state donne sorridenti, con quel sorriso che serve a dare forza a sì stesse prima che a lui, sono state sempre state  donne serene, anche se con la paura accanto, sono sempre state determinate anche se conoscevano il mostro che avrebbe potuto porre fine alla loro felicità; sono state donne che da madri non hanno insegnato l’odio verso gli assassini del loro padre, ma a continuare a crederci.
    Le voglio ricordare oggi, Francesca e le altre, le vorrei ringraziare per aver amato quegli uomini morti per migliorare la vita di tutti, morti per un senso di giustizia e legalità che  a troppi suscita ancora indifferenza se non anche fastidio, incomprensione.  Le vorrei ringraziare Francesca e le altre, perchè quegli uomini morti anche per me, li hanno amati anche a nome mio.
     
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    22 maggio 2013

    pensieri…

    Di beatricepesimena


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    22 maggio 2013

    Sebastiano Zanolli e la scoperta della creatività a Nove

    Di beatricepesimena

    con sebastiano… tra le ceramiche di Nove
    A Nove, “terra della Ceramica”
    Una serata a parlare di “creatività” insieme a ragazzi e ragazze che hanno partecipato ad un interessante progetto appunto sulla Creatività. Special guest Sebastiano Zanolli manager, scrittore, formatore, pensatore, comunicatore.
    www.sebastianozanolli.com
    Sebastiano Zanolli
    Molti spunti interessanti, riflessioni argute, considerazioni geniali.
    questa secondo la frase chiave della serata, riportata da Sebastiano:
    Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono”, da LA CHIAVE A STELLA di Primo Levi .
    E’ una grande verità che non molti conoscono, nemmeno quelli che amano il proprio lavoro, invece è la chiave di tutto. In questi tempi così bui dove il lavoro è sinonimo di qualcosa che sempre si accompagna ad un’accezione negativa: il lavoro che non c’è, il lavoro precario, il lavoro nero, il lavoro non pagato, il lavoro raccomandato, il lavoro non più cercato, il lavoro umiliato,  illavoro ricattato…
    e invece Seba stasera è riuscito a farlo diventare un sogno, il sogno di poter cercare, trovare e far diventare lavoro il talento, qualsiasi talento che c’è in ognuno di noi. Perché lui ne è convinto, ognuno ha dentro di sè un talento,” una speciale predisposizione innata per qualcosa.”
    Io non so se i ragazzi e le ragazze premiati stasera per le loro opere d’arte, per le loro creazioni, pensano di aver trovato il loro talento, ma certamente questo evento ci convince che tutti nella vita meritano di trovare la loro strada o che comunque quella strada non bisogna mai smettere di cercarla.
    Molto brava, la mia amica Valeria Ferraro che conosco per altre esperienze passate e condivise sul sociale, impegnata in questo evento come consigliere nel Comune di Nove.
    Così anche il Sindaco di Nove, Manuele Bozzetto, che in questo progetto ci crede molto perché sa che ogni ragazzo o ragazza è una risorsa che fa bene alla comunità.
    Questa serata nasce da un progetto “Impara l’arte” http://youtu.be/W2AjlKwXBjs .
    http://www.comune.nove.vi.it/upload/bando_impara%20l’arte%20def.pdf‎
    volantino serata
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    19 maggio 2013

    alla Festa di MACONDO ci sarò anch’io

    Di beatricepesimena

    l’abbraccio di Giuseppe
    macondo 2013
     
    il 25 e 26 maggio torna la festa di Macondo a Bassano del Grappa
     
    “Macondo è un’associazione che aggrega
    attorno alla convinzione della possibilità di fratellanza,
    di condivisione di un’uguaglianza fondamentale.
    Del sogno che sia possibile una comunità
    dove le diversità non contino
    se non come opportunità e modi e forme
    di un arricchimento per tutti.
    In un arricchimento individuale che sia, allo stesso tempo,
    ragione e risultato dell’arricchimento di tutti.
    In cui il massimo della proiezione verso l’altro
    coincida con il massimo dell’inabissamento dentro di sé.
    In cui l’arricchimento della comunità
    sia la sempre incompleta somma della ricchezza di ognuno.
    In cui, insomma, l’arricchimento degli uni
    non dipenda dall’impoverimento degli altri
    Mario Bertin”
    Nella parte veneta della mia vita, Macondo è stata una presenza importante.
    Giuseppe Stoppiglia è il prete che in assoluto amo di più. L’ho amato da subito, da quando conoscendomi e abbracciandomi mi ha accolto nella sua amicizia come una bambina, della quale però ha subito conosciuto l’anima, le origini, lo spirito.
    C’è chi, frequentandomi per molto tempo non ha mai colto la mia vera essenza. Stoppiglia è un uomo che guarda oltre lo sguardo e le parole, guarda oltre. Non credo che sia per i suoi anni in Brasile, per il suo immenso e ricco passato, per la sua considerazione personale della Chiesa, per le montagne alla cui ombra è cresciuto, per tutte le donne, preziose maestre, della sua famiglia, per il suo amare l’umanità come ama se stesso, per una ricchezza interiore straordinaria ed una capacità di accogliere nei suoi occhi blu ogni fratello o sorella.
    La festa di Macondo è la sua espressione, la festa, l’incontro, l’abbraccio, l’ascolto, il guardarsi negli occhi, la riflessione profonda e condivisa.
    la festa di Macondo è un abbraccio sorridente che dura due giorni e ti sembra sempre che finisca troppo presto.
    la festa di Macondo è la mia casa sociale, quella dove incontro volti e sguardi di persone con le quali sono certa di condividere il sogno di un mondo migliore.
    e Macondo è entrata nella mia casa, quella vera, reale facendomi accogliere ospiti sconosciuti che venivano da luoghi distanti e ogni volta non sapevo chi avrei accolto, ma ogni volta sono entrate in casa delle persone sconosciute e sono usciti degli amici.
    anche quest’anno a Macondo ci sarò anch’io, non posso proprio mancare.
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    19 maggio 2013

    dai miei libri.. “uno sguardo così”

    Di beatricepesimena

    Come gli manca uno sguardo così. Se non lo conosci vivacchi e non ti manca. Ma se una stronza ti ha posato addosso quelle ali lì, ti ha fatto sentire l’eroe di una sceneggiatura temeraria, rimani tutta la vita un mendicante che va in giro a cercare quelle palpebre che si aprono solo per guardarti e si chiudono per imprigionarti.
    Margaret Mazzantini, Nessuno si salva da solo.

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    19 maggio 2013

    dai miei libri… soffrire

    Di beatricepesimena

    Il niente è da preferirsi al soffrire? Io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi, concludo che soffrire sia da preferirsi al niente. 
    Lettera ad un bambino mai nato, Oriana Fallaci
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    18 maggio 2013

    Rainbow tour

    Di beatricepesimena

    con la compagna Zoubida Ghezali, Coordinatrice Circolo SEL FELTRE
    con Giuseppe Tondelli Responsabile Circolo Tondelii LGBTIe Zoubida Ghezali Coordinatrice Circolo SEL FELTRE
    nel cuore tra i colori della bandiera della pace realizzate dalle ragazze di Belluno,
    gazebo BellunoNO OMOFOBIA. GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OMOFOBIA
    con Michela Tonus, responsabile Arcilesbica Treviso
    Ho partecipato al Rainbow tour Bassano del Grappa, Feltre, Belluno per dire NO ALL’OMOFOBIA.
    che poi è stata una bella giornata nella quale ho conosciuto persone, uomini, donne che volevano comunicare al mondo che ognuno è libero di amare chi vuole, ognuno è libero di vivere i propri sentimenti senza dover essere deriso, oltraggiato, violato nella sua dignità, offeso. Non so quante delle persone che ho incontrato oggi fossero lesbiche o omosessuali, per me non fa nessuna differenza, erano uomini ed erano donne, avevano sì qualcosa di diverso, qualcosa in più di tanti altri, avevano una sensibilità.
    Qualcuna mi ha chiesto se fossi sicura di volere una foto assieme da pubblicare sul social network, perchè mi ha detto, riceviamo anche tanti insulti. Allucinante ho pensato, certo che volevo una foto con loro, voglio sempre una foto che mi ricordi nel tempo tutte le persone speciali che mi passano accanto nella vita. Non so se rivedrò ancora quelle persone, ma certamente conservo un bel ricordo della giornata di oggi.
    Cmq non ho voglia di fare della retorica, ma davvero due cose mi dispiacciono, che per testimoniare un principio di umanità bisogna ancora andare in piazza. E un’immagine mi ha colpito: tre ragazzi giovani, tre bravi-ragazzi che quando ho tentato di passare loro il foglietto informativo sull’evento, prima hanno gettato un’occhiata, quando hanno capito di cosa si trattava, me lo hanno restituito …disgustati. E quelli sono un tipo di uomini di domani.
    Ma quando nascerà una società migliore di questa? Non la migliore in assoluto, solo …migliore di questa!
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    18 maggio 2013

