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18 IUS SOLI. Intervista al regista del documentario sulle storie dei ragazzi italiani di seconda generazione

Creato il 10 novembre 2011 da Firenze5stelle @firenze5stelle

 

CITTADINANZA PER IUS SOLI AGLI ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE

Chi nasce in Italia da genitori stranieri, non è considerato dalla Stato un cittadino italiano. È un immigrato come i suoi genitori fino ai 18 anni. Solo alla maggiore età può avanzare la richiesta per ottenere la cittadinanza. Un altro aspetto su cui riflettere è quello socio-culturale: la maggior parte della popolazione non riesce a pensare che un ragazzo con un colore della pelle diverso possa essere un italiano. Agli inizi del mese di novembre, ho contattato e intervistato Fred Kuwornu, il regista del documentario “ 18 ius soli” uscito lo scorso mese di ottobre.

Un lavoro che raccoglie le storie dei ragazzi italiani di seconda generazione e che sarà proiettato il 19 Novembre presso la facoltà di Scienze della formazione di Firenze in via Laura nell’ambito delle iniziative della campagna “L’Italia sono anch’io” che si propone di raccogliere le firme per presentare una proposta di legge che modifichi quella attuale sulla cittadinanza.

18 IUS SOLI. Intervista al regista del documentario sulle storie dei ragazzi italiani di seconda generazione 

Chi è Fred Kuwornu? Come ti presenteresti a coloro che non ti conoscono?

Ho iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo da giovanissimo. Mentre studiavo al liceo scientifico, conducevo programmi e ideavo programmi radiofonici. Dopo la laurea in Scienze Politiche ho continuato nel mondo televisivo sempre come autore di programmi e format, fino a che un incontro di lavoro con il regista americano Spike Lee, mio idolo da quando ero teenager, ha prodotto in me tantissimi cambiamenti che in pochi anni mi hanno trasformato da operaio dell’ entertainment in produttore e regista di documentari e film sociali, alcuni dei quali come “Inside Buffalo” mi hanno proiettato nei circuiti istituzionali americani legati al mondo militare, ma anche a quello associativo, dei diritti civili e del valore delle diversity.

Ho deciso quindi di investire nel mio Paese, l’Italia, tutto il sapere che ho accumulato, unendo il marketing alle campagne sociali, i film come mezzo d’espressione al cambiamento della società, le pubbliche relazioni e le relazioni istituzionali come mezzo per “scassare” questa Italia stantia, che fa fatica ad aprirsi. Da solo, senza la forza di grandi associazioni o partiti, ho messo in piedi una campagna sociale a cui lavoro da due anni, la quale proprio in questi giorni decollerà nei media nazionali, conscio della lezione che ho imparato negli Stati Uniti, dove nessuna campagna sociale di sensibilizzazione può essere letta dall’opinione pubblica come un campagna di un partito politico, pena la stroncatura sul nascere della campagna stessa, ma deve essere affidata ai soggetti che rivendicano gli obiettivi della campagna.

18 Ius Soli” il documentario, che ho prodotto e che adesso sta girando, non solo è subito diventato un manifesto per la lotta di questi ragazzi a essere riconosciuti cittadini italiani, ma è anche uno dei primi documentari che valorizzano e mostrano il tema delle diversity, concetto nuovo in Italia almeno in questo secondo millennio, considerato che il nostro paese, all’epoca dell’Impero romano, è stato forse il primo grande Stato multietnico della Storia

Il titolo del tuo documentario è di per sé molto significativo. Ce lo spieghi?

I 18 anni per molti italiani sono un momento indimenticabile, si diventa grandi e si sceglie che università frequentare, magari si fa anche il primo viaggio intercontinentale. Per molti ragazzi nati in Italia da genitori non cittadini italiani costituiscono un incubo, perché improvvisamente diventano stranieri nella loro nazione, dovendo ancorare la loro vita ad un permesso di soggiorno. Molti di loro infatti non diventano immediatamente cittadini italiani, la nostra burocrazia e le nostre obsoleti leggi in termine di cittadinanza tengono in ostaggio le loro vite.

Hai scelto tutti ragazzi impegnati nel sociale e negli studi, perché?

