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Vivalascuola. A che punto è la scuola

Creato il 13 settembre 2010 da Fabry2010

Vivalascuola. A che punto è la scuolaPrimo giorno di scuola:
che cosa cambia.
I numeri della
“nuova” scuola.
Le ultime dal governo,
le ultime dalla scuola.

Anno scolastico 2010-2011: rivoluzione a scuola?
di Donato Salzarulo

Giovedì 9 settembre. Compro i soliti giornali. La copertina di SETTE, il magazine del Corriere, ha in prima pagina la fronte e gli occhi verdemiele di un’adolescente mentre scruta un libro aperto all’altezza del volto. Sotto a caratteri cubitali SCUOLA e il sottotitolo: “il manuale della rivoluzione”. Caspita. Sapevo che non era un pranzo di gala, ma far passare per “rivoluzione” ciò che accadrà quest’anno nelle scuole medie superiori è davvero troppo. Le parole possono essere usate per le operazioni più spudorate.

Osvaldo Roman, invece, con precisione e passione (contenuta) ha dato i numeri, ha fornito fin da giugno le cifre del disastro, della macelleria sociale in atto nel settore dell’istruzione. Numeri non smentibili e non smentiti. Soggetti, anzi, a peggioramento. E’ di ieri il report dell’OCSE che colloca l’Italia ad uno degli ultimi posti d’Europa per investimenti scolastici: il 4,5% del PIL contro una media OCSE del 5,7%. Il nostro Paese è anche uno degli ultimi per la percentuale di spesa pubblica destinata alla scuola: il 9% rispetto ad una media del 13,3%.

Ieri il Corriere, che stava confezionando il “manuale della rivoluzione”, questi dati semplicemente li ometteva e una striminzita informazione sul “rapporto OCSE” si poteva leggere a pagina 25 in due invisibili colonnine.

Si tratta, scrive Roman, di «un’aggressione senza precedenti» alla scuola pubblica. Ha ragione. Gli effetti sono e saranno devastanti. Lo sono oggi per le migliaia di persone lasciate a casa che la ministra Gelmini non riceve perché fanno “politica”; per i docenti in servizio che, con stipendi bloccati e cattedre dislocate, vedono peggiorare le loro condizioni di lavoro; per gli alunni che si vedono negare la piena realizzazione di un diritto costituzionale; per le famiglie che, oltre a penne e pennarelli, libri e quaderni devono dotare i loro figlioli della famosa carta igienica (e, tra parentesi, se hanno competenze e buona volontà, devono fornire alla scuola le più diverse prestazioni: dalla piccola manutenzione alla tinteggiatura di aule).

Lo saranno domani perché, se è vero, come ogni giorno ci viene ripetuto, che il capitale in istruzione, formazione e ricerca rappresenta il vero investimento per il futuro di un Paese, allora tagli alle spese scolastiche e licenziamenti di massa, rappresentano un terremoto sociale e renderanno l’economia della nostra penisola più depressa e asfittica. Per non parlare della cultura.

Si vuole suonare la campana a morto per i nostri figli e nipoti? Vogliamo diventare il Paese che, al tempo stesso, accoglie immigrati a basso costo per raccogliere pomodori, scaricare cassette, curare anziani e spedisce in giro per il mondo laureati nelle più diverse discipline? Forse bisognerebbe accostare queste notizie a quelle altrettanto allarmanti che provengono dalla Fiat o dalla Federmeccanica. Il nostro padronato, come si chiamava una volta, vuole competere con Cina, India ed altri paesi emergenti riducendo il costo del lavoro e azzerando diritti invece che innovando o producendo beni e servizi che quei paesi non sono in grado di produrre.

Si devasta la scuola pubblica; intanto, si assegnano 800.000 euro in due anni per lavori di ristrutturazione alla scuola della Bosina, creata dalla insegnante e moglie del Ministro Bossi, una scuola che si ispira alla “pedagogia padana” e che forma classi con non più di 15 alunni.

Dietro i numeri di Roman, bisogna immaginarsi volti, persone con nomi e cognomi, storie di vita, sacrifici, famiglie che stanno passando dalle illusioni di una “società del benessere” alle ansie e alle angosce di una “società del malessere” che li respinge. Per i molti, si capisce. Per chi non ha un lavoro o per chi, pur avendolo, si è visto negli ultimi anni ridurre i propri redditi a favore di quelli da capitale. Questi hanno la barca, vanno in ferie, forse mandano i figli alle scuole private e, nella Regione Lombardia, ricevono pure qualche contributo da Formigoni.

