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Visti per voi (N° 4): FEDERICO - BUFFALO '66

Creato il 21 giugno 2013 da Giuseppe Armellini
Quarta puntata per la rubrica dei film che mi costringete a visionare e recensire. La scorsa puntata con The Artist ha ricevuto zero commenti, il che ci può sempre stare ma in realtà credo ci sia stato un problema di blogger visto che anche le visualizzazioni erano rimaste ferme per un giorno (e questo, anche volendo, è impossibile). Se qualcuno ci aveva provato magari può riprovarci adesso.
Federico sarebbe (è ?) il mio miglior amico, ne sono sicuro, ma la vita ci tiene un pò lontani. Peccato perchè è l'amico con cui mi riconosco di più, purtroppo, vero Fede? Come ho voluto conoscerlo? Per il cinema! Avevo visto il bellissimo Confessioni di una mente pericolosa (pellicola sottovalutata come poche) e mi ero letteralmente innamorato di Rockwell, amore tra l'altro ancora in pieno furore agonistico. La mattina dopo vado all'università e mi vedo Sam Rockwell 3 banchi a destra avanti a me. Non riesco a  seguire leparole dei prof per 3 giorni, me ne sto lì imbambolato a vedere Sam. Poi al 4° giorno vado là e glielo dico. Mi avrà preso per scemo ma, lo possiamo dire, ne è valsa la pena. Tutta l'università insieme e un grande ragazzo come amico. Ne hai prese tante di batoste amico, cambierà il vento un giorno. Per tutti.
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Visti per voi (N° 4): FEDERICO - BUFFALO '66
Ci sono quei film manifesto (o testamento) di un artista. Ovvio che per me l'esempio più incredibile è l'immenso
Synecdoche New York, un film che ha dentro tutto Kaufman, un'opera definitiva. Ma più in piccolo è sempre bellissimo quando un artista vuole girare il Suo film, un film che, in maniera autobiografica o no, lo rappresenti in tutto e per tutto. Questo ha fatto Vincent Gallo, artista con la A maiuscola, musicista, attore, regista, sceneggiatore, montatore del suono etc.. etc.... Gallo non si è mai venduto al mainstream, credo che sia una specie di attore culto per gli amanti del cinema indipendente. Certo non gli mancano le palle e ogni riferimento alla storica scena della fellatio con la Sevigny nel suo secondo film da regista è puramente voluta.
Gallo è nato a Buffalo, Gallo non è uno con la testa tanto a posto, questo è il suo film, inutile girarci intorno.
Pellicola molto più profonda di quello che mostra, Buffalo '66 racconta in unità di tempo il primo giorno uscito di prigione di Billy, un ragazzo con grossi traumi passati che ha in testa una sola cosa: uccidere il giocatore di football che con una trasformazione sbagliata fece perdere ai Buffalo il Super Bowl nel 66 (nella finzione ma in realtà credo la vera vicenda sia del '91) e a Billy 10.000 dollari che non aveva. Insomma, va in prigione da innocente per "ripagare" lo strozzino.
Il film è molto acerbo, la sceneggiatura molto lineare e un pò semplicistica (una redenzione in 24 ore ci può stare ma è davvero rara), la regia, a parte un paio di inquadrature dall'alto davvero suggestive fa il suo compitino, la fotografia è abbastanza grossolana. Ma il film ha un'anima, e vuole raccontare una storia.
I toni variano dall'allucinato, al comico, al malinconico, al fortemente drammatico. Tutte e 4 le figure principali sono persone con grossi problemi, dei losers, problemi sia personali che di interazione con gli altri.
La mamma fan sfegatata dei Buffalo è davvero "mostruosa", capace di rischiare di lasciar morire il figlio allergico alla cioccolata per non perdere un punto della sua squadra. Il padre è vittima di tale moglie, un uomo stanco e sconfitto dalla vita con dei rari lampi di vitalità. Anche lui nel passato deve aver creato più di un trauma a Billy, vedi ad esempio il flashback del cane. Billy è un buono che vive la vita da cattivo, non riesce ad avere relazioni, a farsi toccare, a vivere l'amore, a credersi una persona che vale. La sua "cattiveria" fa tenerezza, si vede da un miglio lontano che è la vita ad averlo rovinato. Succube dei suoi anche se prova a farci il duro troverà in Layla (una splendida Christina Ricci bionda bomba sexy) una piccola possibilità di salvezza.
C'è un curiosa scena a tavola che dura più di 20 minuti montata in modo talmente allucinato (la vediamo alternata nelle 4 soggettive dei protagonisti) da sembrare tutta sbagliata (e in parte lo è per la mancanza della pseudo-soggettiva che tanto odio ma qui avrebbe giovato).
Gli attori sono perfetti, Ben Gazzara e la Huston interpretano i genitori, hai detto cazzi.
E Gallo ha nel suo viso tutto quello che il suo personaggio doveva restituire, la rabbia, la malinconia, la speranza, la solitudine, la paura, l'umiltà.
Si ride, si riflette, si segue con empatia la vicenda di Billy.
Ma quegli spari alla fine arrivano come un colpo in faccia inaspettato.
Billy, ma davvero sei andato fino in fondo?
Datti una sola possibilità, torna là da lei, nella vita non c'è niente di più importante di -fino a quando davvero non ce ne sono più-darsi un'altra possibilità.
E se Scott Wood ha preso la palla un pò storta chissenefrega, non si può morire per questo.
Anche perchè è passata davvero vicina a quei pali.
voto 7,5

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