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Vergogna VII

Creato il 05 febbraio 2013 da Brasilitalia

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Questa notizia, più che vergognosa, é triste. L’Italia, con un patrimonio artistico e culturale che tutto il mondo c’invidia, non riesce a usufruire tutta quella ricchezza archeologica che  possiede, E quando trova qualcosa di valore sotto casa, invece di investire in qualche progetto di restaurazione o incentivare lo studio e la conservazioni di tali reperti, li sotterra nuovamente, come se fossero cose senza importanza. Pochi sanno, dato che non é stata pubblicizzata adeguatamente, che nel 2010 la “Scuola Archeologica Italiana di Atene, senza dubbio uno dei più importanti e gloriosi enti di ricerca e tra le scuole archeologiche straniere operanti in Grecia, ha rischiato la chiusura. Il suo nome compariva nella lista nera dei tagli redatta dal ministro Calderoli e soltanto l’intervento del Presidente Napolitano ne ha permesso la sopravvivenza. Questa Scuola ha recentemente pubblicato, a cura del suo direttore, Emanuele Greco, “Topografia di Atene. Sviluppo urbano e monumenti dalle origini al III secolo d. C.”, un’opera nella quale sono confluite le tante scoperte avvenute a partire dagli anni Settanta del Novecento. Un’opera, preziosa ed unica, che dimostra ancora una volta la altissima qualità della nostra ricerca nel settore storico-archeologico, apprezzata ed anche un po’ invidiata in tutto il mondo, sostanzialmente dileggiata in Patria. Al punto da far ritenere ad alcuni rappresentanti politici di poter fare a meno di alcune sue eccellenze.” (*)

(*) fonte: Libertiamo

È triste tutto questo, triste e vergognoso.

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La sepoltura della tomba del gladiatore: chi salverà i resti romani?

DI STEPHAN FARIS

29 GENNAIO 2013PUBBLICATO IN: USA
TRADUZIONE DI ITALIADALLESTERO.INFO

Quando gli archeologi annunciarono la scoperta della tomba di Marco Nonio Macrino nel 2008 a Roma, il ritrovamento fu annunciato come il più importante degli ultimi decenni. Costruita come fosse un tempio, con imponenti e alte colonne e un sarcofago elaboratamente scolpito, la tomba era il luogo di eterno riposo del generale romano che ha fatto da ispirazione per il personaggio interpretato da Russell Crowe nel film Il Gladiatore, una volta venuto alla luce il sito di un progetto residenziale pianificato circa 1800 anni dopo la sua realizzazione.

Di contro, l’annuncio fatto a dicembre del 2012 relativo alla tomba è stato più che attenuato. Il disastrato ministero italiano della cultura ha dichiarato di non essere riuscito a trovare i diversi milioni di euro che sarebbero stati necessari a proteggere i resti e riconvertirli in un’attrazione turistica. Invece, la tomba del Gladiatore, come è stata denominata, avrebbe dovuto probabilmente essere seppellita di nuovo.

Il destino del monumento di Macrino ha mostrato le sfide cui hanno fatto fronte anche i resti più eccezionali del passato dell’Italia, dal momento che la conservazione dei beni culturali paga il prezzo dell’austerity. I fondi per la conservazione delle ricchezze archeologiche del paese sono stati tagliati del 20% a partire dal 2010. Nell’antica città di Pompei, i ruderi stanno letteralmente crollando per incuria, e luoghi come il Colosseo di Roma e il Ponte di Rialto di Venezia hanno dovuto trovare la collaborazione di privati per non rischiare di fare la stessa fine.

Altri scavi stanno per evidenziare gli stessi problemi. La tomba del gladiatore è uno dei quattro siti funerari scoperti durante le ricerche, parte di ciò che un tempo era una necropoli dedicata principalmente ai soldati. Il sito include un tratto lungo 70 metri di pietre da pavimentazione perfettamente conservate – a tratti allineate con le antiche pietre tombali delle guardie del corpo imperiali– che scompaiono in maniera allettante sottoterra da entrambi i lati dello scavo.