* * *

(Proponiamo l’articolo di Osvaldo Roman a cui fa riferimento Donato Salzarulo, uscito nel giugno di quest’anno qui, poiché fornisce un quadro esauriente dello stato della scuola pubblica italiana all’inizio del secondo anno della “cura Gelmini”. Sono state aggiornate dove necessario le date a cura della redazione di vivalascuola).

Danneggiata gravemente la scuola di tutti
di Osvaldo Roman

Dopo il primo anno di attuazione dei provvedimenti governativi riguardanti la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado e in vista di quelli che per la scuola secondaria superiore si realizzano nell’anno scolastico 2010-2011, si vedono gli effetti devastanti causati dall’attacco portato da questo Governo alla qualità dell’istruzione nel nostro Paese e di fatto al nostro futuro. Ulteriori gravi colpi sono prodotti dalla manovra Tremonti.

L’anno scolastico 2009-2010 è stato nel segno dei massicci licenziamenti di personale docente e ATA conseguenti ai pesanti tagli degli organici, accompagnati dalla riduzione degli orari di insegnamento e dalla sottrazione delle risorse finanziarie un tempo a disposizione delle singole istituzioni scolastiche.

Si tratta delle conseguenze, già più volte denunciate dal Pd, dai sindacati e da tanta parte della società civile, di una aggressione senza precedenti alla scuola pubblica, che viene così privata delle garanzie necessarie perché possa offrire un’istruzione efficace e di qualità, sferrata da questo Governo sin dall’inizio del proprio mandato a cominciare con i tagli previsti dal decreto legge 112/08 e dalla legge finanziaria 2008.

Quando ci si richiama alle scelte realizzate nei due anni dell’ultimo governo Prodi occorre ricordare che in quella la legge finanziaria c’era il piano triennale per l’immissione in ruolo di 150 mila precari. E’ pura malafede oggi dimenticarlo e distaccarlo dalla manovra di allora.

Riguardo ai tagli Tremonti-Gelmini è bene ricordare che per l’anno scolastico 2009-2010 si è trattato di 42.105 posti di docente e di 15.167 posti di ATA; ad essi hanno corrisposto i licenziamenti di 18 mila precari docenti e di 8 mila ATA per un totale di 26 mila precari licenziati.

Il pesantissimo taglio di personale previsto dall’art. 64 della legge n. 133/2008 proseguirà con i conseguenti effetti di bilancio nei prossimi due anni riguardando per l’a.s. 2010/11: 25.560 docenti e 15.167 ATA; per l’a.s. 2011/12: 19.676 docenti e 14.167 ATA.

Nei tre anni previsti si realizzerà un taglio di circa 8 mld sulle spese per l’istruzione (7.832 mld per l’esattezza) e di circa 132.000 posti negli organici del personale (87.400 insegnanti e 44.500 personale ATA).

L’anno finanziario 2010 sopporterà dunque una doppia riduzione dovuta all’effetto degli 8/12 della riduzione dell’organico 2009-10 e dei 4/12 dell’organico 2010-11. Così nell’anno finanziario 2010-11 confluiranno gli effetti delle riduzioni dei tagli riguardanti gli 8/12 del 2010-11 e dei 4/12 del 2011-12.

E’ bene infine ricordare, perché la questione è davvero indicativa di quello che intende Berlusconi per “regole” e per governo del “fare”, che tutto lo sconquasso attuato nell’ordinamento del nostro sistema di istruzione, tutta la manomissione dello stesso che si sta realizzando in questi anni dipende da una progettazione e da una indicazione legislativa di poche righe che si può così riassumere.

In base all’art. 64 della legge 133/08 al comma uno si fissa il criterio di riduzione dei docenti sopra ricordato:

“Ai fini di una migliore qualificazione dei servizi scolastici e di una piena valorizzazione professionale del personale docente, a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010, sono adottati interventi e misure volti ad incrementare, gradualmente, di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare comunque entro l’anno scolastico 2011/2012, per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei tenendo anche conto delle necessità relative agli alunni diversamente abili.”

Al comma 4 dello stesso articolo, alla lettera b), si stabilisce il “contenuto” della riforma:

“b) ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali”.

