286° giorno – L’eco dei tempi passati

Da Ayertosco

Pare incredibile che si possa affrontare la stessa identica discussione con due persone diverse nello stesso giorno…e quasi son sorpreso…non avevo in mente di parlarne la prima volta, non immaginavo minimamente di affrontare la seconda perché non pensavo esistesse la questione stessa…cioè si…forse una volta…esisteva…ora non più, accantonata, accettata come conseguenza di una vita che dà e toglie senza preavviso, il più classico dei “c’est la vie”.

Si parlava di rapporti che cambiano, che diventano più rarefatti nel tempo e del fatto che il problema sembra che sia sempre e solo mio con la mia visione romantica delle cose in stile Mccandless…”happyness is real only when shared” e quindi vogliamoci bene…e quando succede o percepisco o giusto intuisco che le cose non sono come prima, lo faccio pesare…sprono il cavallo a dare di più col frustino ma salta fuori matematicamente, che il problema è solo mio perché è normale che sia cosi dicono e io a rassegnarmi alla cosa faccio fatica ogni volta, rimango dell’idea che se qualcosa è bella e funziona non vedo perché consentire alla vita, ai pensieri, agli altri e all’universo di averla vinta su tutti i piaceri che abbiamo…cazzo..sono io padrone della mia vita e io ritaglio il tempo per quello che mi fa stare bene se è questo che voglio, non posso consentire a particelle negative e pesanti, impegni e preoccupazioni di soffocare le poche cose belle che mi rimangono, farmele accantonare in un angolo con l’idea remota ‘ prima o poi tutto si può rispolverare ed è come nuovo se Dio vuole’…no cazzo.

“Dovremmo sentirci di più” mi dici.

Ma non è stata una scelta mia…lo sai. Qualcosa è cambiato da qualche parte, a me il ‘prima’ piaceva ma poi non ho più avuto il controllo, non dipendeva da me, è sfuggita via e non so come…forse il lavoro e il tempo veloce o la nuova vita di coppia e tutti quei grossi pensieri seri che hanno preso il possesso dei piccoli pezzi belli e mi dici che sei cambiata e forse sei peggio, tu non lo sai e io non lo so…magari un tempo avrei potuto saperlo ma ora no e io te lo dico…tutto questo è sbagliato, priorità e importanza a cose che non ci rendono felici, quell’ora in più di straordinario, arrivare a casa la sera con lo specchio del bagno davanti e non capire quello che si vuole dalla vita, dal partner, da se stessi ma andando avanti lo stesso secondo il generale buon senso, quando ti dicono che c’è da crescere e metterti in cravatta e fare affari…e la testa deve stare apposto, basta con le creste e i ciuffi colorati, i jeans con gli strappi non puoi più usarli, ventiquattrore nera…”Ma che fai hai la macchina con l’alettone? Ma scherzi?”…e gli amici…si gli amici ecco…”Sai…ho cambiato giro…esco di più con i colleghi anche se non li conosco bene…non mi fido ancora…non mi piacciono nemmeno troppo ma che ci vuoi fare…non son più ragazzino…cazzeggiare e parlare di serie tv e film fumando spinelli sotto un cielo stellato di Agosto…battute sconce e pizzicare il culo alla cameriera e fare gli scemi non son cose più da me…dovresti capirlo…anche te hai trent’anni…anche te la vita ti ha preso a sberle…anche te capisci che non siamo più ragazzini con il foglietto delle scelte “vuoi essere il mio migliore amico” SI-NO-FORSE da crocettare…non ci si può sentire ogni giorno come facevamo prima…è stressante…è giusto che si si becchi quella volta ogni tanto…fosse anche una in un anno…anche per dire due cazzate non dovrebbe poi importare molto…l’affetto resta no?”.

Si…giusto…ma perché? Per arrivare un giorno e dirmi “Dovemmo sentirci di più” e avvertire forse una punta di nostalgia o un momento di estrema realtà? O forse nemmeno capirlo…è solo un pensiero che arriva come un fulmine a ciel sereno e nell’aria rimane solo l’odore di aria elettrica e particelle ionizzate…è solo un’idea non una strada da riprendere e non ci sono rimpianti dici…”dovremmo sentirci di più”…ma tutto sommato nonostante il grigio piombo dei pensieri in testa…forse è solo nostalgia o altro, compare quello sprazzo di azzurro passato, dove le cose forse non erano comunque un granché…e c’era da piangere lo stesso in telefonate chilometriche e forse il lavoro era ancora senza ambizione e la vita scorreva un giorno dopo l’altro nella monotonia però sapevi che c’era comunque quell’unione, l’angolo sicuro, il capirsi profondamente, quell’amicizia forse pure un po’ troppo stupida, demodè, poco hipster, senza foto selfies scattate a bordo del’ottovolante più veloce del mondo, nerd e dettata dalla noia ma comunque solida, rimasta e sopravvissuta lo stesso…una cosa importante anche se forse l’aroma adesso si è un po’ perso come quella statuetta di mogano che ho in sala, un elefante nero e zanne bianche…un regalo che un ragazzo africano fece a mio padre e che da piccolo profumava tantissimo ma adesso, trent’anni dopo, non profuma più ma rimane comunque bella.

Però il profumo se n’è andato…ed era meglio con il profumo. Da piccolo, la statuetta la prendevo in mano…e la giravo…poi me la avvicinavo al naso e chiudevo gli occhi mentre mi godevo il profumo…ora è solo bella…ci passo davanti e lo penso “Bella” ma non la prendo più in mano, non la rigiro, non gioco con l’avorio ne mi ricordo più la sensazione di quel legno liscio levigato, ne l’odore e forse, sarebbe bastato tenerla protetta al chiuso la statua…come una pianta da innaffiare e curare e tenere al caldo quando fuori c’è l’inverno ma no, stiamo qua a parlare e discutere con l’eco dei tempi passati.

C’è già un chilometro di parole sopra di noi…torni a dire che non sai cosa vuoi…che non c’è nulla da decidere e nessuna crocetta da mettere sul fogliettino…che sei impegnata e torni ai tuoi pensieri cupi e preoccupazioni, che le cose cambiano e che ti capita di volere aria da respirare, non per forza più buona o più fresca ma nuova almeno, mai inalata e forse adesso siamo cosi solo perché non sai più di cosa parlare e raccontare…sei assorbita nel futuro e chissà come andrà e chissà cosa vorrai poi…non riesci a pensarci adesso…non ancora…la prossima volta magari, quando ancora una volta mi scriverai ‘dovremmo sentirci di più’.


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