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Venezia 68 – Orizzonti – Sal: James Franco sulla scia di Cassavetes

Creato il 05 settembre 2011 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

Venezia 68 – Orizzonti – Sal: James Franco sulla scia di Cassavetes

Sezione Orizzonti, la porzione della Mostra più sperimentale, di confine. Proiezione della scorsa mezzanotte in Sala Grande, unica possibilità di recuperare questo lavoro di James Franco dopo un tentativo andato a vuoto alle 13.00, incassando sole, caldo, ed una mezz’ora abbondante di attesa,  visto che la schizofrenica organizzazione delle proiezioni aveva assegnato alla visione per la stampa un buco, incapace di contenerci tutti.

Arriva James Franco e il suo cast, dopo la passerella rossa e le foto, concesse con estrema gentilezza e pazienza, insieme agli autografi, i baci e gli abbracci di molte ragazze venute solo per vederlo. Traspare una spiccata sensibilità e una timida emozione nei gesti che compie, allo stesso modo nell’introdurre in veste di autore l’avvio di Sal,  in concorso per Orizzonti, parlando al pubblico che riempie la Sala Grande. Non si risparmia, non assume pose da divo. La sua bellezza appare ancora più luminosa. Sono quasi addormentata, stanca dell’intera giornata passata a scrivere e a vedere. Cerco di aprire bene gli occhi, di entrare nel piccolo microcosmo visivo che comincio ad avere davanti. Il  ‘diario di bordo cinematografico’ che Franco e i suoi attenti collaboratori allestiscono, si concentra sull’ultimo giorno di vita di Sal Mineo, culminante in un’improvvisa ed inaspettata morte a 37 anni, pugnalato a sangue freddo da un aggressore sconosciuto, con un unico colpo ad altezza-cuore, nei pressi del suo appartamento nella West Hollywood Californiana.

Sal Mineo è un nome sconosciuto ai più (me compresa), ma notissimo se si cita una pellicola che l’ha visto protagonista insieme a James Dean. Ricordate il giovane amico di Jimmy in Gioventù Bruciata? Plato, il ragazzino dai tratti sudamericani che, cresciuto senza l’appoggio di una vera famiglia, vede in Jimmy il padre che gli è sempre mancato? Sal Mineo è quel ragazzino, quella figura inquieta e ‘disadattata’, ruolo che ha sempre subito e che, con l’approssimarsi della maturità, gli ha impedito di continuare a percorrere una carriera brillante, come se il pubblico fosse incapace di staccarlo idealmente da quel contorno. Sal Mineo: a biography di Michael Greg Michaud è stata la giuda-ispirazione che ha permesso a Franco di renderci il  punto di vista su di un uomo che incarna uno degli esempi dei tanti artisti che cercano a tutti i costi di portare avanti se stessi con indipendenza creativa e con estrema difficoltà per avere concreti sbocchi. Tra i 20 e i 30 anni Mineo si è trovato in serie difficoltà economiche, schiacciato dallo star system che non poteva servirsi più di lui come voleva. E proprio quando Sal stava per riuscire finalmente a risalire la china, nell’interpretazione della pièce P.S. Your Cat Is Dead!, che da San Francisco stava per debuttare a Los Angeles, e nell’avvio della produzione di un suo lungometraggio che avrebbe dovuto dirigere, arriva, beffarda, la morte. E con essa una serie di allusioni ‘fuori fuoco’, sulla sua personalità, alimentate dalle proprie franche ammissioni, anni addietro, intorno alla sua omosessualità.

James Franco sveste Sal Mineo della patina infedele della propria essenza, restituendoci, grazie e con un catalizzante Jim Parrack, una figura sensibile e gentile, autenticamente amante dell’umanità, spirito libero, dedito con passione a portare avanti il suo lavoro senza compromessi, responsabile, affascinante, lontano anni luce dalle artificiali icone di ‘viziosi’, che la sola parola omosessuale genera all’immaginario più reazionario e agli sciacalli del pettegolezzo. E Franco lo fa con estrema maturità visiva, lasciando parlare la macchina da presa, lasciandola andare per la sua strada, senza mediazioni narrative, insieme al suo occhio fotografico caldo e pastoso, densamente attaccato alle sfumature di luce, di colori che percepisce e su cui si sofferma, catturando l’aria, trasudante gli anni ’70,  che aleggiava negli spazi fisici ed emotivi di coloro che vivevano realmente in libertà, con pochi soldi, proiettati costantemente ed idealmente nei propri progetti e desideri, autenticamente se stessi.

Occhio che si sofferma con bellezza sul corpo di Sal, scrutato con estrema raffinatezza e sensualità, sul suo sorriso luminoso e avvolgente, sulla purezza del suo stare nel pezzo di mondo che abita. Anche un semplice giro in macchina riesce a generare atmosfera, a rendere piccoli momenti quotidiani pieni e preziosi, ad essere poetico. Impossibile non ritrovare l’impronta degli ‘esperimenti’ Cassavetesiani come Ombre, fatti di una grammatica filmica (meno dinamica, in questo caso) che afferra, cattura, fissa persone, cose, situazioni, discussioni, alla ricerca di quel momento in grado di far coincidere il significante nel significato, della fuggevole ed inafferrabile verità.

Franco conferma piacevolmente la propria versatilità ed indipendenza, dentro un percorso artistico sgombro dall’accettazione di riconoscimenti facili e semplici. Un percorso tutto in divenire, da seguire con interesse ed estrema curiosità nel dinamismo e nella poliedricità  delle sue future evoluzioni.

Maria Cera

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Scritto da il set 5 2011. Registrato sotto IN SALA. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione


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