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+1 - Ovvero la paglia con Checco, la faccia di Irene il rock di Terry

Creato il 21 giugno 2012 da Alesan
+1 - Ovvero la paglia con Checco, la faccia di Irene il rock di TerrySe penso all'ultima volta che ho vissuto un attimo di vera pace, di tranquillità cordiale e fumante di tante particelle di relax penso a una mattina di metà maggio. Era il 16, forse il 17. Mi aggiravo per il mitico quartiere Due Ponti, nei pressi della discarica urbana, i Rancid canticchiavano Civilian ways per radio, come al solito, come ogni mattina da quando il viaggio all'asilo Balena blu tocca a me per motivi di maternità (non mia). Una voglia incredibile di sigaretta e la sosta, accostando a destra, per scendere a fumare in santa pace. A volte la vita di villaggio sa essere preziosa. Così capita che alle 8 e 40 del mattino, in quel punto, passi Checco Gozzi, uno che nel Bronx carpigiano ci è cresciuto. Una sigaretta tra amici, due chiacchiere, due cazzate, due parole sull'Inter e un vaffanculo all'assessorato.... da parte mia, che contesto a prescindere e prescindo dalle contestazioni. Non è che si parlasse di molto, la Notte bianca in arrivo, il nostro villaggio in attesa di un'estate da vivere senza collassare di afa e umidità davanti al bancone di un bar, le idee per dare vita e musica alle vie di ogni quartiere. Eravamo lì, io e Checco, nella pace del mattino. Poi, passate le ore, tante o poche che fossero, i problemi di ognuno erano i problemi di tutti. E fu il 18 maggio. Due mesi prima era stato il decimo anniversario della morte di mio padre. Un mese prima avevo scritto l'ultimo post in questo blog. In mezzo c'era stato il mondo. Nella sua ordinarietà, nel suo costante e noioso incedere, spezzato da una sigaretta, una birretta e due cazzate.
Il 18 maggio, sotto i nostri piedi, una scossa di magnitudo 1.9 scosse il terreno. Nessuno se ne accorse, nessuno tremò. Nessuno disse nulla.
Il 19 maggio, a Brindisi, un pazzo fa saltare delle bombole di gas davanti alla scuola Morvillo-Falcone. Uccide una ragazza e ne ferisce un bel po'. Il lutto, il pianto, le feste che si fermano, le voci che tacciono. "Un paese che non riesce a smettere di sanguinare" scriverò sui social network di riferimento, come se i social network fossero davvero le nostre vite. Un presidio in memoria e la notte bianca che si tinge di rosso prima di sparire. Non più musica. Non più balli.
All'una e quindici minuti circa del 20 maggio mi corico a letto. Una scossa di magnitudo quattroequalcosa scuote la terra. Il letto balla, si muove in modo innaturale... la casa scricchiola. Il cuore batte forte, l'adrenalina spinge. Non tutti hanno sentito e soprattutto mi accorgo che il mondo non sembra poi così sconvolto. Mi alzo. Giro per casa, teso. Ansioso. Preoccupato. E' solo un terremoto, mi dico, solo un terremoto. Bene, si è ballato... ma è successo tante volte e pazienza.
Sempre 20 maggio. Alle quattro del mattino una scossa di magnitudo 5.9 colpisce l'Emilia. Come un drago sotterraneo parte da Finale Emilia e travolge il sottosuolo. Scuote e sbatte tutto quello che c'è sopra. Il risveglio è pesante. Il realizzare l'accaduto è peggio. E' il rock 'n' roll ragazzi, Terry è arrivato in città. La gente riempie le strade, la piazza sembra piena come i giorni di mercato. I social network assomigliano di nuovo alla vita vera. La prima foto, su Twitter, è il castello di Finale, raso al suolo... il cuore batte fortissimo. La domenica passerà tra scosse e scossette, tra paura e tensione. Si comincia la conta dei crolli e quella dei morti come se la guerra fosse finita. E prima di trasformarci tutti in esperti dei geologia e vulcanologia, ci accontentiamo di sapere come stanno le cose. Perché la nostra presunzione è sempre quella, noi sappiamo. E basta. Il resto sono chiacchiere, lo sciame sta passando e si ballerà un pochino.
Non c'è molto da dire che non sia già stato detto, scritto, letto. Quello che la gente non può dirvi, non può spiegarvi è il dopo, è il rock 'n' roll che ti rimane dentro. Perché poi ti calmi, poi te ne fai una ragione... fino al 29 maggio. Poi non hai più spiegazioni, non puoi davvero dire cos'è il dopo se non narrando di epiche immagini di fotografie di un attimo che non riescono comunque a dire cosa sia ora.
Il 29 maggio la terra balla ancora parecchio, ma ci si sta abituando all'idea dell'assestamento. Alle 9 del mattino però Terry apre le danze con un magnitudo 5.8. Sette minuti e segue un 4.0, altri due minuti e c'è un 4.1. In un'ora e poco più la terra si scuote di continuo, senza sosta, decine di movimenti oltre il 3 di magnitudo. Alle 10.25 un 4.7, due minuti dopo un 4.5. Mi aggiro per la piazza di Carpi con Antonio, orecchiando quel concerto di boati, lacrime e sirene. Siamo rassegnati. Il mondo finirà, è ovvio. A cinque minuti alle 13 sono ancora lì, in Piazza Martiri, dopo aver spedito la famiglia nel reggiano ed essere andato a verificare lo stato del duomo che, stando agli sms che ricevo, dovrebbe essere crollato. Incontro marcomorandidettokitoz. Mi accorgo che la giornata potrebbe volgere al meglio. Che la paura finirà. Leggo un messaggio sul telefono del lavoro, è Irene. "Non dimenticherò mai la tua faccia", mi scrive. Era con me alle 9. In un bar. Non la dimenticherà mai, dice. Non la dimenticherà. Chi dimenticherà?