    dignità sociale… di un uomo, di una donna, di un bambino

    Di beatricepesimena

    così ho scritto su fb stamattina…
    “Difendere due bambini che giocano in sala d’attesa mentre aspettano il treno con la loro mamma vestita di nero, col velo nero e dai tratti orientali, da una anziana signora ben vestita e ben razzista che li fa smettere di giocare apostrofandoli ckn astio. lL’anziana signora se l’é cavata con un mio duro e breve intervento, dovevo salire in treno. La giovane donna ringraziandomi di aver difeso i suoi bambini, m’ha detto:quando vedono il velo molti si comportano così. Certe volte mi vergogno di essere italiana”
    Ma voglio aggiungere che all’elegante e razzista signora, come direbbero a Roma, ja detto proprio male!
    povera donna (si fa per dire), si è trovata davanti una signora diciamo altrettanto benvestita anche lei e italiana come lei, ma che nascondeva sotto il trench color sabbia, una terrona catto-comunista e mamma, un micidiale composto di donna, sicché è rimasta alquanto anche stupita che la signora italiana si alzasse per difendere la donna vestita di nero.
    L’epilogo più bello è stato vedere, quando sono scesa dal treno, i due bei bambini dagli occhi neri, che mi stavano salutando dal finestrino.
    Stefano Rodotà, sabato scorso a pochi metri metri da me, sul palco di SEL, ha detto che l’Italia sta dimenticando un diritto fondamentale, il diritto alla dignità sociale di ogni uomo, donna o bambino. Non lo dimentico, mai!
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    18 maggio 2013

    non ci può…

    Di beatricepesimena

    Non ci può essere profonda delusione dove non c’è un amore profondo.
    Martin Luther King

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    15 maggio 2013

    Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi. Zygmunt Bauman

    Di beatricepesimena


     
    articolo di Cinzia Crinò.

    Zygmunt Bauman è considerato il più grandesociologo contemporaneo. Il suo successo, probabilmente, deriva da una metafora con cui egli ha fotografato la società attuale: quella della liquidità. Sostanzialmente, Bauman ritiene che l’uomo di oggi non abbia più certezze né punti di riferimento stabili. È diventato tutto più fluido, liquido appunto.
    Il settore in cui è più evidente questa trasformazione è quello lavorativo: «In un’epoca in cui [...] i luoghi di lavoro scompaiono con poco o punto preavviso e il corso della vita è suddiviso in una serie di progetti una tantum sempre più a breve termine, le prospettive di vita appaiono sempre più [...] accidentali.»
    Ma la liquidità è riscontrabile anche nelle relazioni sentimentali, ed è proprio questo è il tema centrale del suo saggio Amore liquido. In particolare, le riflessioni in esso contenute riguardano l’uomo senza legami fissi, ovvero l’abitante della società liquido-moderna.
    Mentre fino a poco tempo fa le relazioni a lungo termine erano considerate “istinti naturali”, oggi vengono percepite come oppressive: «L’impegno verso un’altra persona [...] in particolare un impegno incondizionato e di certo un tipo di impegno “finché morte non ci separi”, nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e in povertà, assomiglia sempre più a una trappola da scansare a ogni costo.»
    Facciamo un passo indietro. Cos’è l’amore? Bauman sostiene che l’amore sia un evento molto simile alla morte. «Non si può imparare ad amare; così come non si può imparare a morire. Né si può imparare l’arte [...] di non rimanerne impigliati e tenersene alla larga. A tempo debito, l’amore e la morte colpiranno; solo che non abbiamo la benché minima idea di quando tale ora scoccherà. In qualsiasi momento giunga, ti coglierà impreparato. Amore e morte sbucheranno dalle tue preoccupazioni quotidiane ab nihilo, dal nulla.»
    Sia la morte che l’amore colpiscono all’improvviso e colgono il malcapitato alla sprovvista. Le riviste sono piene di pagine dedicate alla “posta del cuore”, nelle quali l’esperto di turno consiglia a chi ha problemi sentimentali come comportarsi. Ma, secondo il sociologo, in amore non si impara dalle esperienze precedenti. Si può apprendere come svolgere un’attività solo quando ci sono una serie di regole fisse e uno scenario stabile, e di certo non è questo il caso. Amare significa abbandonarsi a un futuro misterioso.
    L’amore è il regno dell’incertezza e di conseguenza gli uomini si trovano a vivere una situazione paradossale. Da una parte tendono a cercare in una relazione quel conforto che li faccia allontanare dal fastidioso senso di fragilità che avvertono quando sono soli. Ma una volta in coppia, l’uomo non arriva all’appagamento emotivo che sperava, tutt’altro: «“Avere una relazione” significa un mucchio di grattacapi, ma soprattutto vivere nella perpetua incertezza. Non potrai mai essere realmente, pienamente sicuro di cosa fare, né certo di aver fatto la cosa giusta o di averla fatta al momento giusto.»
    Questo senso di insicurezza cronico deriva anche dal fatto che, nonostante i propri sentimenti possano essere molto forti e indubbi, non si può impedire al partner di mettere fine alla relazione nel momento in cui lo ritenga opportuno. «Le promesse di fedeltà alla relazione, una volta che questa è stata stabilita, sono “insignificanti nel lungo termine”. E come potrebbe essere altrimenti: le relazioni sono investimenti come tutti gli altri, ma ti verrebbe mai in mente di pronunciare un giuramento di fedeltà alle azioni che hai appena acquistato?»
    Date queste premesse, l’uomo di oggi preferisce non rischiare troppo e tende a instaurare nuovi tipi di relazioni, meno impegnative e senza promesse: la convivenza, le relazioni virtuali, le coppie aperte.
    Queste nuove forme sentimentali sono facili da creare e altrettanto facili da interrompere qualora si dovesse presentare un nuovo oggetto del desiderio. In altre parole, la filosofia che sta alla base dei moderni “legami” è quella del consumismo: usa e getta. I partner sono come i beni di consumo: quando vediamo nelle vetrine dei negozi un oggetto nuovo, che vanta mille qualità, non esitiamo a sostituirlo con quelli che abbiamo comprato in precedenza. Allo stesso modo, anche in amore apriamo la porta a nuove esperienze che potrebbero essere «più soddisfacenti e appaganti.»
    Amore liquido è un testo molto interessante, che costringe il lettore a guardare in faccia la realtà, che gli piaccia o no. È un libro che va letto con calma, sorseggiato, in quanto denso di riflessioni con cui confrontarsi.
    Le tesi di Bauman sono state tacciate di pessimismo; io definirei il suo approccio un realismo graffiante. È vero, lui stesso afferma che la società in cui ci troviamo a vivere non è delle migliori, ma chiude le sue considerazioni con una speranza: «La nostra consolazione [...] è il fatto che “la storia esiste ancora e la si può ancora fare”.»
    Titolo: Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi
    Autore: Zygmunt Bauman
    Anno di pubblicazione: 2006
    Casa editrice: Laterza

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    15 maggio 2013

    PARLAMI D’AMORE Zygmunt Bauman: “Le emozioni passano i sentimenti vanno coltivati” articolo di Raffaella De Santis

    Di beatricepesimena

    Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto di lavoro. Il grande sociologo spiega come i legami siano stati sostituiti dalle “connessioni”. E aggiunge: “Ogni relazione rimane unica: non si può imparare a voler bene”. Disconnettersi è solo un gioco. Farsi amici offline richiede impegno
    Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. Zygmunt Bauman sull’argomento è tornato più volte (lo fa anche nel suo ultimo libro Cose che abbiamo in comune, pubblicato da Laterza). I suoi lavori sono ricchi di considerazioni sul modo di vivere le relazioni: oggi siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma diventa una maniera per sottrarre almeno i sentimenti al dissipamento rapido del consumo. Amore liquido, uscito nel 2003, partiva proprio da qui, dalla nostra lacerazione tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un amore autentico.