Accortisi che tali formulazioni non indicavano niente in particolare per la scuola primaria nel successivo decreto, poi legge n. 169/08, all’art. 4 comma 11 viene stabilito che

“nei regolamenti, di cui all’art, 64, comma 4, della legge 133/08, si preveda che le istituzioni scolastiche costituiscano classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di 24 ore settimanali”.

La situazione delle scuole e del personale scolastico, già molto compromessa, con l’anno scolastico 2010-2011 diventa ancora più grave.

  • Migliaia di docenti precari/e sono o diventeranno senza lavoro.
  • E’ aumentato e aumenterà ulteriormente il numero di alunne/i per classe impedendo così l’apertura di numerose classi della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, di conseguenza non verranno più rispettate le norme di sicurezza nelle aule scolastiche.
  • Non c’è più nessuno nelle scuole che possa sostituire i colleghi assenti: studentesse e studenti rimangono sole/i o sono ridistribuite/i nelle altre classi con un evidente e profondo impoverimento della qualità dell’insegnamento, nonché l’assoluta impossibilità di gestire logisticamente e con professionalità gli studenti.
  • Sono state ridotte le ore di lezione nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado (in particolare, in quest’ultimo ordine di scuola, sono state pesantemente ridotte le ore di insegnamento di Lettere e di Tecnologia).
  • Il tempo pieno quale sistema metodologico di didattica di qualità è stato snaturato mediante la soppressione delle ore di compresenza.
  • Numerosissime classi di scuola dell’infanzia non sono o non verranno attivate, per mancanza di organico o di specifici finanziamenti, lasciando a casa decine di migliaia di bambini e bambine, impedendo loro una utile socializzazione in una età così particolare e bloccando di fatto la possibilità di lavoro a centinaia di donne.
  • Nella scuola primaria sono stati drasticamente ridotti gli insegnanti specialisti di lingua inglese e necessariamente sono stati assegnati ambiti di insegnamento a docenti che in precedenza non li avevano mai affrontati, o che non li gestivano da molti anni. Il Ministro Gelmini, pervicacemente e tenacemente, non ne ha tenuto alcun conto, in spregio ai bambini e alle bambine e ai loro diritti e bisogni formativi.
  • Nella scuola primaria le classi a “tempo normale” non hanno più la struttura precedente di team ma una configurazione che si sta dimostrando dall’efficacia improbabile (ad esempio 9 ore ad un insegnante, 4 a un altro, 7 a un altro, 2 ad un altro ancora, di cui gli ultimi tre intervengono in una o due altre classi non parallele o contigue, solo in relazione ad una logica puramente ragionieristica di completamento dell’orario di permanenza presso la scuola).
  • In tali classi non è previsto un solo minuto di compresenza/contemporaneità: né per laboratori o recuperi o arricchimenti, né per supporto ad alunni disabili con sempre meno ore di sostegno, né per attività alternative o insegnamento dell’italiano agli stranieri, né per le supplenze dei colleghi assenti
  • Il tempo prolungato nella secondaria di primo grado non è assolutamente stato consentito a 40 ore, nonostante gli “spot pubblicitari” del Governo che ne avevano garantito la concessione, sono inesistenti le ore di attività alternative all’insegnamento della religione cattolica; il ritorno ai voti ha stravolto il clima relazionale e la didattica nelle scuole.
  • Molte classi in scuole di piccoli comuni di montagna e delle piccole isole non sono state riaperte o sono state accorpate a quelle dei comuni più vicini, obbligando così i ragazzi/e a percorrere ogni giorno numerosi chilometri spesso in situazioni estremamente disagiate.
  • Nella scuola secondaria di secondo grado gli insegnanti sono stati ridotti a causa dell’obbligo di costituire tutte le cattedre di insegnamento a 18 ore; ciò va ad incidere sulla qualità della didattica e dell’offerta formativa anche con negative ripercussioni sull’organizzazione della composizione delle cattedre interne alla scuola a detrimento della qualità dell’insegnamento.
  • Non sono state attivate le sezioni primavera, efficace e lungimirante sperimentazione avviata dal Ministro Fioroni durante il Governo Prodi, che consentivano di coprire il segmento dai 18 ai 36 mesi di età dei bambini e delle bambine con strutture specializzate per quella fascia di anni e che permettevano un reale inserimento delle donne nel mondo del lavoro.
  • Le nostre scuole sono piene di debiti e non riescono più a garantire un servizio di qualità, dall’ottobre del 2008 non hanno più ricevuto fondi per il proprio funzionamento, e si sono viste ridurre drasticamente quelli per le supplenze, per l’offerta formativa, per il supporto alla autonomia, per l’implementazione di una feconda ricerca/azione che genera crescita culturale di istruzione e di innovazione.Sono stati accreditati pochi spiccioli per i corsi di recupero obbligatori che hanno funzionato con orari ridotti ed accorpati per più ambiti disciplinari.
  • E’ stata effettuata la prima tranche di tagli lineari al personale ausiliario tecnico ed amministrativo a cui se ne aggiunge una analoga (di 15.000 posti) per il presente anno scolastico. A causa di ciò i ragazzi e le ragazze rimarranno nei plessi scolastici senza alcuna sorveglianza, numerose scuole avranno difficoltà persino nell’apertura e nella chiusura dello stabile e nel mantenimento di una dignitosa pulizia dello stesso. Le segreterie dovranno effettuare orari ridotti a causa della mancanza di personale e i laboratori delle scuole, spesso modelli di tecnologia per i notevoli investimenti ivi effettuati, rimarranno chiusi a causa della mancanza di assistenti tecnici.
  • Non sono stati rifinanziati i piani per l’edilizia scolastica che il Governo Prodi aveva previsto nel triennio 2007-2009 al fine di attivare un lungimirante piano pluriennale, di concerto con le regioni, per la messa a norma e la modernizzazione dei nostri plessi scolastici. Solo di recente sono stati impegnati, ma non ancora assegnati, 358 milioni dei 1.000 previsti nel mese di marzo 2009 dalle delibere CIPE che hanno sottratto al Sud i FAS stanziati dal governo Prodi per ridurre le differenze di sviluppo in quelle regioni anche nelle strutture scolastiche.
  • Con i regolamenti riguardanti la scuola secondaria superiore, che entrano in vigore nell’anno scolastico 2010-11, si mortifica gravemente l’assetto dell’istruzione tecnica e professionale impoverendone i curricoli specialmente con riferimento alle attività di laboratorio.
  • La licealizzazione del restante settore degli studi secondari superiori comporta l’indiscriminata eliminazione di tutte le sperimentazioni e l’impoverimento dei diversi curricoli formativi.
  • L’educazione degli adulti viene fortemente ridimensionata soprattutto con l’esclusione in un momento difficile per le pratiche di integrazione, di gran parte degli immigrati che fino a quest’anno la frequentavano.

