Magazine Diario personale

24 ore

Da Lacocchi @laCocchi
Quando mi fanno la solita domanda ma quanto ci metti ad andare in Australia?! Tipo un giorno?! La risposta è sì, un giorno intero. Per andare dall'altra parte del mondo ci si mette 22 ore minimo (22 ore è tipo l’express Milano-Melbourne). Oppure 24 se proprio devi fare uno scalo un po’ più lungo, ma volendo anche 65, sempre che tu voglia essere un pelo masochista e fare tre scali, cambiare due aeroporti e quattro compagnie aeree.
Il viaggio è lungo, sì. Include momenti di assoluta asocialità, con forti picchi di insofferenza, lunghi minuti di smarrimento – dove sono? Ah in aereo, che ore sono, è notte, perché stavo dormendo? Boh allora a Milano le 12, a Melbourne le 20, a Abu Dhabi le 15, ok, dormiamo - sprazzi di voglio scendere, voglio scendere ora, fatemi scendere.Le parole più usate sono di solito: acqua, per piacere, no il pesce no, caffè, acqua, scusi, dovrei passare, acqua.Così, per 24 ore.
Divertente, vero?
Dopo quasi tre anni e una serie di voli andata/ritorno Italia/Australia sono diventata una vera professionista del mestiere: ho il mio kit di sopravvivenza mascherina-tappi-coperta e le mie abitudini tra un volo e l’altro, so quale numero di posto scegliere, so cosa mangiare. So quanti film guardare e quanto devo dormire per non arrivare a destinazione totalmente rincretinita. So a memoria tutta la trafila di sicurezza, tutti i messaggi dell’equipaggio, please watch how to fasten and unfasten your seatbelt.
Ma niente può prepararti davvero ad un viaggio intercontinentale di 24 ore. Niente.
Prendete il problema del vicino di posto. Il vicino di posto è una grande incognita che vi accompagnerà non per un’oretta, ma molto probabilmente per TREDICI ORE DELLA VOSTRA VITA. Tredici ore. Puzza. Ve lo tenete. Sgomita. Ve lo tenete. Russa. Ve lo tenete. Parla troppo. Ve lo tenete. Tossisce in un fazzoletto ogni minuto. Ve lo tenete. Fissa lo schermo senza fare nulla per tredici ore. Benvenuti in un incubo.
La cosa interessante è che potreste passare tutte quelle ore della vostra vita insieme, seduti praticamente l’uno sopra l’altro, senza dirvi nulla, facendovi sorrisi di circostanza quando uno dei due deve andare al cesso e rubandovi l’ultima porzione dell’unica cosa decente che c’è da mangiare. La seconda cosa molto interessante è che mai, mai, mai, sarete seduti vicino ai belloni che avete notato al gate. MAI.
Dal vicino di posto dipende anche il vostro sonno. Dormire in aereo è un dono del signore, una magia, una cosa che quando succede, bisogna prenderla al volo e approfittarne, potrebbe non tornare mai più. Quindi voi siete pronti a dormire, avete questa botta di sonno fulminante che dovete sfruttare, e cominciate la solita routine: metti mascherina, metti tappi, bevi acqua che sennò ti svegli con il deserto in gola, metti a posto il cuscino, posizionati, attenzione al collo gira a destra la testa, allunga le gambe di 45 gradi a sinistra, ok ci siamo, siamo pronti. Chiudete gli occhi. Dormite per un minuto. Gomitata. Posizione strategica rovinata. E basta. Ora siete svegli.
Sì perché la botta di sonno in aereo non è come quando vi sedete alla scrivania dopo aver mangiato tre etti di pasta a pranzo, che vi dura tre ore. La botta di sonno in aereo dura 23 secondi. E se vi svegliano, siete fottuti.

Il cibo su un volo intercontinentale è un argomento a parte, magari ne riparleremo in seguito di quando ti svegliano alle 7 di mattina e tu vorresti solo il cornetto con il caffè, però aspetta, che ore sono, notte? Pomeriggio? Magari qualcosa di leggero, un panino. E loro ti servono pollo al curry. O quando tu vuoi il pollo al curry e loro hanno solo il salmone. O quando per sbaglio hai selezionato l’opzione “pasto leggero” mentre compravi il biglietto e per tutto il viaggio ti portano riso e pesce lesso mentre gli altri si mangiano le lasagne, l’arrostino, il pollo al curry.
Ma ci sono due cose che ogni volta che scendo dall’aereo dopo tutte quelle ore cerco di dimenticare, e che, come per magia, ogni volta che sto camminando verso il gate mi assalgono, e mi fanno venire voglia di tornare indietro, mamma, aspettami! Dove sei!
La prima è la scomodità dei sedili.
Qualsiasi compagnia aerea, qualsiasi posizione, qualsiasi attrezzo, qualsiasi trucco non basterà per rendere quel sedile più comodo, il sedere meno dolorante, il collo meno bloccato, i piedi e le caviglie meno a salsicce di Norcia e più a dimensione normale. Niente di niente se non la business class, che voi guardate con odio mentre, invece di girare a sinistra con tutti quelli in giacca e cravatta e le tipe in tacchi alti, girate a destra come tutti gli altri poracci.
La seconda è l'effettiva durata del viaggio dall’Italia all’Australia.
Nell’arco di quelle 24 ore in cui io prima mi imbarco, poi volo verso Abu Dhabi, o Hong Kong, o Dubai, o dove devo fare scalo, poi aspetto, poi mi reimbarco su un altro volo, mangio, puzzo, mi faccio venire l’ansia, dormo scomoda, in tutto quel tempo lì voi probabilmente vi svegliate, fate colazione, vi preparate, andate al lavoro, vi arrabbiate, telefonate, lavorate, ridete, mangiate, bevete almeno 3 caffè, poi andate in palestra, vi fate la doccia, vi ripreparate per uscire, poi fate l’aperitivo, due Americani, poi magari andate fuori a cena, poi magari fate l’amore, potreste anche concepire bambini, poi magari vi rifate la doccia, poi andate a letto, dormite, vi risvegliate, fate colazione, vi preparate e nel frattempo IO E QUEL POVERACCIO DEL MIO VICINO DI POSTO SIAMO ANCORA IN VOLO VERSO L’AUSTRALIA.
Ho reso l’idea?

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