    Cos’è che ci spinge a cercare sempre nuove storie?
    “Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L’amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame”.

    Dunque siamo condannati a vivere relazioni brevi o all’infedeltà…
    “Nessuno è “condannato”. Di fronte a diverse possibilità sta a noi scegliere. Alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio”.

    Oggi viviamo più relazioni nell’arco di una vita. Siamo più liberi o solo più impauriti?
    “Libertà e sicurezza sono valori entrambi necessari, ma sono in conflitto tra loro. Il prezzo da pagare per una maggiore sicurezza è una minore libertà e il prezzo di una maggiore libertà è una minore sicurezza. La maggior parte delle persone cerca di trovare un equilibrio, quasi sempre invano”.

    Abbiamo finito per trasformare i sentimenti in merci. Come possiamo ridare all’altro la sua unicità?
    “Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l’opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L’amore richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l’altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l’amore. Non troveremo l’amore in un negozio. L’amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana”.

    Forse accumuliamo relazioni per evitare i rischi dell’amore, come se la “quantità” ci rendesse immuni dell’esclusività dolorosa dei rapporti.
    “È così. Quando ciò che ci circonda diventa incerto, l’illusione di avere tante “seconde scelte”, che ci ricompensino dalla sofferenza della precarietà, è invitante. Muoversi da un luogo all’altro (più promettente perché non ancora sperimentato) sembra più facile e allettante che impegnarsi in un lungo sforzo di riparazione delle imperfezioni della dimora attuale, per trasformarla in una vera e propria casa e non solo in un posto in cui vivere. “L’amore esclusivo” non è quasi mai esente da dolori e problemi  -  ma la gioia è nello sforzo comune per superarli”.

    In un mondo pieno di tentazioni, possiamo resistere? E perché?
    “È richiesta una volontà molto forte per resistere. Emmanuel Lévinas ha parlato della “tentazione della tentazione”. È lo stato dell’”essere tentati” ciò che in realtà desideriamo, non l’oggetto che la tentazione promette di consegnarci. Desideriamo quello stato, perché è un’apertura nella routine. Nel momento in cui siamo tentati ci sembra di essere liberi: stiamo già guardando oltre la routine, ma non abbiamo ancora ceduto alla tentazione, non abbiamo ancora raggiunto il punto di non ritorno. Un attimo più tardi, se cediamo, la libertà svanisce e viene sostituita da una nuova routine. La tentazione è un’imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente”.

    Lei però scrive: “Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore e la stessa morte “. Ci si innamora una sola volta nella vita?
    “Non esiste una regola. Il punto è che ogni singolo amore, come ogni morte, è unico. Per questa ragione, nessuno può “imparare ad amare”, come nessuno può “imparare a morire”. Benché molti di noi sognino di farlo e non manca chi provi a insegnarlo a pagamento “.

    Nel ’68 si diceva: “Vogliamo tutto e subito”. Il nostro desiderio di appagamento immediato è anche figlio di quella stagione?
    “Il 1968 potrebbe essere stato un punto d’inizio, ma la nostra dedizione alla gratificazione istantanea e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra attitudine a vivere il presente”.

    I “legami umani” in un mondo che consuma tutto sono un intralcio?
    “Sono stati sostituiti dalle “connessioni”. Mentre i legami richiedono impegno, “connettere” e “disconnettere” è un gioco da bambini. Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato. Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità. Ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza”.
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    13 maggio 2013

    mesciu Mimmi

    Di beatricepesimena

    mesciu Mimmi era mio padre,
    è morto due anni fa il 13 maggio, è morto di una malattia infame che a poco a poco gli ha tolto tutto. Prima il sorriso, poi l’allegria, poi la voglia di vivere. Poi l’identità, i suoi bellissimi baffi neri, infine ogni movimento, …solo lo sguardo gli era rimasto, ma non più la parola.
    Oggi voglio ricordare la sua risata piena e contagiosa, le sue nuotate al mare, la sua sartoria nella piazza del paese, la sua Smorfia nel cassetto, la sua grande forbice da maestro sarto che mi sembrava enorme, lucente, la sigaretta sempre accesa, il santino della madonna e di tutti i santi, il voto comunista, il ballo,  il lasciarci dormire fino all’ultimo momento a noi figli le mattine d’inverno, il gusto della buona tavola, l’amore per mia madre, l’amore per i suoi figli. le sue foto da giovanotto con Domenico Modugno a San Pietro Vernotico, la sua Lambretta bianca, una rarità nel paese per quei tempi,
    e poi l’ictus  a 46 anni, che ha segnato tutta la vita e il futuro della mia famiglia, perché mio padre era il capofamiglia,  mio padre era il perno, la colonna sulla quale tutto poggiava, mio padre era un uomo moderno nei suoi sogni, ma all’antica nei suoi princìpi,
    mio padre era un uomo meraviglioso.
    ciao papà Mimmi.

     
     
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    13 maggio 2013

    #La-cosa-giusta per SEL

    Di beatricepesimena

    la newsletter di nichi:
    “L’11 maggio è la piazza di chi vuole adoperarsi per dare risposte a quelle forti domande di cambiamento fuoriuscite dalle urne e poi del tutto disattese e umiliate, è la piazza di chi pensa che un’uscita dalla crisi a sinistra sia possibile e che anche in Italia possa esistere un soggetto politico di sinistra capace di ricostruire un agire collettivo che abbia senso, che sia utile a modificare in positivo la vita di tante donne e di tanti uomini.
    A ‘La cosa giusta’ prenderà la parola chi solitamente non trova spazio e cittadinanza nel mondo del lavoro quanto nella società – dai precari con partita iva ai migranti di seconda generazione – e chi è un volto noto, un faro della politica e della cultura del nostro Paese come Concita De Gregorio, Gad Lerner e Stefano Rodotà.
    In un Paese impoverito e smarrito e con un centrosinistra fatto di macerie è fondamentale, ora più che mai, uscire dalle proprie case, dalle proprie stanze rassicuranti quanto insufficienti, e fare la propria parte in quello che è un processo di apprendimento, una ricerca in campo aperto per provare a costruire tutti insieme un Paese migliore.”

    Le mie considerazioni.