Le malefatte e le bugie della Gelmini

1. Più studenti meno insegnanti e ATA
E’ un dato di fatto inoppugnabile che nella scuola nell’anno scolastico 2009-2010 ci sono stati più studenti e meno personale docente e ATA.

Gli studenti passano dai 7.768.506 dell’a.s. 2008-09 ai 7.805.947 del 2009-10.

I docenti da 730.566 a 703.185.

Gli educatori da 2.451 a 2.291.

Gli ATA da 251.628 a 236.451.

2) Il tempo pieno
Fino a quando non saranno resi noti i dati riguardanti la fine che hanno fatto nell’a.s. 2009-2010 quel 20,2% di classi funzionanti, nei team dell’anno 2008-2009, con un orario fra le 31 e le 39 ore settimanali, non si potrà sapere quante di queste, con o senza mensa, sono state spacciate per tempo pieno.

Un comunicato ministeriale di qualche mese fa sosteneva che le classi a tempo pieno nell’anno 2010-2011 sarebbero arrivate a 37.275. Rispetto al 2009-2010 aumenterebbero di 782 unità aggiungendosi alle 2176 classi aumentate nell’anno 2009-2010 rispetto al precedente. In realtà sembra molto difficile che ciò corrisponda a verità. Ciò in quanto nel conteggio delle classi a 40 ore sono state considerate classi già funzionanti nei team con orario tra le 31 e le 39 ore.

Il MIUR sostiene che nel 2009-2010 le classi a tempo pieno sono aumentate dell’8%, interessando circa 50.000 alunni. In realtà, stando ai dati ufficiali, si deve ritenere che nell’anno scolastico 2009-2010 l’eliminazione dei team da 31 fino a 39 ore ha comportato l’aumento del 6,38% delle classi a 40 ore settimanali (57.000 alunni) con la contestuale eliminazione di circa 160.000 ore di lezione (450.000 : 25X9 = 160.000) alla settimana riguardanti circa 450.000 alunni (5.280.000 ore di lezione in meno nel 2009-2010).

