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4 marzo: cronaca di un terremoto annunciato e dell’emergenza politica a sinistra

Creato il 27 maggio 2018 da Scioui

Il 4 marzo è stato il degno finale di un terremoto politico annunciato da tempo. Dal Partito Democratico a Potere al Popolo, nessuno nell’area di sinistra può rivendicare una vittoria, ma deve riconoscere di essere stato partecipe della più grande disfatta a partire dal secondo dopoguerra ad oggi. Quando i prodromi di un disastro tellurico si avvertono da tempo, ma non si fa nulla per prevenire, è inevitabile che prima o poi la tragedia accada. Il 4 marzo, dunque, era prevedibile ma non si è fatto nulla per evitarlo. Anzi, se proprio vogliamo essere sinceri, si è cercato di spingere in quella direzione: il Partito Democratico, allora forza di maggioranza e di governo, ha dato vita a politiche (vedasi il decreto Minniti – Orlando) tutt’altro che di sinistra, perdendo oltre la metà del consenso acquisito alle Europee del 2014 e toccando il risultato più basso di sempre; a sinistra, invece, l’unica certezza è la perenne guerra fratricida tra diverse sigle di partito, alternate da tentativi timidi e spesso spenti sul nascere di unire le forze. In merito a quest’ultimo caso, è eloquente quanto sta accadendo in Liberi e Uguali e con Potere al Popolo che sembra vedere gli avversari più nella sua area politica che nelle destre. In questo scenario di terremoto politico a sinistra, le destre peggiori (sovraniste e nazionaliste) e il M5S dell’opportunismo (Governo con la Lega oppure con il Partito Democratico, purché se magna) sono cresciute al punto tale da realizzare un bipolarismo inedito nella storia della Repubblica, in quanto capace di tagliare fuori le forze moderate e di sistema. Si tratta di uno scenario preoccupante, che forse sarà attenuato solo dall’opera politica e istituzionale del Presidente della Repubblica Mattarella che, sulla base delle prerogative che la Costituzione attribuisce a tale figura, sta cercando di orientare la proposta di formazione del Governo verso un profilo meno antieuropeista, capace di confermare la posizione internazionale dell’Italia e più “moderato” dal punto di vista della politica interna. Sicuramente, l’opera di Mattarella conferma che la lucidità politica è rimasta solo in seno a lui – viste le tendenze non tanto velate del PD di “spingere” per questo governo (interpretando, ad esempio, in modo maggioritario una legge elettorale fortemente proporzionale, oppure senza proporre soluzioni alternative a questo stallo lungo ormai quasi cento giorni) e l’incapacità di trovare una quadra a sinistra – e che, molto probabilmente, tra qualche anno rimpiangeremo le qualità dei politici della I° Repubblica. Il campanello d’allarme è evidente: Sergio Mattarella ultimo baluardo contro i sovranismi e i nazionalismi; uno sfondamento, non farebbe altro che rinforzare ulteriormente le forze antisistema. D’altronde, le elezioni anticipate sono sempre lì, usate come minaccia in caso di divergenze come quelle su Paolo Savona, nome proposto da Lega e M5S per il Ministero dell’Economia, ma su cui la Presidenza della Repubblica sembra esprimere non pochi rilievi.

Elezioni anticipate significherebbe bombardare sulle macerie del terremoto: Liberi e Uguali non entrerebbe in Parlamento, il Partito Democratico probabilmente prenderebbe ancor meno del 19% del 4 marzo, mentre la Lega schizzerebbe a oltre il 20% e il M5S consoliderebbe un bottino di voti comunque superiore al 30%. Davanti ad uno scenario del genere, le forze democratiche e di sinistra, fin dal 5 marzo, avrebbero dovuto prendere consapevolezza dei rischi che si corrono e avviare un percorso di ricostruzione di un’area che non è solo politica, ma anche storica, sociale e culturale. Questo non è accaduto: mentre il Partito Democratico prende pazzescamente tempo, rinviando decisioni importanti, Liberi e Uguali solo ieri, con molta fatica, ha avviato (finalmente) un percorso verso la costituzione di un partito unico della sinistra. A proposito di questi, l’Assemblea Nazionale del 26 maggio, tenutasi al Marriott Hotel a Roma, ha visto una larga partecipazione, fatta di numerosi ed interessanti interventi, con il riconoscimento degli errori compiuti nel percorso politico avviato il 3 dicembre 2017 ma con la disponibilità, esplicitata soprattutto da Articolo 1 – Mdp e Sinistra Italiana, di convergere in un progetto unitario, come da art.49 della Costituzione. Possibile, invece, si è divisa tra la posizione ufficiale né aderire né sabotare e quella della mozione congressuale di partito Reinventare la sinistra, che intende proseguire nel dialogo con le altre due forze ed, eventualmente, andare oltre i 3 partiti che oggi compongono la lista.  Riguardo la prima, si è parlato di mantenere e rafforzare il coordinamento tra le tre sigle, ritenendo non adeguato il partito unico come risposta e ripartenza dopo il risultato deludente delle politiche. Inoltre, da qui a dicembre 2018 (“scadenza” per la nascita del partito) il tempo non sarebbe sufficiente per giungere ad una sintesi piena delle diverse posizioni. In effetti, i tempi sono “contingentati”, si cerca di accelerare il più possibile, consapevoli che si potrebbe imboccare male una curva e finire fuori strada. Ma, come accennato prima, non stiamo operando in tempi “normali”, bensì di emergenza: ogni giorno che passa privi di unità e coraggio, è un regalo alle destre e una ferita in più per tutti noi. Sorprende, inoltre, che ci si faccia portabandiera dei territori, chiedendo di dar voce a loro, salvo poi chiudersi sulla difensiva, temendo di essere mangiati dal pesce più grande dei tre. Ascoltare la voce dei territori, non significa solo farli parlare su un palco, ma analizzarli, comprenderne i vuoti da colmare dal punto di vista politico, sociale ed economico. Ci sono aree del Paese in cui la sinistra è letteralmente scomparsa, non solo in termini di consenso elettorale, ma anche di partecipazione politica, con comitati, circoli e sezioni che non ci sono più. Se c’è una cosa che dobbiamo salvare del 4 marzo, da cui bisogna assolutissimamente ripartire, è che la lista ha permesso, in tante parti della penisola, di far operare in sinergia militanti di Possibile, MDP e Sinistra Italiana, raggiungendo anche aree che, molto probabilmente, sarebbero state emarginate dalla competizione elettorale, in quanto i tre partiti, da soli, non hanno una copertura territoriale completa e gli strumenti per poterla realizzare.

Siamo in emergenza, dunque non si può guardare troppo per il sottile.


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