    SEL è il mio partito, lo è assolutamente!
    e allora non potevo mancare, sono riuscita a vivere la manifestazione da vicino, vicinissimo,
    ho fatto le foto con tutti i miei compagni:
    con gennaro migliore
    con marco furfaro
    con massimo zedda e vania valoriani
    io e nichi
    con nicola fratoianni
    con ed testa
    senatore SEL
    il compagno Nichi Vendola, il compagno Ed Testa, il compagno Nicola Fratoianni, il compagno Marco Furfaro, il compagno Massimo Zedda, la compagna Vania Valoriani, il compagno Gennaro Migliore,
    mi sono commossa per l’ovazione immensa e calorosa che ha accolto Stefano Rodotà, ho visto da vicino farsi i suoi occhi lucidi,  ho ascoltato le sue parole, quelle paroe che per noi di SEL sono miele.
    stefano rodotà
    http://video.repubblica.it/politica/roma-la-piazza-di-sel-acclama-stefano-rodota/128077/126578
    stefano rodotà
    discorso di nichi
    E poi ho salutato la compagna Mariateresa Di Riso,  e Pape Daw,  e Maristella Urbano,  e Alessandro Zan col quale ho viaggiato e chiaccherato in pullman
    li conosco tutti. mi piace ascoltarli, ognuno di loro sa rappresentare il mio pensiero,
    e nel metrò ho incrociato il compagno Francesco Longanella del Collettivo 37 di Salerno, che mi ha guardato  e m’ha detto: ma io ti conosco, ti ho chiesto l’amicizia su fb,
    e sul pullman i compagni Silvia Dalla Rosa, Filippo Artuso,  impegnati sinceramente nelle amministrative di Vicenza e gli altri di Rovigo, Padova, Vicenza
    ma quanti eravamo? tanti, tantissimi,  e quante bandiere…
    con ognuno di loro sento di condividere un cammino, sento di condividere la fiducia in un partito, che fra mille difficoltà, senza adeguati mezzi economici, in un terreno minato che aspetta solo di farci saltare,  riesce ad andare avanti
    ma siamo qui noi di SEL, siamo ancora qui!
    la nostra meta è sempre nitida, è sempre quella, non cambiamo direzione per posizionarci, per un punto in più nei sondaggi, per un’apparizione in più; non cambiamo il senso di marcia, non cambiamo la nostra comunicazione, non cambiamo la lingua che usiamo per parlare,.
    Noi parliamo italiano, corretto, ricerchiamo il termine giusto perché ogni parola ha un suo significato; non usiamo insultare, bestemmiare, cadere nello scurrile… non ci appartiene; non ne abbiamo la necessità perchè abbiamo molto da dire usando la nostra bellissima lingua.
    Era La-cosa-giusta da fare: ritrovarci, sventolare le bandiere, continuare la narrazione;
    Era La-cosa-giusta da fare capire il punto in cui siamo, chiarire il momento storico, fare luce sugli attori protagonisti e non protagonisti,
    Era fondamentale chiarire, dire che noi gli impegni presi li abbiamo portati avanti, li abbiamo presi con convinzione, siamo stati traditi, tutti,  da uno scellerato patto col diavolo, un altro indifendibile errore che il Centro-Sinistra pagherà caro, perché si sta aggiungendo caos al caos, macerie sulle macerie, non è e non sarà una soddisfazione veder fallire miseramente questo patetico matrimonio di convenienza.
    Io sto con SEL sempre, perchè non mi ha mai deluso, perché ho capito anche il travaglio interiore di Nichi per ogni passo compiuto, la delicatezza e la profondità con la quale ha ponderato ogni scelta, la responsabilità che noi gli abbiamo dato per condurre avanti questa partita, i sogni che abbiamo depositato in questo partito.
    Poi c’è la coerenza, c’è la tenacia, c’è la convinzione e sopratutto c’è l’ amore totale per un bellissimo Paese vilipeso, violato, sporcato, ridicolizzato.
    Quest’Italia agonizzante che aspetta invano ormai una guida verso la salvezza.
    Ci siamo liberati da tutte le dominazioni passate per poi cadere nella bassezza umana del presente; abbiamo viaggiato per il mondo ma poi abbiamo chiuso la porta ai viaggiatori per necessità; abbiamo creato la bellezza e poi l’abbiamo insozzata, abbiamo dipinto la donna come una Madonna, come un Dea, come una Madre e poi abbiamo lasciato che fosse uccisa quando ha osato avere un pensiero di libertà; siamo stati culla della cultura e siamo diventati ignoranti; abbiamo inventato arti e mestieri e poi abbiamo trasformato il lavoro in una merce in nero.
    Noi di SEL ci siamo, siamo solo noi come dice la canzone, ma ci siamo ed era La-cosa-giusta ritrovarci.
    Quando sono scesa dal pullman, l’autista (leghista, me lo aveva detto) mi ha detto: “ma voi  allora,vi chiamate davvero sempre compagni? perchè i compagni per me sono quelli dei bambini, i compagni di banco”. gli ho detto “i bambini sono compagni perchè camminano assieme in compagnia nella vita scolastica, noi siamo compagni perché camminiamo assieme in compagnia nella società” Non so se lui ha capito quello che intendevo dire, ma io ho abbracciato i miei compagni e sono tornata a casa. Avevo fatto La-cosa-giusta.
    zorro
    ignazio marino
    concita de gregorio

    cameramen gentile

    con gad lerner
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    10 maggio 2013

    L’arte della vita.

    Di beatricepesimena

    La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no – per viverla come esige l’arte della vita , dobbiamo, come ogni artista, quale che sia la sua parte, porci delle sfide difficili, da contrastare a distanza ravvicinata. Dobbiamo scegliere obiettivi che siano ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare, o che avremmo la capacità di fare. Insomma, dobbiamo tentare l’impossibile. “L’arte della vita” Zygmunt Bauman

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    10 maggio 2013

    Lo “ius soli” è…

    Di beatricepesimena

    Lo “ius soli” è un ingrediente essenziale per definire che cosa debba essere oggi la cittadinanza. I diritti che nascono sulla base del legame con il sangue e con la stirpe appartengono a una cultura di derivazione fascista. Cittadini si diventa, in qualunque paese civile del mondo, nascendo in quella determinata terra.
    Ripartire dal diritto di cittadinanza per tutti i nati in Italia è una necessaria, doverosa, indispensabile riparazione.
    Nichi Vendola

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    10 maggio 2013

    all by myself

    Di beatricepesimena


    When I was young
    I never needed anyone
    And making love was just for fun
    Those days are gone
    Livin’ alone
    I think of all the friends I’ve known
    When I dial the telephone
    Nobody’s home
    All by myself
    Don’t wanna be
    All by myself
    Anymore
    Hard to be sure
    Sometimes I feel so insecure
    And loves so distant and obscure
    Remains the cure
    All by myself
    Don’t wanna be
    All by myself
    Anymore
    All by myself
    Don’t wanna live
    All by myself
    Anymore
    When I was young
    I never needed anyone
    Making love was just for fun
    Those days are gone
    All by myself
    Don’t wanna be
    All by myself
    Anymore
    All by myself
    Don’t wanna live
    Oh
    Don’t wanna live
    By myself, by myself
    Anymore
    By myself
    Anymore
    Oh
    All by myself
    Don’t wanna live
    I never, never, never
    Needed anyone
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    7 maggio 2013

