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Ventiquattro racconti che si conficcano nel nostro cervello come schegge roventi [I salici ciechi e la donna addormentata]

Creato il 11 settembre 2014 da Achiara84 @madamaAly

Questo è uno di quei libri che si sono intrecciati così strettamente alla mia vita, che non potrei mai dargli un giudizio negativo.

Era quello che leggevo prima, è quello che ho finito dopo, e inevitabilmente si è legato stretto a questo periodo. Nero, grigio, buio, quel che volete.

Parto dicendo, comunque, che Murakami mi convince di più come scrittore di romanzi. Per quanto, l’inconclusione dei suoi romanzi, a volte mi irrita, lo fa di più un racconto, un cui ha appena presentato personaggi e situazioni e subito si trova a chiudere.

Però… e qui c’è il lato bello che io non riesco a non vedere, e che me lo fa amare sempre, come si fa a non apprezzare i racconti della sua vita, o anche quelli totalmente frutto di fantasia? Come non entrare in quel mondo onirico quasi per sbaglio e ritrovarsi a pensare che, a volte, la vita sarebbe più semplice da gestire se fosse un racconto, e non un romanzo?

Rimarrò sempre legata a “Percorsi del caso“, perché tutto può essere una serie di coincidenze, che noi non vediamo fino a quando non serve che si facciano palesi. E perché, anche chi non crede, prima o poi ci spera nell’esistenza di un dio (volutamente minuscolo), con cui prendersela o a cui rivolgersi per chiedere aiuto.

Ventiquattro racconti che si conficcano nel nostro cervello come schegge roventi [I salici ciechi e la donna addormentata]

Scritti e pubblicati in Giappone nell’arco di oltre un ventennio, i racconti che compongono questa raccolta ci offrono, nella estrema varietà di ispirazione, lunghezza e stile che li caratterizza, un affascinante campionario delle tematiche e delle atmosfere che troviamo nei grandi romanzi di Murakami. Dalla leggerezza di brevi episodi come “II tuffetto” e “Splendore e decadenza delle ciambelle a cono”, condotti sul filo della comicità e dell’assurdo, passiamo alla nostalgica, eppure lucida rievocazione di ricordi autobiografici nel racconto “II folclore dei nostri tempi” e in quello che dà titolo al volume, “I salici ciechi e la donna addormentata”, entrambi basati sull’esperienza giovanile dei mitici anni Sessanta. L’angoscia di scoprire sotto l’apparente trasporto verso qualcuno un senso di repulsione ispira “Granchi”, mentre “I gatti antropofagi” porta alla luce l’angoscia dell’uomo che per scelta ha dato alla sua vita una svolta irreversibile, rinunciando a tutto ciò che aveva creduto di amare. Altrove (“Lo specchio”, “Storia di una zia povera”, “Nausea 1979″, “L’uomo di ghiaccio”), troviamo l’irruzione del fantastico nella vita quotidiana, mentre ne “II settimo uomo” il tema dell’errore di gioventù che condiziona, e rovina, la vita intera di una persona, è introdotto da una di quelle visioni folgoranti con cui lo scrittore sa rappresentare l’orrore di una tragedia.

Titolo: I salici ciechi e la donna addormentata

Autore: Haruki Murakami

Traduttore: Antonietta Pastore

Edizione: Einaudi, Super ET, 2013, Paperback


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