Ovviamente non è la realtà di tutti i ragazzi di Seconda Generazione, come non lo è di tutti i ragazzi italiani in genere, anche se è vero, che spesso, le persone che non hanno un posto nella società, sono molto impegnate nel sociale, proprio perché più sensibili a molti temi. Ad ogni modo volevo raccontare, dopo tanti documentari, dal taglio “deviante”, nel senso che mostrano più i lati oscuri di questi ragazzi che quelli solari, qualche storia che ci aiutasse a comprendere quanto l’Italia abbia bisogno di loro. Negli Stati moderni, la cittadinanza, ha lo scopo di rendere partecipe e trattenere sul proprio suolo quelle persone che servono al sistema del Paese.

 In Italia molti faticano a considerare come italiano una persona con un colore della pelle diverso. Perché secondo te c’è ancora questa percezione?Quali effetti hanno sulla persona?

Come ben sappiamo la televisione, quella italiana, non ha sufficientemente rappresentato la nuova Italia, ne so io qualcosa che ho lavorato dietro le quinte e che ho lottato con produttori, sceneggiatori e autori  affinché iniziassero a inserire nelle fiction, nei programmi tv e nei film, ragazzi italiani di origine straniera, proprio perché l’italiano medio, che si ciba di televisione e prodotti mediatici, assorbisse nella sua coscienza il cambiamento dell’Italia, così come successe quando la Rai negli anni cinquanta unì il nord con il sud e i vari regionalismi italiani con una grande operazione culturale. Questa missione di chi fa televisione o si occupa dei media è veramente mancata e per me è la principale causa dell’apparente chiusura dell’italiano “medio” sul tema del diritto di cittadinanza, proprio perché non è stato abituato a vedere italiani d’origine straniera all’interno della società identificandoli subito come italiani e non come immigrati. Per questa ragione ho creato Diversity.It un grande incubatore mediatico che vuole sensibilizzare gli addetti ai lavori dei media, ma anche le grandi aziende, a credere ed applicare nella realtà il concetto della valorizzazione delle Differenze, in modo che in pochi anni sarà anche in Italia normale vedere ragazze e ragazzi di qualunque origine ricoprire qualsiasi ruolo all’interno della società, nel pubblico come nel privato, a livello di imprenditore così come di dirigente.

 Quale contributo speri che il tuo documentario possa dare? Al momento quali sono le iniziative che mirano a far cambiare le attuali leggi sulla cittadinanza?

Nel mio piccolo vi invito ad essere parte di questo cambiamento visitando la pagina facebook 18 Ius Soli o il sito web www.sononatoqui.it , piattaforme permanenti che serviranno a sensibilizzare le persone sul tema delle Diversity da una prospettiva nazionale. Poi ci sono tanti disegni di legge in parlamento e tante iniziative sul territorio, ma ribadisco, fino a che non si cambierà la percezione comune dell’italiano medio in termini di pensiero culturale, nessuna legge potrà trovare completezza ed autorevolezza nella società, se non accompagnata anche da un cambiamento culturale. Per cui tutti si debbono sforzare a cercare di conoscersi a vicenda.

Potremmo vedere “18 ius soli” anche qui a Firenze?

Si il 19 Novembre faremmo una proiezione a Firenze presso l’Università.

 

18 IUS SOLI. Intervista al regista del documentario sulle storie dei ragazzi italiani di seconda generazione

 

Per info:

sito internet: http://www.18-ius-soli.com/

pagina facebook:  L’Italia sono anch’io | Comitato Firenze

Ringraziamo Luigi Napolitano per l’intervista che ci promette di tornare su questi bit, con testimonianze dal territorio ed analisi delle politiche in atto a livello  locale.

Se  anche voi volete segnalarci storie ed articoli che ritenete interessanti, raccontarci la vostra esperienza, non garantiamo la pubblicazione e neanche di risolvere i vostri problemi , ma proveremo a raccontare.

Scrivete anche ” do il consenso alla pubblicazione” così potremo pubblicare integralmente o in parte cio’ che ci avete spedito.

La locandina degli eventi del 19 Novembre

18 IUS SOLI. Intervista al regista del documentario sulle storie dei ragazzi italiani di seconda generazione

 

 


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