    ferite a morte firmate anche voi l’appello

    Di beatricepesimena

    contro la violenza sulle donne
    Il Sindacato di Polizia ha aderito al nostro appello
    “Come poliziotti condividiamo in pieno l’appello al Governo e al Parlamento di ‘Ferite a morte’”. Così Nicola Tanzi, a nome del Sindacato Autonomo di Polizia di cui è segretario generale.
    Il SAP ha aderito al nostro appello e ci racconta perché. “Da sempre siamo impegnati per contrastare qualsiasi tipo di violenza ed in particolare quelle di genere e lo stalking, che sono in costante e preoccupante aumento. La Polizia è il primo Corpo dello Stato ad annoverare personale femminile, addirittura già dal 1959 con il Corpo di Polizia femminile. Oggi le poliziotte operano nelle Questure e nelle Specialità come ‘front office’ nei confronti delle tante donne che con coraggio denunciano reati e soprusi di ogni tipo, dimostrando straordinaria professionalità e sensibilità. Combattiamo insieme questa battaglia contro il femminicidio per un’Italia più giusta!”.
    Il manifesto
    Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale.
    Ormai si parla di femminicidio, ovvero un omicidio di massa del genere femminile: “violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna, in quanto donna” (Russel, 1976). E’ un fenomeno spaventoso che riguarda milioni di donne in tutto il mondo, un fenomeno spesso taciuto, o peggio scambiato per generico fatto di cronaca, ma stiamo parlando solo della punta dell’iceberg di una più̀ diffusa cultura di violenza contro le donne. Queste morti “annunciate”, invece, vengono spesso etichettate come i soliti delitti passionali, fattacci di cronaca nera, liti di famiglia.
    Le donne muoiono principalmente per mano dei loro mariti, ex-mariti, padri, fratelli, fidanzati o amanti, innamorati respinti. Insomma per mano di uomini conosciuti, membri della famiglia, “amici”, compagni “ fidati”, proprio quelli che dovrebbero far parte della cerchia della loro intimità e sicurezza.
    Il dato in Italia è impietoso: muore di violenza maschile (femminicidio) una donna ogni due /tre giorni(!).
    E purtroppo nel nostro Paese, mentre parliamo della possibilità di quote rosa in politica, lo Stato ancora non difende come dovrebbe le donne sotto ricatto, molestate, sottoposte a continue minacce, violenze e fisiche e psicologiche dentro e fuori la famiglia, situazioni che, come sa chi lavora in questo campo, sono spesso l’anticamera dei delitti.
    I centri-antiviolenza, le reti antiviolenza locali dei servizi si prodigano con passione, ma sono pochi e hanno finanziamenti a goccia dagli enti locali e dallo stato, un rubinetto più chiuso che aperto che non permette mai una seria programmazione sul territorio. Le leggi ci sarebbero ma non sono applicate.
    Siamo tutte/i immersi in una cultura che non considera così importante la prevaricazione di un uomo su una donna in quanto basata sustereotipi di genere che condizionano le relazioni nella nostra società. Non esiste nelle scuole un’educazione ai sentimenti, agli affetti, alle relazioni, che aiuti gli adolescenti al rispetto di genere.
    Manca ancora un monitoraggio nazionale che metta insieme i dati delle varie associazioni con gli sforzi dei volontari fai-da-te e con quelli delle istituzioni che a diverso titolo hanno a che fare con la violenza contro le donne: quando non si conosce un fenomeno o addirittura lo si disconosce è impossibile affrontarlo.
    L’unica luce intermittente ci arriva dalle indagini dell’Istat sulla “Violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori dalla famiglia”, indagini che purtroppo sono episodiche e forniscono solo una stima – seppure scientifica e attendibile – basata su un campione rappresentativo della popolazione.
    Bisogna unire gli sforzi, creare una rete così fitta che permetta alle donne di prevenire e combattere questa violenza.
    La convenzione NO More! per esempio, frutto del lavoro di diverse associazioni unite per affrontare l’emergenza, indica il percorso che è necessario intraprendere per “richiamare le istituzioni alla loro responsabilità̀ e agli atti dovuti, per ricordare che tra le priorità dell’agenda politica, la protezione della vita e della libertà delle donne non può essere dimenticata e disattesa”.
    Il nostro piccolo lavoro teatrale vuol essere uno stimolo, un pugno nello stomaco, un’occasione di riflessione, un tentativo di coinvolgere con una tournée nazionale l’opinione pubblica, i media e le istituzioni, creando nei vari luoghi occasioni di dibattito e discussione.
    La drammaturgia è sempre servita ad attirare l’attenzione e a catalizzare le forze, ci piacerebbe tentare e lanciare il cuore oltre l’ostacolo.
    In questo cammino noi speriamo, anzi siamo sicure che gli uomini saranno con noi, perché solo insieme potremmo sanare questa ferita.
    I tre eventi teatrali sono realizzati in tre luoghi emblematici dell’Italia, a significare il carattere nazionale e trasversale del fenomeno della violenza, ed hanno l’obiettivo di sostenere:

    la Convenzione No More!
    la rete dei centri Dire
    i centri antiviolenza e le associazioni presenti nei territori

    Serena Dandini
    (in collaborazione con Maura Misiti)
    Status quo
    L’Italia è sempre meno un paese per donne. Siamo precipitati all’ottantesimo posto nella classifica mondiale stilata dall’ultimo rapporto 2012 Global Gender Gap del World Economic Forum (24 ottobre 2012). L’Italia è tornata ai livelli di cinque anni fa nelle statistiche mondiali sulle pari opportunità tra donne e uomini. In questo già grave contesto, il fenomeno della violenza contro le donne italiane e straniere è un elemento di ulteriore inquietudine. Qualche dato dalle indagini Istat ci consente di quantificarne le dimensioni, e solo di immaginare la sofferenza che ne deriva:
    l’Indagine sulle molestie sessuali del 2008-09 rivela che circa la metà delle donne in età 14-65 anni (10 milioni 485 mila, 51,8 %) hanno subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato. Quella del 2006 sulla violenza dentro e fuori la famiglia, stima che 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni sono state vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Cinque milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner. Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner.
    Il sintomo più clamoroso del fenomeno della violenza contro le donne sono i femminicidi, di cui in Italia non si hanno dati ufficiali, ma che sono da anni osservati dalla Casa delle donne di Bologna, sono numeri sicuramente sottostimati, che rivelano una escalation di violenza che conta 877 donne uccise dal 2005 ad ottobre 2012. La risposta alle donne che chiedono aiuto è presidiata e gestita con abnegazione sul territorio dai centri antiviolenza. Nel 2011 le donne in situazione di violenza intra ed extra familiare che si sono rivolte centri antiviolenza sono state 13.137 (dati dell’associazione nazionale D.i.Re, 2011). Di queste, quelle che si sono rivolte ad un centro antiviolenza per la prima volta rappresentano quasi il 70%, questo dato conferma la diffusione del fenomeno della violenza sulle donne e la necessità della presenza sul territorio di luoghi preposti a sostegno delle donne.
    Il contesto europeo e internazionale sollecita da tempo gli stati membri e l’Italia in particolare ad adottare e ratificare le raccomandazioni prodotte in tema di violenza contro le donne, in particolare:

    la Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica)
    le raccomandazioni conclusive rivolte all’Italia dal Comitato CEDAW del 2011 e dalla Relatrice Speciale ONU contro la violenza sulle donne del 2012. In quest’ultima è stato richiesto a vari Stati, tra cui Messico e Italia (unico Paese europeo, nel 2011), di adottare misure specifiche per il contrasto al femminicidio.

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    6 maggio 2013

    RINASCE LA SINISTRA

    Di beatricepesimena


    (RI)NASCE LA SINISTRA
    l’appuntamento a Roma l’11 maggio è importante e significativo.
    questa Sinistra che vegeta, che stenta a vivere, che come una pianta senz’acqua si affloscia su sè stessa,
    ha bisogno di rinascere, ha bisogno di nuova linfa. La linfa siamo noi, siamo gli uomini e le donne che ancora ci credono, che ci hanno sempre creduto anche quando si sono sentiti gli ultimi dei mohicani.
    Questa Sinistra deve ssolutamente rinascere, perché è l’unica possibile, l’unica speranza che ancora rimane di poter credere che la lotta per la giustizia sociale abbia un senso.
    io sono convinta che Nichi abbia uno sguardo molto lungo, ampio sul futuro di quest’Italia, di quest’Europa. Se si smettesse di fare i conti con le diatribe quotidiane, forse sarebbe chiaro che la vera speranza sta nel futuro, non in questo mediocre presente.
    Sono curiosa di ascoltare Nichi, sono curiosa di vedere chi aderirà all’invito, chi avrà il coraggio di stare dall’unica parte possibile, di avere la determinazione che ha sempre avuto SEL di rimanere fedele ai propri impegni, ai propri programmi, al proprio manifesto.
    E spero di ritrovare quei compagni che si sono lasciati incantare dalle sirene di Ulisse, da qualcosa che sembrava avere il profumo di Sinistra, da qualcosa che echeggiava alla rivoluzione, da qualcosa che urlava ad una giustizia sociale, da qualcuno che prometteva ma non troppo, ecco quei compagni e quelle compagne hanno avuto modo di valutare e adesso… partecipino a questa (ri)nascita.
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    6 maggio 2013

    Nella vita c’è …

    Di beatricepesimena

    Nella vita c’è un punto in cui non si può tornare indietro. E poi c’è un punto, ma i casi sono molto più rari, in cui non è più possibile andare avanti. Quando questo accade, che sia un bene o un male, l’unica cosa che possiamo fare è accettarlo in silenzio. È così che viviamo Haruki Murakami