E' la musica, mi dico, è il pogo di Terry, ne usciremo. Il mondo è in piedi. E' il momento. Marcomorandidettokitoz e io valutiamo i danni, con i pochi presenti in piazza; con i pompieri, il sindaco in versione George W "do appoggio alle truppe" Bush, i vigili urbani. Ragazzini e signori, tutti lì a guardare come siamo messi. Teniamo botta. Siamo emiliani. Sticazzi. Andiamo a farci una birra? Andiamo, cazzo, fammi fare un bancomat...
29 maggio 2012, ore 12.55 e 55 secondi. Terry on stage. It's just rock 'n' roll baby.
Una scossa 5.3 coglie tutti alla sprovvista. Se vi fanno impressione le immagini dei palazzi crollati, di Cavezzo in ginocchio, di Novi che sanguina, voi, ancora, non potete immaginare cosa sia il 29 maggio. Dopo le 9 del mattino. Dopo le 12.55. Alle 13.00 e 2 secondi arriva un 4.9, 23 secondi dopo (ventitré secondi dopo!) un 5.2, sette minuti e arriva un 4.0. La terra non si ferma: mai. Sono attimi in cui le musiche del corpo e dell'anima si mischiano con la grancassa della terra che accompagna. Non è soltanto quello che vedi o senti, cornicioni che esplodono, asfalto che si solleva, volti che si deformano, sirene spiegate, lacrime, disperazione, urla, un 11 settembre nel cuore che manda crisi di panico, attacchi di follia, lacrime e incredulità. Frasi sconnesse, preghiere, esplosioni. E' la fine del mondo cazzo, non può che essere così. Non è che uno vi può parlare di poesia o raccontare storie, dirvi che si risorge perché tanto siamo emiliani e blah blah blah... non è che intorno a questo ci costruiamo un poema. Non vi si può dire come gli occhi di Terry vi seguano sempre, per giorni, settimane, anni, per colpire ancora, per distruggere, per lasciarvi senza fiato. Ma non c'è nulla da descrivere.
Perché la paura non si descrive, la musica della terra nemmeno. E' solo un attimo, sapete, quegli attimi in cui capisci che ci sarà un prima e un dopo, quegli attimi in cui tutto sembra finire, in cui ti attacchi a un sacco di stronzate, quegli attimi in cui vorresti essere freddo ma, semplicemente, la paura esplode. Poi razionalizzi e ti alzi le maniche ma i nervi, quelli, rimangono scoperti. Ringrazi gli amici che ti offrono riparo, quelli che te lo danno, che ti aiutano, che ti scrivono o ti abbracciano forte. Mentre nella tua mente le sirene e le urla non si placano, mentre davanti ai tuoi occhi spariscono i telegiornali e rimangono la desolazione, la paura, ogni fottuta vibrazione.
Il corpo vibra di continuo, la paura ha una forma ed un rumore, un boato, un urlo cupo e profondo che sale e sconvolge corpi, anime e pensieri. Ogni giorno è una vibrazione, ogni parete che scricchiola, ogni movimento. E' il vento? E' un camion? E' un aereo.
E quella bambina che trema nel parcheggio a ogni colpo di tosse. A ogni foglia che cade. A ogni portiera che sbatte. E ti chiedi come sarà da adulta. E ti chiedi se sarà ancora emiliana. E ti chiedi se anche tu puoi farcela anche se sai che devi farcela, persino per lei, persino per quella bambina.
E' una macchina? E' uno scooter? Di certo non è Superman. E' una scossa... speriamo sia piccola... ma tanto passa. E tanto non si dorme. Si sta sul PC per continuare a credere di non essere soli. Non c'è più poesia, non c'è più musica. Si aspetta solo un boato, sempre quel boato. Ma intanto nessuno si ferma, nessuno si prende sul serio. 
Una sigaretta con Checco. Una cazzata dopo l'altra. I Rancid e la loro Civilian ways... "non dimenticherò mai la tua faccia".
E non hai visto quella delle 13...
Trenta giorni fa, trenta +1 ci hanno svegliato nella notte. Poi il mondo ha tremato di continuo e non puoi dire ai bambini che è cattivo. La terra è viva, si muove, come fanno gli uomini, nin c'è cattiverua in tutta la paura trasmessa nei nostri piccoli corpi.
E non sai mai se è l'ultima, e non sai mai se ha finito, e non sai mai... non sai. Non sai. mentre la parete del salotto vibra ogni notte. E tu pensi, tra una birra e una sigaretta, che smetterà. Anche se hai paura che non sia così, sai che smetterà. E lascerà solo la paura. I nervi a fior di pelle. Una ragazza morta davanti a una scuola. Una notte rosso sangue. Gli operai nei capannoni. Don Ivan. Mara senza più una casa. Gli amici, le amiche, gli amanti e i poeti.
Una sigaretta con Checco e gli occhi di Irene.
Una ballad dei Rancid, e tanta vita davanti.

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