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3 cose che gli autori indipendenti devono sapere

Da Marcofre

3 cose che gli autori indipendenti devono sapere

storia semplice o storia complicata

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di Marco Freccero. Pubblicato il 12 agosto 2019.

Sono (almeno) 3 le cose che un autore indipendente deve sapere prima di iniziare la sua avventura nel favoloso mondo dell’autopubblicazione. Un mondo che cambia, si modifica, dove gli attori più importanti crescono di importanza (Amazon su tutti), eppure non mancano i nuovi arrivati (Draft2Digital), mentre altri (mi riferisco a StreetLib) stanno seguendo con interesse sempre maggiore la “Blockchain” e il suo impatto sul mondo del libro.

Insomma: il mondo dell’autopubblicazione è ben distante dall’essere un settore dove l’egocentrismo e il narcisismo di chi scrive la fanno da padroni. O meglio: sono tutte cose ben presenti, ma non sono il migliore carburante per andare lontano.

Mentre nel mondo dell’editoria ci si lamenta, e si invocano aiuti, protezioni, Giornate in difesa del libro; o Giornate per promuovere la lettura… L’autopubblicazione (non sempre, ma spesso), guarda con curiosità alla tecnologia.

Ma ecco le 3 cose che gli autori indipendenti devono sapere.

Probabilmente sono anche molto di più, ma diciamo che queste solo le basi, d’accordo? Mi auguro che chi passerà di qui si renda conto che ci troviamo alle prese con un fenomeno (quello dell’autopubblicazione), che non ha più bisogno del “nulla osta” dell’editoria, anzi: sovente né lo cerca e né lo vuole.

L’autopubblicazione si è evoluta

Persino in questo Paese sono sempre di più gli autori che investono (denaro), nelle loro opere. Se la maggior parte possono ancora sfoderare delle copertine mediocri, alcuni hanno capito che anche il libro elettronico desidera (anzi: brama), una copertina curata e professionale. In fondo è la prima cosa che si osserva, sia che si gironzoli in una libreria; sia che si sfoglino pagine e pagine su Amazon o IBS. Inutile aggiungere che a questa si deve aggiungere una sinossi scritta per incuriosire, e infine il testo deve essere stato rivisto da un editor. Si possono fare solo alcune di queste cose (oppure: nessuna)? Ma si capisce.

Poi ci troviamo a lamentarci tutti assieme perché i lettori scrivono:

Gli autori che si autopubblicano? Mai più! Sono il peggio del peggio!”.

Il contenuto è la cosa più importante? Lo so anche io, ma continuare questa snervante diatriba:

“Contenuto vs Copertina”

A me annoia parecchio ormai. Se gli editori spesso e volentieri curano pure questo aspetto, perché un autore indipendente dovrebbe fare spallucce?

Se l’autopubblicazione sta diventando “grande”, lo si deve soprattutto ad autori che investono in copertine ed editing.

Ci metti la faccia. Ma per davvero

Sei tu che scegli la distribuzione delle tue opere: digitale e cartaceo? Solo digitale? Prima il digitale e con calma, dopo, anche il cartaceo? Sono tutte decisioni che dovrai prendere tu.

3 cose che gli autori indipendenti devono sapere

scrivere non è da persone normali

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Magari una faccia migliore di questa.

Non solo: tu puoi scegliere quali canali utilizzare per distribuire i tuoi libri. Alcuni autori prediligono Amazon e solo Amazon: è il re, quello che fa i numeri più importanti. Altri preferiscono rivolgersi a distributori (come StreetLib, italiano; oppure Smashword o ancora Draft2digital), che si incaricano di distribuire le opere presso tutti i negozi online (non solo Amazon ma: Kobo, Play Store di Google, Books Store di Apple, eccetera). Sia Amazon che StreetLib permettono il POS (Print on Sell). In pratica il lettore acquista il libro cartaceo e questo viene stampato e inviato in quel preciso momento. Tu devi solo fornire copertina, file di testo e sinossi.
Per sapere come effettuare il POS con StreetLib, leggi il mio articolo “Che cos’è il POS e come realizzarlo con StreetLib”.

E non dimenticarti del prezzo, o delle promozioni. Sono ambiti dove tu e tu solo deciderai.

Prima di battere felice le mani, rifletti su questo: ci metti la faccia, il tuo nome e cognome. Ecco perché è importante il primo punto: copertina, editing, sinossi. Procedere alla carlona forse funziona(va), adesso può essere controproducente. Il lettore che si avvicina adesso all’autopubblicazione ha delle aspettative differenti. SA che si tratta di un fenomeno non solo in crescita, ma che evolve verso forme sempre più professionali. L’ideale è presentare un prodotto che non si distingua da un libro edito da un editore: chiaro, vero?

Il marketing è (anche) affare tuo

Lo so che un sacco di gente non vuole, non ne ha voglia, e non desidera affatto “perdere tempo” con il marketing del proprio libro. Lo capisco perfettamente, ma… C’è sempre un “ma”, hai notato?

Il punto è questo: sia che tu voglia un editore; sia che tu voglia l’autopubblicazione e basta: hai bisogno di marketing.

Sipario, grazie.

Un editore, soprattutto se non molto grande, ama un autore che si muove; che è attivo sulle reti sociali e gestisce con buongusto e buonsenso un blog. Se molte case editrici stanno su Instagram e Twitter, non lo fanno più per occupare uno spazio; ma per conversare con i lettori. Hanno capito (non tutte in realtà), che proporre contenuti interessanti, solleticare l’amore per la lettura sulle reti sociale, porta indubbi benefici. Potrebbero accontentarsi di “starci”, e riciclare i loro comunicati stampa; ma spesso e volentieri propongono proprio contenuti esclusivi, interessanti oppure divertenti.

Su Twitter c’è Einaudi: e tu non vuoi fare nemmeno un po’ di marketing?


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