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    5 maggio 2013

    Forum della Legalità

    Di beatricepesimena

    Forum della Legalità SOTTOSOPRA
    Il Veneto incontra la Sicilia e la Campania.
    Ieri a Tezze sul Brenta in provincia di Vicenza, ragazzi  di Scampia e ragazzi di Marsala, hanno presentato una mostra fotografica che racconta i loro luoghi, la loro terra, la loro vita.
    Poi una tavola rotonda per parlare, spiegare se una legalità è ancora possibile, cercando di superare molti, troppi luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi.
    Chiedersi se davvero la mafia, la camorra, la ndrangheta, la sacra corono unità solo solo fenomeni del Sud Italia, se è qualcosa che riguarda noialtri terroni.
    Ma il vero valore di quest’incontro è stata la relazione, la conoscenza, la curiosità e poi l’amicizia nata tra i ragazzi, tutti italiani,  veneti, siciliani, campani, ma quante differenze, differenze bellissime.
    Così un momento speciale l’ho vissuto in serata; la musica, le canzoni che uniscono, canzoni napoletane, siciliane, venete e poi jovanotti, ligabue.. la musica non ha confini, la musica non ha appartenenze, così una ragazza veneta ad un certo punto dice ai nuovi amici di Scampia e Marsala: “io sono felice di avervi conosciuto, perché voi siete così belli e sorridenti, dice, io ho tutto, sono una ragazza fortunata, sono universitaria, la mia famiglia non ha problemi, vivo in un posto tranquillo, non mi manca nulla, anzi ho di più… ma voi siete così belli e sorridenti eppure vivete una vita dura, a contatto con cose che fanno paura.. ma siete così belli e fantastici.” ecco questa cosa mi ha colpito moltissimo, ho sentito che quell’esperienza li aveva arricchiti, ragazzi siciliani, campani, veneti si erano conosciuti, si erano piaciuti, avevano superato gli stereotipi, avevano abbattuto il muro dell’ignoranza…
    C’era un Siciliano con la S maiuscola, Salvatore Inguì, la sua vita, il suo lavoro, il suo impegno con Libera ha un valore grande in una terra dove combattere in prima persona per una cultura della legalità ha un peso che può essere sopportato solo se si ama la propria terra in maniera incondizionata, totale. Salvatore Inguì ama la Sicilia in questa maniera e cerca ogni giorno di averne cura, infondendo fiducia a tutti quei ragazzi e ragazze che lo adorano perchè sanno che lui crede in loro.
    Ho conosciuto Vittorio Villa, uomo del Nord, con la sua Associazione Il SOLE ONLUS a Saronno, collabora con Salvatore a Marsala, con Casa Arcobaleno a Scampia. Mi ha detto, sai io faccio molto poco per loro, un piccolo contributo, quello che posso con l’Associazione… invece lui fa molto, moltissimo per loro, perché è al loro fianco, perché non li lascia soli, perché la loro fatica restare puliti e belli Vittorio la capisce benissimo, anche Vittorio, secondo me, ha superato gli stereotipi, i luoghi comuni, anche lui ha abbattuto tutti i muri e ha lasciato parlare il suo cuore.
    Gianpaolo Bastianon, veneto purosangue, basta il cognome, conosciuto ad un ciclo di incontri sulla Comunicazione Politica a Venezia e poi per caso scopro la sua associazione LE GIARE, il suo impegno  sociale costante,  portato avanti con la sua bellissima famiglia, i legami con Scampia, con Marsala e questo FORUM SULLA LEGALITA’. Bravo Gianpaolo, davvero. Per tutto quello che fai.

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    3 maggio 2013

    negra, nera… o semplicemente Cecìle?

    Di beatricepesimena

    oggi ho visto un film sulla segregazione razziale in America, tipo  cavalli, carrozze, … sporca negra , incappucciati, fuoco. allucinante, brutta pagina del passato.
    poi uno sguardo al computer e leggo le polemiche, le offese al nostro primo ministro donna di origine congolese,
    che sconforto questa mia Italia, bigotta, acida, razzista, ignorante, va bene un ministro donna di origine mignottese, ignorante come una capra e infarcita di botulino con labbra piccole e grandi usate a dismisura, ma infastidisce una donna di origine congolese,
    mi infastidisce persino che si cerchi dare una spiegazione a queste umilianti espressioni di ignoranza e razzismo, che spiegazione vogliamo trovare? certe parole, certe frasi, certi pensieri spiegano perfettamente chi le pronuncia,
    che poi sia un cretino sul web, piuttosto che un politico con la cravatta verde-vomito poco importa, si tratta sempre di esseri miseri e miserabili.
    a me Cecìle piace molto, mi piace la sua storia, mi piace la sua vita prima di essere ministro, una vita di una donna, vera, autentica, colta, con un lavoro bellissimo, impegnata veramente nel sociale. cavolo se mi piace.
    e sono contenta che lei abbia deciso di ricambiare questo Paese che è diventato la sua Patria, dedicando la sua vita alla politica, dedicarsi alla politica italiana poi che ultimamente è una scelta che equivale ad una perdita di dignità pressochè totale.
    cmq mi piace Cecìle Kyenge, mi piace il suono del suo nome,
    brava Cecìle, resta lì dove sei, non ti muovere!
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    1 maggio 2013

    non smetterò mai di boicottare…

    Di beatricepesimena

    non smetterò mai di boicottare
    non mi allegerisce la coscienza, non mi fa sentire meno in colpa, ma so che funziona, so che è l’unico modo per dire no alle ingiustizie sociali
    non me ne frega niente delle dure leggi del mercato, non me ne frega niente del mercato globale
    io non voglio indossare una maglia fatta da una donna come me, ridotta in schiavitù,
    io non voglio veder giocare mio figlio con un pallone cucito a mano da un bambino della sua età
    io non voglio far pagare ad altri miei simili, la sfortuna di essere nati nell’angolo di mondo sbagliato
    lo so non è facile, molti anni fa per scelta di coppia ho iniziato a boicottare la nestlè, poi la la nike, poi l’artsana,  ho nella dispensa un librettino con tutti i marchi acquistati dalla nestlè (praticamente tutti),
    il boicottaggio funziona, molte multinazionali hanno dovuto migliorare le loro politiche aziendali,
    adesso, oggi è  molto più difficile, non è made in italy neanche quello che ha la targhetta made in italy, noi poveri dementi consumatori siamo continuamente ingannati, i sotterfugi per nascondere quelle manine lontane che hanno lavorato le cose che acquistiamo sono tanti, innumerevoli anche legali,
    ma non posso chiudere gli occhi, per quello che posso,  cercando col lanternino, quando faccio un acquisto cerco il made in italy
    meglio una sola maglia realizzata in italia, che tre/cinque cucite in bangladesh!
    io quest’immagine me la voglio ricordare ogni volta che vedo made in … ovunque ma non in Italia.
    poi però non dimentico che neanche in Italia il lavoro di alcune operaie tessili non è dignitoso. ma nel grado di schiavitù, noi possiamo ancora salvarci, migliorare.