Per l’anno 2010-2011 le notizie che provengono dalle province presentano una situazione di riduzione delle classi a tempo pieno nella scuola primaria che le circolari degli Uffici scolastici provinciali propongono di rimpiazzare in parte utilizzando le 4 ore di compresenza sottratte al tempo pieno. Dieci insegnanti per classe: questo è il maestro unico della Gelmini!

3) Il maestro unico
Il maestro unico di cui alla legge 169/08 non esiste!
Il ministro Gelmini si riempie continuamente la bocca con il termine maestro unico. I comunicati ministeriali parlano di “maestro unico-prevalente” che sarebbe presente in tutti i modelli orari esistenti.

Il ministro, o chi per lui, fa molta confusione e racconta molte bugie. Probabilmente si verificherà uno strano paradosso: uno dei motivi per cui il Regolamento sul primo ciclo non attua la legge 169/08 è perché esso in esso non si parla più del maestro unico.

Non si parla più del maestro unico con 24 ore di lezione settimanali la cui figura giuridica doveva essere definita in sede contrattuale. Oggi in Italia non esiste un solo maestro unico che corrisponda ai dettami della legge Gelmini. Si legga l’art. 4 della medesima legge per rendersene conto!

La Gelmini e i suoi consiglieri paraministeriali parlano di maestro unico prevalente e sostengono che su questa figura dovrebbe imperniarsi l’organizzazione didattica delle classi con 24, 27, 30 e 40 ore settimanali di lezione.

Nella scuola primaria la riduzione delle compresenze, tanto nel tempo pieno quanto nell’organizzazione modulare del team di 3 docenti su due classi, produrrà gravi conseguenze sul piano della continuità didattica (milioni di studenti non hanno più avuto gli insegnanti che li avevano seguiti nel precedente anno scolastico) e, quindi, della qualità del processo di insegnamento-apprendimento.

4. Il personale precario
Le 16 mila nomine a tempo indeterminato, 8 mila docenti e 8 mila ATA (ben inferiori alla tranche annuale di 50 mila docenti e 10 mila ATA del piano triennale di immissione in ruolo previsto dalla Finanziaria 2007 e mai abrogato dal presente Governo), realizzate nell’anno scolastico 2009-2010, non hanno coperto tutti i posti lasciati liberi dai pensionamenti. Non risulta al momento definita la questione delle nomine a tempo indeterminato per l’anno scolastico 2010-2011, che potrebbero ricadere nei divieti posti dal decreto legge 78/10.

Inoltre, va ricordato che nell’anno scolastico 2009-2010 vi sono stati migliaia di incarichi annuali coperti da lavoratori precari destinati al licenziamento nei prossimi anni per ottemperare al pesantissimo taglio di personale previsto dall’art. 64 della legge n. 133/2008 (per l’a.s. 2010-2011: 25.560 docenti e 15.167 ATA; per l’a.s. 20112012: 19.676 docenti e 14.167 ATA).

Peraltro, la legge di assestamento del bilancio 2009 ha definito ulteriori massicci tagli alla spesa per gli incarichi a tempo determinato, che si è ridotta complessivamente di 577.064.995 euro. Con tale riduzione, che risulta aggiuntiva rispetto a quella di 456 milioni già operata in attuazione dell’art. 64 della legge n. 133/2008, si sono provocate serie difficoltà nella corretta retribuzione di quanti comunque hanno ricevuto un incarico annuale.

I precari della scuola, docenti e ATA, sono in numero ben maggiore ai 26 mila che non sono stati confermati nell’anno scolastico 2009-2010: secondo le stime ufficiali del Miur, relative all’anno 2008-2009, i docenti con incarico a tempo determinato erano stati ben 131 mila. Quelli inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, dopo le ultime 8.000 nomine a tempo indeterminato, sono circa 200.000. Questi dati non rappresentano solo l’avvilente incertezza per il futuro professionale dei lavoratori coinvolti, ma denunciano anche la mancata continuità didattica che viene negata a migliaia di studenti.

