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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (43) – Su questo Bersani guareschiano

Creato il 31 gennaio 2018 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (43) – Su questo Bersani guareschiano
4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (43) – Su questo Bersani guareschiano

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
( Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (...) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l'accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Attenzione la versione definitiva di questi testi uscirà solo dopo le elezioni politiche

Il caso diffamatorio su Wikipedia

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  • Un popolo che elegge corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è complice (George Orwell). Clicca qui per leggere tutto
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Promuoviamo una coscienza e una lotta politica civile e democratica. Liberiamo l'Italia dal renzismo, dai suoi interessi familisti, dai suoi boiardi di Stato e dai suoi scandali. Per le ultime notizie su questi argomenti, clicca qui.

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (43) – Su questo Bersani guareschianoSi è fatto apprezzare il Bersani intervistato ieri sera da Floris a DiMartedì! A momenti pareva lo zio bonaccione della politica italiana che quando parla sa farsi anche ascoltare. La classe non è acqua. Non è una cosa da poco, specie in questa epoca digitale dove tutti parlano e nessuno ascolta, mentre se sei un politico è meglio che tu stia zitto perché ogni sillaba esternata equivale a un voto perso.

Ma il Pier Luigi Bersani che si è presentato ieri sera in tv era guareschiano nella sua essenza, dunque portava in sé i tratti di un character immortale, immarcescibile, credibile qualunque sia la puttanata che sarebbe andato a sparare. E a suo merito va detto che ieri sera Bersani non ha detto cazzate, anzi, in molti modi ha fatto il lavoro sporco che al suo posto avrebbero dovuto fare i giornalisti colà presenti. Per esempio si è interrogato molto acutamente su ciò che è il PD oggi, sulla intrinseca natura di quel PD che è fondamentalmente passato dall'essere una "ditta" privata ad essere una succursale di Forza Italia. Bersani ha anche cercato di riportare la palla al centro, ha menzionato la parola "sinistra", un termine che è diventato negli ultimi anni quasi una parolaccia dalle parti del PD, ha menzionato i lavoratori e ha tentato di concentrare l'attenzione sui problemi che comporta il loro esistere ectoplasmatico in tempi renzisti.

A dirla tutta, Bersani trasmetteva una sensazione di "leggerezza", di "levità" che non si capiva se fosse procurata dalle necessità di calma spirituale suo malgrado imposte dal recente "coccolone" sofferto al cuore, o da una ritrovata saggezza politica. Propendiamo per la seconda opzione perché, a dispetto del solito incalzare mediatico teso a supportare le supposte importanti ragioni dell'unità a sinistra, l'ex Segretario PD non è arretrato di un passo nei suoi convincimenti, piuttosto ha rilanciato con determinazione: ma a Renzi gliel'avete chiesto dove sta andando? Silenzio tombale. No, naturalmente non gliel'avevano chiesto. Sono anni ormai che il giornalismo italiano non fa domande al renzismo, e si è prostato così tanto davanti al bullo rignanese che ormai non si vedono solo le mutande di codesti giornalisti, ma finanche i coglioni rattrappiti attaccati al resto del corpo con cordoni di seconda mano acquistati a prezzo scontato dal rigattiere all'angolo.

Resta il fatto che questo Bersani a suo modo combattivo, convince nella sua qualità di possibile futuro interlocutore valido per il M5S, e convince anche più di Salvini. Insomma, da un accordo post elettorale (non chiamiamola alleanza per favore, perché poi mi si confondono Massimo Franco e Massimo Giannini e non li recuperiamo più al servizio del giornalismo brillante che guarda verso il futuro), tra LeU e M5S l'Italia degli onesti avrebbe molto da guadagnare. Un simile governo sarebbe senz'altro in grado di traghettare questo nostro Paese scosso da una crisi economica e sociale senza precedenti, da quattro anni di vita politica miserabile, nella maniera più accorta... Sarebbe finanche in grado di preparare un percorso civile meno problematico che ci porti verso quel domani che gioco forza sarà più dei Di Battista e dei Di Maio che dei Bersani. Vero è però che non si può mai andare verso il domani senza conoscere il nostro ieri e senza poggiare i piedi su un oggi sostenibile, e quando si tratta di guardare a quest'ultima opzione la visione politica espressa da Bersani e dai suoi e senz'altro più salutare e più condivisibile delle altre opzioni a nostra disposizione in questo particolare momento storico.

Pensa tu, non fosse stato per il ducetto non avremmo mai apprezzato questo Bersani molto saggio, fermo restando che da qui a mandare anche un solo grazie svagato in direzione di Rignano, ce ne passa!

Rina Brundu

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