“E’ come scoprire una vena aurifera e non essere in grado di seguirla”, dice Giacomo Restante, l’architetto che supervisiona gli aspetti tecnici degli scavi.

Dei luoghi sepolcrali scoperti, quello di Macrino è di gran lunga il più esteso e il solo a forma di tempio. Laddove il personaggio interpretato da Crowe ne Il Gladiatore cadeva in disgrazia e veniva venduto come schiavo, la vita reale del generale fu coronata da una gloriosa carriera, al servizio dell’imperatore, Marco Aurelio, e al comando delle campagne militari in Spagna e in Asia.

A lui dedicata dal figlio, la sua tomba era stata scolpita in maniera assai elaborata e costruita interamente in marmo; persino il tetto è costituito da lastre di pietra bianca. “Altre tombe romane venivano realizzate con facciate in marmo e il resto in laterizio”, dice Federica Chiocci, l’archeologa che segue gli scavi. “Macrino volle realizzare un vero e proprio tempio.”

Quando il sito venne sepolto dalle inondazioni dell’adiacente fiume Tevere, aveva già iniziato a sgretolarsi. I resti sono rimasti conservati così come erano nel dodicesimo secolo avanti cristo, circa 1000 anni dopo la costruzione della tomba, quando scavatori medievali avevano cominciato a spaccarli, riciclando i marmi del sito del generale per realizzare materiali da costruzione.

La maggior parte dei muri e delle fondamenta è stata portata via da tempo. Ciò che resta sono i resti che risultarono più difficili da riciclare, quelli scolpiti in maniera più complessa. L’intera parte sinistra della facciata, compreso – miracolosamente – il blocco contenente l’inscrizione che riporta il nome del generale, giace su un lato del sito sepolcrale. Proprio accanto ad esso, è presente una tomba limitrofa che gli scavatori medievali convertirono in un forno. Al suo interno, Chiocci e i suoi collaboratori hanno ritrovato resti parzialmente bruciati del sarcofago di Macrino.

Per il momento, l’idea di seppellire il sito è stata sospesa. Una petizione on line per salvare la tomba del Gladiatore, organizzata dall’Istituto Americano per la Cultura Romana, un gruppo dedicato alla conservazione delle antiche rovine della città, ha raccolto circa 3700 firme. “Questo dovrebbe essere un luogo di grande importanza, non fosse altro perché associato al Gladiatore.”, dice Darius Arya, amministratore delegato del gruppo.

“Quando si pensa all’archeologia, si pensa all’antica Roma, e anche a quel film.” Russell Crowe ha espresso il suo sostegno, riportando i riferimenti alla petizione su twitter e dicendo al quotidiano italiano La Repubblica che “tra tutti i grandi paesi del mondo, l’Italia in particolare dovrebbe essere in testa nel promuovere l’importanza dello scoprire e conservare l’antico passato.”

Nei prossimi mesi, la città di Roma, il Ministero italiano della cultura e coloro che hanno in gestione il sito discuteranno del suo futuro. L’Istituto Americano per la Cultura Romana ha proposto di raccogliere un mix di fondi pubblici e privati per la sua conservazione. I molti secoli trascorsi sotto un suolo leggermente acido hanno indebolito il marmo.

Esposto alle intemperie, la brillantezza del suo bianco è svanita. Alcune parti hanno iniziato a sgretolarsi in frammenti. Parecchi blocchi di marmo sono stati ricoperti con dei teli, nel tentativo temporaneo di proteggerli. “Abbiamo bisogno di riunirci e di trovare un qualche accordo e dei fondi,” dice Daniela Rossi, l’archeologa responsabile del sito. “Altrimenti non rimane che seppellirla. Tornerà a essere una tomba.”

[Articolo originale "Entombing the Tomb of the Gladiator: Who Will Save the Roman Ruins?" di Stephan Faris]


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