Di fronte a questa realtà la Lega Nord ha presentato alla Camera una proposta di legge che, in un quadro di federalismo dai connotati autoritari e separatisti, elimina le graduatoria ad esaurimento dei docenti precari per sostituirle con un reclutamento localistico e discrezionale attuato sotto un pesante controllo politico che non ha riscontri neppure nel vituperato settore della sanità.

I contratti di disponibilità
La soluzione realizzata con i cosiddetti “contratti di disponibilità” si è dimostrata del tutto insufficiente, poiché se da un lato ha sostituito di fatto i limitati ammortizzatori sociali già operanti nel passato anche per il personale scolastico, dall’altro non ha salvaguardato la risorsa docente e al contrario ha creato discriminazione tra i precari, dato che la priorità per le supplenze brevi, offerta esclusivamente a coloro che lo scorso anno sono stati destinatari di una supplenza annuale, ha sottratto le uniche opportunità di impiego a quei docenti che da anni lavoravano con supplenze di circolo o di istituto.

La scelta del Governo di ricercare accordi con le singole Regioni, affinché integrassero con risorse proprie quelle già previste per l’indennità di disoccupazione, ha rappresentato un palese tentativo di scaricare sulle Regioni il costo sociale dei tagli irresponsabili imposti al sistema scolastico nazionale dall’esecutivo Berlusconi.

5) Che fine ha fatto il Decreto Interministeriale sugli organici?
Dopo la confusa emanazione dei Regolamenti recanti la “revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione” e le “norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola” si deve denunciare con forza che non sia ancora ufficialmente esistente e pubblicato sulla G.U. il Decreto Interministeriale sugli organici, in base al quale nell’anno scolastico 2009-2010 sono stati costituiti gli organici delle singole scuole e operate le descritte massicce riduzioni di posti.

Anche per l’anno 2010-2011 la Circolare sugli organici reca solo uno Schema di Regolamento privo di qualsivoglia efficacia giuridica. Si ripropone uno scenario di illegalità più volte denunciato in Parlamento. Il TAR del Lazio riunito il 14 maggio 2010 ha rinviato per l’ennesima volta, questa volta ad ottobre, la sua decisione sul ricorso per l’annullamento del D.I. dello scorso anno non essendo ancora disponibile il testo ufficiale!

6) Colpito l’obbligo decennale d’ istruzione
L’iniziativa governativa ha proceduto colpo su colpo nell’intento di stravolgere e svuotare di sostanza l’innalzamento dell’obbligo di istruzione voluto dal precedente governo Prodi.

Già con la legge 133/2008 l’esecutivo Berlusconi aveva reso permanente la possibilità di assolvimento dell’obbligo di istruzione decennale nella formazione professionale regionale. Si è poi imposto di estendere persino ai percorsi di apprendistato tale possibilità di assolvimento. Si è trattato del tentativo di un brutto ritorno al passato, volto a mortificare gli sforzi compiuti per far acquisire a tutti i ragazzi entro i 16 anni quel patrimonio di saperi e competenze necessario per affrontare la vita adulta con consapevolezza e pari opportunità.

Tale modifica pare ignorare che l’obbligo dei 10 anni di istruzione riguarda essenzialmente la fascia tra i 14 e i 16 anni e che il Governo precedente, dal 1 settembre 2007, ha elevato a 16 anni l’età dei minori per l’accesso al lavoro e quindi anche alle attività di apprendistato (che è un contratto di lavoro, anche se a causa mista).

Se non si abroga questa previsione legislativa è quindi, a nostro parere, impossibile accedere all’apprendistato a 14 anni e assolvere l’obbligo di istruzione in quel percorso. Ma non basta. La norma è priva di ogni significato anche in relazione all’acquisizione dei saperi e delle competenze prevista dai curricula dei primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore (come previsto dal Regolamento riportato nel DM 139/2007): e dallo stesso certificato di assolvimento dell’obbligo recentemente emanato dopo gravi ritardi.

La manovra Tremonti
La manovra Tremonti, attuata con il Decreto legge n. 78/10, colpisce ulteriormente in modo grave ed indiscriminato il mondo della scuola.
(continua qui; vedi anche qui)

* * *

La settimana scolastica
di Francesco Accattoli

D’estate non sono andate in vacanza le questioni legate alla tematica del lavoro e della qualità dell’istruzione: sono proseguite da un lato il percorso di attuazione della “riforma” Gelmini, dall’altra le proteste del docenti precari ed i commenti alle scelte del Governo.

