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15/04/2016 - Petrolio: GAM, le implicazioni sul mercato del petrolio, aspettando Doha

Creato il 15 aprile 2016 da Orizzontenergia

Dopo aver sfondato al ribasso la soglia dei 30 dollari al barilebarile
Unità di misura in uso nei Paesi anglofoni per la misura volumetrica del petrolio e dei suoi derivati. Corrisponde a circa 159 litri.
, il petroliopetrolio
Combustibile di colore da bruno chiaro a nero, costituito essenzialmente da una miscela di idrocarburi. Si è formato per azioni chimiche, fisiche e microbiologiche da resti di microorganismi (alghe, plancton, batteri) che vivevano in ambiente marino addirittura prima della comparsa dei dinosauri sulla terra. I principali composti costituenti del petrolio appartengono alle classi delle paraffine, dei nafteni e degli aromatici, che sono composti organici formati da carbonio e idrogeno e le cui molecole sono disposte secondo legami di varia natura.
ha recuperato terreno attestandosi ad oggi sugli stessi livelli dello scorso dicembre. Sebbene ci aspettiamo ulteriore volatilità, il punto di svolta del mercato del petrolio sembra vicino.

L’attuale crisi del prezzo del petrolio discende da tematiche legate al lato dell’offerta: la crescente produzione americana di shale da un lato e il contestuale aumento della produzione dei Paesi OPEC fino alla massima capacità dall’altro. Al contrario, la crescita della domanda è ai livelli più alti degli ultimi anni. Il taglio degli investimenti, il più massiccio mai visto nell’industria petrolifera e del gas, porterà inevitabilmente a un calo della produzione. Dinanzi alla solidità della domanda, l’eccesso di offerta dovrebbe essere assorbito nella seconda metà dell’anno, elemento che dovrebbe trovare riscontro nei prezzi.

Domenica 17 l’OPEC e la Russia cercheranno di raggiungere un accordo sul congelamento dei volumi di produzione sulla base di quelli di gennaio 2016, ma la mancata partecipazione dell’Iran all’accordo ha aperto degli interrogativi sull’esito del meeting. Tuttavia, si tratta di un aspetto che potrebbe generare una certa volatilità nel breve periodo, ma non un impatto significativo dal punto di vista di domanda e offerta dato che sia la Russia che l’OPEC, eccetto l’Iran, stanno già producendo a pieno regime.

Nel 2016 l’elemento chiave nel processo di ribilanciamento sul mercato del petrolio è il calo della produzione statunitense, laddove, nel segmento dello shale oil le conseguenze del taglio degli investimenti si manifestano più rapidamente rispetto a quanto accade nei tradizionali giacimenti petroliferi. Il calo superiore al 75% del numero delle piattaforme petrolifere negli Stati Uniti dalla metà del 2014 ad oggi ha portato a un’accelerazione del calo della produzione nelle ultime settimane. E si tratta di un trend che dovrebbe andare avanti nei prossimi mesi. Il motore di crescita dell’offerta globale di petrolio degli ultimi sei anni è entrato in una fase di profondo declino. Mentre questo elemento sarà il principale fattore di ribilanciamento nel 2016, dal 2017 i tagli degli investimenti dovrebbero cominciare a influire sulle attività di estrazione tradizionale al livello globale, elemento in grado di generare un potenziale deficit di offerta. Dalla fine del 2014, l’iter di approvazione per nuovi progetti nel settore del oil & gas è virtualmente entrato in una fase di stallo. Per via dei lunghi periodi di esecuzione dei progetti, del naturale tasso di riduzione dei pozzi petroliferi a livello globale e della continua crescita della domanda, ci sono i presupposti per un potenziale gap di offerta nei prossimi due anni. Gap che, probabilmente, lo shale oil americano, che rappresenta solo circa il 5% della produzione globale, non riuscirà a colmare. Nel medio termine perciò, i prezzi del petrolio dovranno crescere fino a un livello tale da incentivare nuovamente i produttori ad investire. Per la maggior parte dei produttori globali, questo livello si attesta intorno a quota 70 dollari.

Lo slittamento delle sanzioni in Iran e l’indebolimento della domanda globale sono state spesso individuate a inizio anno come le ragioni alla base del crollo del prezzo del petrolio. Nell’anno in corso, l’Iran aumenterà la produzione al ritmo di 0,7 milioni di barili al giorno, ma il dato sarà più che controbilanciato dalla diminuzione della produzione statunitense. Dal nostro punto di vista, non vediamo nessuna ragione alla base di una imminente crisi della domanda. L’anno scorso la domanda di petrolio è cresciuta ad un ritmo mai visto a partire dalla crisi finanziaria: approssimando per difetto, ci aspettiamo un’ulteriore crescita di circa 1 mln b/d  nel corso del 2016.


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