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Vite in frigorifero: “Quattro etti d’amore, grazie” di Chiara Gamberale

Creato il 11 maggio 2013 da Alessandraz @RedazioneDiario
Pubblicato da Ossimoro Conosco Chiara Gamberale per fama: scrittrice precocissima (raccontò la sua anoressia appena ventenne in Una vita sottile), è stata autrice e conduttrice di programmi televisivi, oltreché di romanzi brevi, tra cui anche Una passione sinistra, da cui è stato recentemente tratto l’omonimo film di Marco Ponti con Alessandro Preziosi e Valentina Lodovini. Passata da Marsilio a Bompiani e infine a Mondadori, ha ottenuto la consacrazione con Le luci nelle case degli altri, che tre anni fa ha riscosso notevoli consensi di pubblico e critica.

E questo nuovo Quattro etti d’amore, grazie è stato per me l’occasione di leggerla per la prima volta. Ho trovato uno stile asciutto, estremamente incalzante, che riesce a far scorrere rapida come l’acqua una storia intimista, due storie per la verità, con uno stratagemma narrativo arguto e sperimentale. Un romanzo ricco, scandito da una struttura di forte dialogo che non ha paura di confrontarsi con il vasto mondo della comunicazione, mischiando liste della spesa, opere teatrali, soap opera e chat su Facebook, in un “pastiche” espressivo che ci racconta un’umanità tesa nel giudizio aprioristico delle vite altrui e confusa in un’inestricabile dialettica tra scelta e destino. Vite in frigorifero: “Quattro etti d’amore, grazie” di Chiara Gamberale Autore: Chiara Gamberale Titolo: Quattro etti d’amore, grazie Editore: Mondadori Collana: Scrittori italiani e stranieri Pagine: 242 Prezzo: € 17,00 Trama: Quasi ogni giorno Erica e Tea s'incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Erica ha un posto in banca, un marito devoto, una madre stralunata, un gruppo di ex compagni di classe su facebook, due figli. Tea è la protagonista della serie tv di culto "Testa o Cuore", ha un passato complesso, un marito fascinoso e manipolatore. Erica fa la spesa di una madre di famiglia, Tea non va oltre gli yogurt light. Erica osserva il carrello di Tea e sogna: sogna la libertà di una donna bambina, senza responsabilità, la leggerezza di un corpo fantastico, la passione di un amore proibito. Certo non immaginerebbe mai di essere un mito per il suo mito, un ideale per il suo ideale. Invece per Tea lo è: di Erica non conosce nemmeno il nome e l'ha ribattezzata "signora Cunningham". Nelle sue abitudini coglie la promessa di una pace che a lei pare negata, è convinta sia un punto di riferimento per se stessa e per gli altri, proprio come la madre impeccabile di "Happy Days". Le due donne, in un continuo gioco di equivoci e di proiezioni, si spiano la spesa, si contemplano a vicenda: ma l'appello all'esistenza dell'altra diventa soprattutto l'occasione per guardare in faccia le proprie scelte e non confonderle con il destino. Che comunque irrompe, strisciante prima, deflagrante poi, nelle case di entrambe. Sotto la lente divertita e sensibile della scrittura di Chiara Gamberale, ecco così le lusinghe del tradimento e del sottile ma fondamentale confine tra fuga e ricerca.

RECENSIONE Tea ed Erica sono le protagoniste di un colloquio perpetuo, silente, che passa unicamente attraverso i carrelli della spesa sbirciati al supermercato, e si nutre principalmente di fantasia. Erica è una madre di famiglia, che vive per la felicità che riesce a fornire a marito e figli, e sogna un’indipendenza di spirito e azioni, un’adolescenza eterna tra viaggi e jet set, guardando le birre e le pizze surgelate che ogni giorno Tea trascina nel carrello.
Di riflesso Tea, attrice di soap opera nevrotica e infelice, divisa tra un marito intellettualoide invidioso e un improbabile amante italoamericano, sogna la vita stabile, di certezze concrete, che crede di vedere nel carrello colmo di ammorbidenti e fettine di manzo di Erica, da lei soprannominata Signora Cunningham, come la madre perfetta di Happy Days; paradossale e straniante che l’ideale di Tea (personaggio televisivo) sia a sua volta cristallizzato in un ideale televisivo. Il libro è così strutturato: all’inizio di ogni capitolo è riportata la spesa di Erica, cui segue la narrazione dal punto di vista di Tea, e viceversa, a capitoli alterni, per tutta la durata del romanzo; una struttura ambiziosa e sperimentale che tiene perfettamente fino a fine libro, senza mancare di sovrapposizioni inattese e una fondamentale coerenza di fondo.