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    30 aprile 2013

    il primomaggio di “quelle come me”

    Di beatricepesimena


    Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
    Quelle come me donano l’Anima,
    perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
    Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
    pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
    Quelle come me guardano avanti,
    anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
    Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
    tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
    Quelle come me quando amano, amano per sempre.
    e quando smettono d’amare è solo perché
    piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
    Quelle come me inseguono un sogno
    quello di essere amate per ciò che sono
    e non per ciò che si vorrebbe fossero.
    Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
    sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
    Quelle come me vorrebbero cambiare,
    ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
    Quelle come me urlano in silenzio,
    perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
    Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
    perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
    Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
    non riceveranno altro che briciole.
    Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
    purtroppo, fondano la loro esistenza.
    Quelle come me passano inosservate,
    ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
    Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
    rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
    e che tu non hai voluto…
    ALDA MERINI
    questo PrimoMaggio lo dedico a quelle come me, quelle donne che sono proprio come me; donne un pò complicate, sempre a tirare il saldo di ogni scelta, di ogni pagina di vita, aspettando qualcosa che deve ancora arrivare, convinte che il meglio deve ancora venire, conservando tutte le foto anche quelle venute male, perché in ogni istante rimane un pezzo di vita, quelle donne che sanno subito cosa vogliono, ma fanno il giro largo prima di dire lo prendo, ma mentre fanno il giro largo sanno che il resto della merce non interesserà neanche un po’.                                                                                      quelle che pensano di far parte di una generazione diversa e poi scoprono che la nonna era più avanti……  quelle che non basterebbe una vita per realizzare tutti i sogni, ma poi l’unica vita a disposizione sfugge dalle loro mani; quelle che ogni libro, ogni film, ogni canzone sta parlando di loro, quelle come me, …perché so di non essere l’unica ad essere così.
    non ho parlato di lavoro, è vero, ma vivere la quotidianità è un lavoro faticoso, e non si è neanche pagate!
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    27 marzo 2013

    della Puglia e del mio mare

    Di beatricepesimena

    Domani torno in Puglia
    Torno, non vado, perchè un viaggio in Puglia è sempre un ritorno verso me stessa, da quando ero bambina e per la prima volta sono andata via dalla Puglia, ogni ritorno è sempre stato diverso, ogni ritorno ha scandito eventi, momenti, stati d’animo.
    Anche questa volta torna un’altra Beatrice, un’altra me, simile a quella originaria ma con uno zaino in più o una zavorra o un arricchimento…. non so.
    Di sicuro vado a parlare col mare, in silenzio, …anzi vado a sentirlo.

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    26 marzo 2013

    La Formichina è andata via.

    Di beatricepesimena

    La Formichina è andata via,
    ha preso il suo fagottino di ricordi ed è andata via,
    non le piaceva più di stare da sola, una formichina sola non è felice, senza le altre formichine smette di essere formichina anche lei.
    Così nella vita tutto cambia e quando il cambiamento arriva non si può far nulla, neanche rimanere fermi.
    Però La Formichina ha vissuto dieci bellissimi anni, belli, le riunioni-cene interminabili a casa mia, i banchetti divertenti, gli amici di Salvador di Bahia e i piccoli amici di Scampia, i fasciatoi e i marsupi cuciti a mano, le attività, le feste in maschera, i centri estivi, i laboratori a scuola… e tanti amici, musica, allegria.
    Io ci ho creduto tanto, era una parte di me, anzi forse l’ho troppo personalizzata, somatizzata.
    Ma è il mio modo di amare le cose, le persone, gli amici, le passioni, le idee: assolutamente assoluto.
    ciao Formichina, rimarrai nel mio cuore.

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    15 gennaio 2013

    STOP AL FEMMINICIDIO

    Di beatricepesimena


    STOP AL FEMMINICIDIO
    mentre sto caricando quest’immagine ascolto al telegiornale l’ennesima notizia: marito uccide moglie e figlia poi si suicida…
    non ci si può credere quanto questo fenomeno stia entrando nella nostra società fino a diventare una non notizia, tutte storie uguali a se stessa, solita sceneggiatura, cambia la geografia, cambia lo status sociale, cambia poco, perché nella sostanza le storie sono tutte uguali.
    C’è da lavorare e tanto per tentare di capire, prevenire, curare, arginare, informare, tutelare. pochi mezzi, governi passati che ben poco o nulla hanno fatto.  figure professionali non in grado di operare sul campo. centri antiviolneza che sono una rarità da cercare sulla cartina con orari impossibili. posti letto che bisognerebbe vincere la lotteria per vere diritto ad uno.
    e quale donna può denunciare, chiedere aiuto, sentirsi protetta e rassicurata?
    quale donna, se non quella ad un passo dopo la disperazione può uscire allo scoperto?
    ma sopratutto quale donna vuole vedere il mostro che ha accanto, di solito le sue vere sembianze si rendono visibili, dopo. dopo il fattaccio. altrimenti fino ad un minuto prima nessuna donna vuole credere che lui può arrivare a tanto, può arrivare a tutto, può arrivare a toglierle la vita.

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    5 gennaio 2013

    SE L itighiamo… ci perdiamo

    Di beatricepesimena

    Proprio scontato adesso il fumo senza arrosto delle polemica sulle primarie di SEl.
    Ho condiviso l’articolo di Giuliana Sgrena e detto la mia. Ma fatta la mia giusta osservazione, davvero non mi sembra il caso di montare questa polemica. Sapevamo già noi di Sel della lista di nomi, sapevamo anche del poco spazio che probabilmente si avrà a disposizione in parlamento, sappiamo che la matematica è matematica, dunque a che pro tutto questo polemizzare?
    Certamente ogni donna o uomo che si sia candidato, l’ha fatto, io penso, credendoci.
    Certamente si poteva far meglio, molto meglio, ma sapevamo tutti che non c’era il tempo, quindi se il nostro meglio è stato questo, adesso si va avanti.
    Ognuno farà la sua parte nel territorio, nelle amministrazioni, nei circoli, perchè forse quello che si rischia di perdere di vista è la vera mission di chiunque si impegni in politica: portare avanti delle idee e questo si può fare in tanti modi e in tanti ambiti.
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    3 gennaio 2013

    Giuliana, “…non ragioniam di loro, ma guarda e passa”