Un botta e risposta iniziato a fine luglio con le dichiarazioni dell’on. Gelmini a proposito del DDL sull’università, con le quali il Ministro ha manifestato piena soddisfazione per il parere positivo espresso dal Senato.

La risposta degli studenti, della FLC CGIL e del lavoratori dell’università, dai docenti ai rettori ai ricercatori non si è fatta attendere: sebbene con toni differenti, è stata pressoché unanime la contrarietà per una riforma percepita come iniqua ed insostenibile per il sistema universitario.

Con il mese di agosto e l’inizio delle operazioni di nomina del personale docente a tempo determinato sono arrivate le grandi manifestazioni di protesta da parte dei precari della scuola contro la Legge 133.

Davanti agli Uffici Scolastici Provinciali, nei luoghi deputati alle operazioni di nomina e nelle piazze di numerose città il personale della scuola, dai docenti di ogni ordine e grado agli ATA, ha dato vita a presidi ed iniziative contro i tagli previsti dalla Riforma e contro l’impoverimento del sistema scolastico italiano. Una protesta con punte di drammaticità, una protesta che ha visto scendere in campo anche l’Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, con un articolo di Davide Rondoni, però subito ridimensionato dalle parole dell’autore stesso e dalla risposta del Ministro.

Il nodo del precariato è e resta la questione più devastante del mondo della scuola. Il ministro Gelmini prima dichiara (nella conferenza stampa del 2 settembre) che non incontrerà i precari, affermando che “a protestare sono militanti politici, iscritti anche a Italia dei valori” (?), poi (venerdì 10 settembre) illustra a Palazzo Chigi le modalità di assunzione del personale docente per i prossimi anni, la definitiva chiusura delle SSIS e auspica una progressiva diminuzione del precariato grazie ai pensionamenti previsti per i prossimi anni. Rimane ignorato il tema del taglio dei posti di lavoro e della qualità dell’istruzione, per cui la tensione nel mondo della scuola rimane altissima.

Non risolve il problema la cosiddetta “salvaprecari”, il decreto istituito durante l’a.s. 2009/2010 che consente una serie di piccoli vantaggi a chi fosse rimasto senza lavoro dopo le nomine degli USP, uno su tutti la possibilità di ottenere i famosi dodici punti da inserire in graduatoria, ma anche tante umiliazioni e la semplice dilazione del problema. Le proteste dei coordinamenti dei precari ribadiscono infatti che il decreto “salvaprecari” non risolve affatto la questione del taglio di posti di lavoro e della qualità della scuola italiana, a cui lo Stato destina una spesa inferiore alla media europea secondo un recente rapporto dell’OCSE.

Intanto i benefici del decreto salvaprecari sono stati estesi anche a coloro che abbiano lavorato nel 2009/2010, così come chiesto dalle sigle sindacali. Avvicinandoci all’apertura dell’anno scolastico, diventano sempre più evidenti i problemi strutturali e quelli legati alla “riforma”, come il sovraffollamento delle classi: stando al decreto del Ministero dell’Interno del 26 agosto 1992, “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”, la presenza massima ipotizzabile all’interno di un’aula scolastica è di 26 persone, e cioè 25 alunni, più il docente, norma evidentemente disattesa dalla realtà di classi ben oltre le 30 unità al via dell’anno scolastico.

Nel frattempo dai risparmi del fondo di istituto, che finora rimanevano a disposizione delle scuole, verranno detratti 5 milioni di euro all’anno per organizzare corsi gestiti dalle Forze Armate “intesi a fornire le conoscenze di base riguardanti il dovere costituzionale di difesa della Patria, le attività prioritarie delle Forze armate, in particolare nelle missioni internazionali” ecc. E la Provincia di Milano ottiene 300 mila euro dal governo per corsi facoltativi di milanese e “educazione padana”.

Nonostante le rassicurazioni del Ministro Gelmini, il 1° giorno di scuola vede, peggiorati dalla ulteriore diminuzione delle risorse (vedi ad es. a Roma, Napoli, Torino, Genova, Parma, Bari), i problemi problemi di sempre, l’autunno si presenta caldo e l’agenda delle manifestazioni contro la Riforma continua a rimanere fitta di appuntamenti (vedi a Messina, Milano, Pescara, Parma, Bologna, il 15 settembre in Toscana, il 29 settembre in tutta Italia).

