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Vincenzo De Luca "sospeso ma non troppo" - L'ultima invenzione del renzismo

Creato il 28 giugno 2015 da Tafanus

Renzi-deluca
Vincenzo De Luca, il "de-caduto in piedi", e il bacio di Giuda


Dopo la rottamazione e lo ‘staiserenismo’ dobbiamo a Renzi anche la sospensione-confermativa, l’esserci e allo stesso tempo il non esserci, direbbe Vincenzo De Luca, che è laureato in filosofia. Domani, infatti, De Luca sarà l’escluso che partecipa, l’assente-presente nella prima seduta del Consiglio regionale, un’astruseria che ancora mancava, e non solo alla politica. Neppure nella massoneria i Venerabili in sonno possono presenziare da svegli i lavori di Loggia. E nella mafia la sospensione è un levare l’occasione, “togliere il morto dal mezzo della casa”: il viaggio in Sicilia di Michael Corleone, la botola del Malpassoto, il Brasile di Buscetta. Più nettamente a scuola la sospensione è il castigo, l’espulsione a tempo, il ‘vai a casa per tre giorni e poi torna accompagnato’. Solo per De Luca la sospensione è una conferma, la detronizzazione come incoronazione, la punizione che lo premia.
E infatti, con più fantasia della satira, il governo ha inventato il trucco del rimosso lasciato al suo posto. Il presidente del Consiglio venerdì sera lo ha sospeso consigliandogli di non sospendersi e non con la lingua biforcuta di Andreotti ma con le nebulose sintattiche e monofoniche di Forlani: “De Luca valuterà se seguire il parere dell’Avvocatura che sostiene che, ancorché in sospensione, può e deve fare gli atti conseguenti”.

Chiaro? E’ roba da Azzeccargabugli, che viveva però nell’intreccio degli impedimenti dirimenti e non nello smart della Leopolda.
Perciò domani il ‘decaduto in piedi’ De Luca, allievo in cattedra di De Magistris, entrerà dove non può entrare, prevaricando, dopo la legge, anche la lingua italiana. Certo, in teoria l’usciere potrebbe fermarlo sulla porta. Ma speriamo per lui che non ci provi: De Luca, per come è fatto, potrebbe non sospenderlo, ma sbrigativamente appenderlo al lampadario: “Siete imbecilli e cafoni, farò la lotta armata contro tutti i cafoni come voi” promette spesso colpendo l’aria con i pugni.
E’ invece probabile che le opposizioni, da Forza I’Italia a Sel e ai grillini, si esibiranno nella rumorosa sceneggiata “issa, isso e o’ malamanete”, proprio quella che De Luca cerca perché, come gli spinaci per Braccio di Ferro, niente lo irrobustisce più delle grida, dei cartelli e dei flash mob sciué sciué. Temo che sia inutile consigliare a queste opposizioni napoletane che sarebbe molto più rispettoso dell’ istituzione violata fare avanzare De Luca verso il paradosso, sorprenderlo con la sobrietà, impedirgli di usare la sospensione come droga per la sua spavalderia, sino a permettere alla maggioranza di eleggere davvero lui presidente e, come vicepresidente-fantoccio, il fedelissismo Bonavitacola che, povero Cristo, da mesi si allena a fare le veci, l’uomo interim, e lo imita persino per come può: “io mi ‘comprimento’ prima con Vincenzo De Luca e poi con me stesso”. Persino nel nome questo Bonavitacola rimanda al Bellavista di De Crescenzo, una parodia dei caudilli che governavano per conto delle multinazionali. E infatti De Luca ha preso in affitto un appartamento di fronte alla Regione. La dependance sarà il suo scannatoio di governo: “faccio il sindaco da casa” annunziò quando lo sospesero dalla carica di primo cittadino di Salerno.
Davvero domani bisognerebbe lasciargli dir Messa come quei sospesi a divinis che continuano a impartire i sacramenti, non di nascosto come faceva la buonanima di don Baget Bozzo, ma come monsignor Lefebvre nella sua chiesa parallela, o meglio come il cardinale esorcista Milingo, che faceva paura al Vaticano non perché si era innamorato di una signora che portava il dolcissimo nome di Maria, ma perché, da sospeso, ordinava vescovi, cacciava i diavoli, guariva le malattie ed era pure un simpatico figlio del sud del mondo. Insomma nel suo Zambia era come De Luca a Salerno: controllava il territorio parrocchia per parrocchia, casa per casa, anima per anima, voto per voto.

Buon senso vorrebbe che, nel cantiere delle sospensioni e delle sospensive delle sospensioni che è diventata la Campania di De Magistris e di De Luca, venisse sospesa (ops) anche questa guerra di scartoffie, cavilli, gradi di giudizio, pareri e ricorsi, e si può immaginare un reggente o un commissario, e pure nuove elezioni. E tutti speriamo in una decisione veloce (48 ore?) del Tribunale che potrebbe accettare il ricorso di De Luca e sospendere (ops) la legge Severino in attesa della Corte costituzionale, come è accaduto già con de Magistris il quale, solo poche ora prima, si era espresso con il turpiloquio della ribellione: “cercano di fottermi, ma non mi farò fottere”. E poi, a sentenza favorevole, aveva ritrovato la lingua rispettosa della legge: “Abbiamo fatto Giurisprudenza. Ci sono ancora uomini e donne che rappresentano con dignità lo Stato”.
Comunque vada a finire, si capisce che nel confronto tra Renzi e De Luca è Renzi che ne esce deluchizzato. Fosse pure vero che se non avesse appoggiato De Luca, il Pd avrebbe perso la Campania, almeno adesso il viso di Renzi in dissolvenza non sarebbe diventato quello di De Luca. Perché qui il senso vero è che, al di là delle sospensioni, De Luca e De Magistris sono un modo di stare al mondo che aggiorna l’antropologia politica del mascalzone per bene, del ceffo trionfante, dei cacicchi meridionali. Non fa meraviglia dunque il paradosso della sospensione confermativa che stravolge la lingua e prende possesso del dizionario della politica arricchendo, con la prepotenza, il catalogo delle stravaganze italiane. Dopo il manuale Cencelli, le convergenze parallele, l’arco costituzionale… domani a Napoli andrà in scena il compromesso storico tra l’ineleggibilità e il decisionismo più sfrontato, la sospensione confermativa appunto che non fa decadere ma fa decantare i vizi di forma e le inopportunità di sostanza.
(di Francesco Merlo)

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