    Di beatricepesimena

    articolo di Giuliana Sgrena:
    La mia ingenua esperienza con Sel alle primarie
    In politica non è ammessa l’ingenuità. L’ho capito troppo tardi, quando mi sono accorta di essere caduta in una «trappola», vittima delle mie stesse convinzioni.
    Questa è la peggiore sensazione vissuta negli ultimi giorni. Non ho mai pensato che le primarie per le candidature fossero un esercizio di democrazia, non almeno quando a votare sono principalmente i militanti di un partito, tanto più se piccolo. Se poi, oltre all’organizzazione, manca anche il tempo e la preparazione cade tra Natale e Capodanno, è facile immaginare che la scelta è ancor più ristretta.
    Eppure, pensavo che nonostante i 23 candidati garantiti dal listino – una scelta discutibile non tanto per gli esterni quanto per la segreteria più qualche altro prescelto – sottoporsi alle primarie fosse una sfida da accettare. Anche in condizioni difficili. In un contesto, quello laziale, che fin dal congresso, con poche eccezioni, mi ha sempre mostrato ostilità. Ma le compagne che sostenevano la mia candidatura – Chiara Ingrao, Luciana Castellina e Luisa Morgantini – cui se ne sono aggiunte/i altre/i, penso meritassero il mio sforzo per accreditarmi anche la fiducia dei militanti di Sel.
    Fin da subito ho capito che c’era chi giocava d’anticipo, in Sel non si aspetta l’accettazione della candidatura dagli organismi dirigenti, si anticipa l’uscita pubblica. Di solito i nomi dei candidati arriva via stampa. Nessuno poi potrà smentirli, sarebbe l’ammissione della mancanza di controllo o, meglio, di democrazia nelle scelte.
    Pensavo che a Sel avrei potuto portare dei voti raccolti al di fuori della cerchia stretta del partito e dei militanti, come era successo nel 2009 quando, prima ancora della sua costituzione ufficiale, alle elezioni europee avevo raccolto oltre 30 mila preferenze nel centro Italia, con una campagna fatta quasi esclusivamente con i miei mezzi e l’aiuto di qualche compagno/a che mi invitava alle iniziative. Anche allora nel Lazio ben poche, a Roma nessuna, tranne quelle nazionali.
    Lo dico perché c’erano tutti i presupposti della mia sconfitta, ma siccome avevo lanciato la mia autocandidatura e pensavo fosse necessario far arrivare in parlamento anche la voce di chi è impegnato sul terreno della pace, del disarmo, dei diritti delle donne non solo in Italia, per coerenza non mi sono sottratta ad una prova tremendamente dura e frustrante. Che non rinnego perché l’esperienza sul terreno è sempre molto illuminante. Mi sono trovata schiacciata tra due gruppi contrapposti, uno espressione della dirigenza attuale e l’altro che capeggiava la rivolta dei territori. Ha vinto il secondo. Si trattava di gruppi organizzati: la maggioranza dei coordinatori di circolo hanno dato a tutti gli iscritti indicazione di voto, era un loro diritto ma poco compatibile con primarie libere. Naturalmente non tutti i votanti hanno seguito le indicazioni, ma in alcuni circoli le maggioranze registrate sono bulgare.
    La mia partecipazione a Sel non è mai stata determinata dall’obiettivo di essere eletta, che purtroppo pare invece essere la motivazione di molti, ma di riuscire a fare politica, portando avanti i temi che più mi stanno a cuore per sprovincializzare una politica troppo ripiegata sui temi di politica interna e poco incline a definire una collocazione internazionale del nostro paese. Il paradosso nell’era della globalizzazione e delle rivolte arabe.
    Il mio impegno in Sel non si esaurisce nelle campagne elettorali, la mia militanza continua con lo spirito critico che mi contraddistingue, nella speranza che si rompano quegli steccati che non favoriscono la democrazia interna.
    il manifesto, 3 gannaio 2012
    Quest’articolo di Giuliana Sgrena avrei potuto scriverlo a quattro mani con lei.. con delle varianti nel racconto del primo impegno con Sel, ma concordando nel finale. Come dire cambiando l’ambientazione territoriale il risultato non cambia.
    Ovviamente queste parole hanno un sapore di mandorla amara ascoltate da chi quest’esperienza l’ha vissuta in maniera quasi speculare.
    La votazione bulgara, le sfacciate indicazioni di voto, addirittura un bicchiere di vino per brindare nel seggio nel primo pomeriggio. La solita commedia all’italiana aggiungerei io, l’arte di alcuni politicanti che militano in qualsiasi partito, movimento o associazione. Quel modo di intendere la politica come un infinito ed estenuante tramaccio. Vince chi ha stomaco. Come un infinito far di conto per farsi i conti in tasca e tanto peggio se con talune persone devi condividere un simbolo, un ideale, un sogno.
    Giuliana è molto delusa e rammaricata, io avrei potuto scrivere questa sceneggiatura anche prima, ma non mi tiro indietro, neanche mi indigno, semplicemente aspetto.
    Aspetto il saldo di tutti questi conti.
    L’avevo anche scritto, ci sarebbe state delle critiche, delle polemiche, sarebbero volate dimissioni e fuoriuscite. E’ la politica, bellezza!
    Però una cosa mi risulta assai fastidiosa, il giudizio supponente e sarcastico di chi è al di fuori, quel commento gratuito, solitamente insultante di chi è totalmente fuori, ma si erge a giudice supremo. Come andare in un condominio dove è in corso una discussione accesa e cominciare a dire tutti quali e quanti difetti hanno. Anche questo ho visto, ma anche questa è la commedia italiana, dove se due litigano il terzo si intromette non per pacificare ma per dire la sua, magari anche a voce più alta.
    Era chiaro e ovvio che da una cosa così improvvisata, così al volo, così immediata, non si sarebbe avuto il tempo di preparare, curare, informare…
    Io l’ho vissuta come una dichiarazione pubblica di impegno civile e sociale, una militanza che esiste da tempo ma che è rimasta chiusa e conosciuta a pochi, adesso è diventata pubblica.
    “Omnia tempus habent” Ogni cosa ha il suo tempo. Ma nulla è inutile. Mai!
    Così vorrei dire a Giuliana dal basso della mia insignificante esperienza… “non ragioniam di loro, ma guarda e passa”
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    31 dicembre 2012

    restiamo uniti

    Di beatricepesimena


    ….Non sono solo ira e dolore… forza io sono di pietra pensosa, allegria di mani insieme allacciate. Infine, sono libero entro gli esseri. E tra gli esseri, come l’aria vivo, e dalla solitudine assediata esco verso il folto delle battaglie a conquistare gioie indomabili. Pablo Neruda
    La poesia di Pablo mi appartiene e mi racconta…
    Allora adesso ho i risultati, nella contabilità politica penso di poter dedurre che non andrò in Parlamento con Nichi, ma ci andranno compagne e compagni dei quali ho fiducia, qualcuna e qualcuno li conosco anche un pò e quindi voglio augurare a tutti loro un “buon lavoro”.
    Perchè poi alla fine quest’impegno si tradurrà in un lavoro serio e responsabile, facendosi portavoce di ogni voce, rimanendo agganciati e attenti al territorio, tessendo una tela fatta di tanti punti, ognuno saldamente legato agli altri.
    Quindi avanti compagne, perchè la strada è lunga e tortuosa ma non bisogna fermarsi!
    Da questa esperienza, mi porto nel mio bagaglio i miei voti e le persone che hanno arricchito umanamente la mia vita
    e voglio provare a nominarli, giovanni de martis, il coordinatore del mio circolo che per primo ha creduto in me, poi elisabetta, delia, michela, daniel, attilio, … i miei companeros
    e i fantastici da vicenza, silvia dalla rosa, davide vittorelli, il big tomaso rebesani che con un implacabile sorriso non si risparmiano mai e ci sono per tutti, sempre!
    e Oscar Mancini con il quale ho avuto l’onore di affiancare il mio nome nelle liste di queste primarie, un uomo che ha dedicato e dedica la sua vita all’impegno sociale,
    adesso proverò a sbirciare e sentire gli umori su queste primarie, so che leggerò di persone felici e di persone che dissentono, non tutto sarà andato liscio, un pò di sana autocritica, (a noi di sinistra quella non manca mai), qualche scorrettezza fra compagni (anche quella non ci manca), qualche delusione e molti buoni propositi.
    Passata l’ora dei commenti pro e contro, è ora compagni di andare avanti! In questo momento politico non ci si può perdere in recriminazioni e aspettative deluse, ma bisogna presto adoperarsi per un vero e sano cambiamento.
    Restiamo uniti!
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    6 giugno 2011

    prima pagina

    Di beatricepesimena

    come un diario, ma senza usare la penna nè la scrittura criptata che usavo tanti anni fa, voglio aprire questo mio diario che spero non essere l’unica a leggere.
    io amo parlare, parlare, parlare
    amo anche ascoltare, ascoltare, ascoltare,
    di più dialogare, dialogare, dialogare
    ma non il tempo non c’è, allora provo a catturare il tempo e incastrarlo qui in questo punto preciso.
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    19 maggio 2013

    Lettera ad un b…

    Di beatricepesimena

    Lettera ad un bambino mai nato, Oriana Fallaci

     
    Il niente è da preferirsi al soffrire? Io perfino nelle pause in cui piango sui miei fallimenti, le mie delusioni, i miei strazi, concludo che soffrire sia da preferirsi al niente.
     
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    19 maggio 2013

    allora sì, pino daniele

    Di beatricepesimena


    Lunedì,
    mi lasciasti
    in quell’angolo così
    gli occhi fissi sulle tue
    parole
    non ti serbo rancore ora.
    Lunedì,
    mi tenevi stretto
    fra i libri di scuola
    fra i palazzi vecchi di questa
    città
    che mi dà emozione
    ancora.
    E allora sì
    che vale ‘a pena
    e vivere e suffri’
    e allora sì
    che vale ‘a pena
    e crescere e capi’
    credere ancora all’amore
    farsi portare un po’ di più
    oppure è tutta suggestione
    questa vita.
    Lunedì,
    cerco Enrico
    ma Enrico non si trova
    forse è a casa
    oppure in autostrada ancora
    noi che corriamo troppo
    in questa solitudine.
    E allora sì
    che vale ‘a pena
    e vivere e suffri’
    e allora sì
    che vale ‘a pena
    e crescere e capi’
    credere ancora all’amore
    farsi portare un po’ di più
    oppure è tutta suggestione
    questa vita
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