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10 domande al ministro Gelmini
Assemblea delle scuole del Milanese

Il Ministro Gelmini, nella sua conferenza stampa del 2 settembre (vedi la conferenza, alcune bugie del ministro, il commento di Simonetta Salacone), ha affermato di non voler incontrare i precari in sciopero della fame, ma che avrebbe con piacere risposto a domande specifiche.

La Yourcenar, nel suo Memorie di Adriano, fa dire all’Imperatore. “Aveva ragione quella postulante, che m’ero rifiutato un giorno di ascoltare fino alla fine, quando esclamò che se mi mancava il tempo per darle retta, mi mancava il tempo per regnare”.

Non possiamo pretendere che il ministro dimostri la stessa sensibilità democratica di un imperatore romano. Così l’accontentiamo rivolgendole domande molto concrete, alle quali siamo certi vorrà dare risposta.

1. Lei sa che i tagli alle elementari hanno cancellato qualsiasi possibilità di realizzare il vero tempo pieno, fatto di tempi distesi e di compresenze, di lavoro in piccoli gruppi, di progetti, di uscite e laboratori per favorire l’apprendimento di tutti?
2. Cosa risponde ai genitori costretti a pagare un contributo “volontario” di 130/200 € in scuole che vantano, nei confronti del suo Ministero, crediti di 130/200.000 €?
3. I paesi Ocse spendono in media il 5,7% del prodotto interno lordo per il sistema scolastico e l’Italia il 4,5%, come lo spiega?
4. Sa che le 10000 assunzioni a tempo indeterminato di questo anno coprono una percentuale insignificante dei posti che ogni anno servono per far funzionare la scuola?
5. Come mai non c’è un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità come prevede la legge, tanto che spesso questi alunni sono seguiti solo 4/6 ore a settimana?
6. Lei è al corrente del fatto che nelle scuole medie la sua manovra ha avuto l’effetto di cancellare laboratori espressivi, italiano per stranieri, interventi di recupero e potenziamento?
7. Ritiene sia giusto rispettare la legislazione sulla sicurezza? Sa che le classi con un minimo di 27 alunni e un massimo di 35 per classe, imposte dalla sua manovra, sono proibite da norme vigenti che impongono un massimo di 25 alunni?
8. Aver cancellato le sperimentazioni nei Licei, ispirandosi alla riforma del 1923, risponde ad una esigenza di rinnovamento? Aver tolto ai Licei Artistici l’11% del tempo scuola e ai Linguistici il 17% equivale ad un “potenziamento dell’offerta formativa”?
9. Come giustifica l’aver ridotto drasticamente l’orario degli Istituti Professionali e Tecnici, tagliando su quelle materie che ha affermato di voler potenziare? Sa che le attività di laboratorio diminuiscono del 20/40%? Vuole che le forniamo le tabelle di confronto?
10. Quali motivazioni didattiche l’hanno spinta a eliminare ore di lezione, negli Istituti Tecnici e Professionali, anche nelle classi successive alle prime? Ritiene giusto che chi si è iscritto ad un percorso prima della “riforma”, scopra che è stato cambiato a metà strada?

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L’occhio del Lupo
Cultura e fame
La Gelmini non riceve i precari della scuola perché, dice, “sono stati strumentalizzati dalla politica”. Pensare che ‘sti insegnanti si credono intellettuali. Faticheranno con lo stipendio, d’accordo, spesa e affitto e bollette saranno ogni mese una sfibrante avventura, ma dovrebbero saperlo che tutto è cultura. Che tanti bisogni sono indotti. E invece ignorano che se non fosse per qualche dirigente di partito nemmeno la sentirebbero, la fame – tant’è che qualcuno ci si è messo pure in sciopero, costa niente. Ignorano che se spirassero senza l’ombra di una spinta politica, se non fossero “strumentalizzati”, non solo non se ne accorgerebbero, ma Mariastella potrebbe averla una (cristiana?) parola di conforto, di benedizione. Somari! (Michele Lupo)

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Tutti i materiali sulla “riforma” delle Superiori qui.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Un manuale di resistenza alla scuola della Gelmini qui.

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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Cub.

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Francesco Accattoli, Alessandro Cartoni, Michele Lupo, Giorgio Morale, Roberto Plevano, Lucia Tosi)



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