Vite in frigorifero: “Quattro etti d’amore, grazie” di Chiara Gamberale
Due protagoniste immerse in due esistenze descritte dall’autrice in tutta la loro ambigua problematicità, specchi distorti della vita scelta dai rispettivi genitori: l’affidabile Erica, impiegata di banca e regina della casa, moglie del rassicurante vicedirettore Michele, è figlia di una madre hippie, che vive in un villaggio vacanze a Formentera con il suo toyboy spagnolo, e sorella di un fratello emotivamente ferito, perennemente in cura contro la depressione da cui non riesce a guarire. Tiene a bada tutta questa ricerca di perfezione chattando su Facebook con un suo ex compagno di liceo, flirtando innocentemente, protetta dallo schermo del pc, arrivando quasi a credere che la sua unica vita sia confinata in quelle pagine bianche e blu, fatte di pixel e malinconia. Tea invece è l’instabile (e cleptomane) figlia di un granitico uomo che si è fatto da solo, costruendo un impero imprenditoriale dal nulla; di contro, lei si è scelta un marito lunatico e scontroso, molto più vecchio di lei, il critico teatrale Riccardo, che invidia il suo successo e si nega a letto, gettandola nel vortice dell’insoddisfazione, quasi spingendola tra le braccia del prestante personal trainer Anthony. 
Un romanzo potente, ricco di riflessioni, pervaso da un dialogo continuo tra i mezzi, i modi, i contenuti e la natura della comunicazione: la soap di cui è protagonista Tea, Testa o Cuore, entra ed esce dalla vita dei personaggi (Erica ne è grande fan), che sembrano anche loro un po’ protagonisti di una soap.

Così come la storia di Peter Pan, che esemplifica la relazione tormentata tra Tea e Riccardo (proprio durante la messa in scena di uno spettacolo su Peter Pan si sono conosciuti), entra ed esce dal confronto con le loro decisioni, sempre in bilico sul filo sottile di chi ha scelto di non crescere, di non scegliere, di lasciarsi vivere, in attesa di scoprire se sarà Wendy a tradire Peter o viceversa; o entrambe le cose. Una storia di personaggi vibranti, perfettamente dipinti, anche i secondari: lo spassoso e surreale Anthony, che mischia inglese e napoletano e ricorda a tratti l’imitazione fatta da Crozza di Joe Bastianich di Master Chef (cito: “Io ti amo vero, Tea. Il mio sogno è io, è te, una station wagon, due piccirilli e un cagno!”), l’attore Fabiano, ex libertino e incarnazione stessa della pazienza, il triste Davide, che vive con un grosso gatto e inganna la solitudine cercando di conquistare l’amata di gioventù su Facebook, i teneri Gu e Viola, i bimbi di Erica.

Ho solo qualche perplessità sul finale, più sui contenuti che sul modo; il modo è perfetto, geniale, con il punto di vista che si sposta nuovamente (non vi dico dove), ma il messaggio di fondo, per quanto ambiguo, è risultato ai miei occhi fin troppo consolatorio. Congettura personale assolutamente fine a se stessa, di puro gossip da supermercato (giusto per restare in tema!) e di valore letterario pari a zero: ho la vaga sensazione che alcuni aspetti del personaggio di Tea siano fortemente autobiografici; come lei, Chiara Gamberale è figlia di un imprenditore, è laureata al DAMS, ha avuto problemi psicologici (è stata anoressica) ed è sposata con un uomo molto più grande di lei che di professione fa il critico letterario (è Emanuele Trevi, autore di Qualcosa di scritto) e come accade a Riccardo alla fine del romanzo, ha esteso la propria notorietà l’anno scorso, quando il suo libro è stato candidato allo Strega. 
La stupenda copertina, poetica e terribile insieme, evoca lo stato d'animo spesso descritto da Erica, che spesso si sente "sottovuoto", sospesa tra la vita che si è scelta e quella che le è capitata. In definitiva è un romanzo stratificato, fruibile come un best seller al femminile, come riflessione intimista sulla verità distorta che si insinua negli occhi di chi guarda, ma anche come dialogo tra realtà effettiva e realtà rappresentata dai media, siano essi il teatro, la televisione o i social network. Da leggere, sicuramente. E quanto a me, recupererò anche i suoi libri precedenti.
Vite in frigorifero: “Quattro etti d’amore, grazie” di Chiara Gamberale
L’AUTRICE Chiara Gamberale è nata nel 1977 a Roma, dove vive. Ha scritto Una vita sottile (Marsilio, 1999), Color Lucciola (Marsilio, 2001), Arrivano i pagliacci (Bompiani, 2003), La zona cieca (Bompiani, 2008, Premo Selezione Campiello), Una passione sinistra (Bompiani, 2009) e Le luci nelle case degli altri (Mondadori). È stata anche autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici, come "Gap" (Raiuno), "Quarto piano scala a destra" (Raitre) e "Trovati un bravo ragazzo" (Radio24). Da gennaio 2010 conduce tutte le mattine su Radio2 "Io, Chiara e l’Oscuro" . Collabora con "La Stampa", "Vanity Fair" e "Il Riformista".

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