Solo
chi è in malafede può negare la gravità di quanto è stato
ampiamente e incontestabilmente documentato da Fanpage, ma per
affermare che il risultato delle Primarie tenutesi a Napoli debba
comunque ritenersi fuori discussione non basta la malafede: occorre
una robusta faccia tosta per negare l’evidenza
e un
fiero disprezzo per le più elementari regole democratiche, doti che
non difettano agli sgherri di Matteo Renzi, nelle cui dichiarazioni a
commento del ricorso presentato da Antonio Bassolino riverbera
l’arroganza
di chi si sente padrone del Pd e non tollera che si sollevino
obiezioni sull’esito
di un voto che era proprio quello desiderato: a Valeria Valente
saranno andati i voti di cosentiniani, di cuffariani, di poveracci
che non ne conoscevano neppure il nome prima che li si portasse ai
seggi mettendogli un euro in mano, ma quel che importa è che abbia vinto, non importa come, perché era la candidata gradita a Matteo Renzi.
Lo scarto di voti che le ha dato la vittoria su Antonio Bassolino è
così esiguo da porre seri dubbi sulla validità del risultato? Non
importa, dice Matteo Orfini.
Fa
niente, gli fa eco Lorenzo Guerini. E in due non fanno un grammo di
pudore.