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Creato il 05 febbraio 2017 da Bernardrieux @pierrebarilli1
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 REFERENDUM COMUNALE: "E dai e dai anca la sigula la dventa ai", forse.
Si, insomma abbiamo capito, ogni qualvolta si tenti di rendere operativo a livello comunale l'istituto del referendum, previsto dallo Statuto del comune di Fidenza, ecco che il brodo si allunga.
Sono venti anni che va avanti così.

Appena lo sguardo comincia a spaziare sul presente e ancor più sul futuro, quella stessa interpretazione capace di rendere ragione di tutto ciò che va cambiato, cede il passo alla presunzione di realizzare un grado maggiore di democrazia effettiva.

In tal modo, ancor più paradossalmente, l'ipotesi della democratizzazione "de noatri" finisce per vedere la propria spendibilità limitata al campo della lotta politica quasi che chi ne fa uso in realtà ne vede strumento di propaganda e di comunicazione.

Viene allora il sospetto che tutto questo

ondivagare da parte di chi mette in opera la strategia del niente che si trasforma nel troppo e viceversa, in realtà nasconda o tenti di nascondere le difficoltà di fare i conti con i cittadini veri, non quelli di scuderia.

Dopo questa premessa, arriviamo al sodo.

Una trentina di pagine, titolo: regole per la "partecipazione popolare"; sottotitolo: "bozza di discussione presentata il 21 ottobre 2016 dal gruppo consiliare del Partito Democratico"... e qui comincia il delirio di regole con addirittura l' "elenco delle forme di partecipazione ammesse", 25 articoli che ricordano tanto tanto il target del sabato fascista di antica memoria: manca solo l'olio di ricino

E il regolamento referendario? Tranquilli, qui c'è trippa per i gatti, sentite come suona bene, eticamente bene: "partecipazione popolare"... in realttà un delirio di 50 articoli, cioè la solita strategia del niente che si trasforma nel troppo e viceversa,.

Premesso che in generale le "regole" andrebbero scritte in accordo tra maggioranza e opposizione, lasciando perdere le polemiche di giornata, la prima cosa da fare è scorporare la cosiddetta "partecipazione popolare" dal "regolamento referendario" e passare alla discussione in Commissione partendo dal regolamento del referendum perché lo Statuto comunale lo prevede, richiamando il Consiglio comunale a renderlo operativo... campa cavallo...

Torniamo ad oggi. C'ero anch'io stamane alla riunione della Comissione comunale che su referendum e partecipazione doveva definire il percorso di una proposta condivisa da portare in Consiglio comunale.

Nulla, niente da fare. Il Pd non ne vuol sapere... piuttosto di votare un documento delle minoranza, dove sostanzialmente si proponeva di dare priorità al regolamento referendario, il Pd ha abbandonato la Commissione.

In realtà, fuori gli Amigoni e i Gallicani, a discutere sono rimasti da una parte Tosi e Stefanini, dall'altra Rigoni e il sottoscritto... ed è così che è nata la proposta di vederci fuori dalla Commissione al fine di trovare una soluzione condivisa dove semplicità, comprensibilità, chiarezza, brevità e trasparenza rappresentano le condizioni che consentono una piena esplicazione delle libertà individuali, mentre il loro opposto si traduce in un restringimento di queste libertà, un labirinto di articoli, commi e aria fritta che il cittadino non comprende in quanto tutto è troppo complicato, cioè viene di fatto privato dell'esercizio dei diritti che la Costituzione gli garantisce.

Punto.

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