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45 anni fa moriva il grande totò -foto/video

Creato il 16 aprile 2012 da Gianpaolotorres

45 ANNI FA MORIVA IL GRANDE TOTÒ -FOTO/VIDEO

Il video relativo alla morte del Grande Totò lo potete vedere cliccando QUI

Tre funerali. Come un re, come un capo di Stato, come un divo.
Ma Totò era un principe. Il principe della risata.

Il decesso è avvenuto per arresto cardiaco alle 3,25 e vani sono stati i tentativi dei medici di tenerlo in vita. Il vero nome dell’attore quasi settantenne era Antonio De Curtis principe di Bisanzio.Al termine dello strombazzare della sigla dell’edizione pomeridiana del Telegiornale Rai, in quel 15 aprile di 45 anni fa, il telecronista annunciava con voce mesta la scomparsa, dolorosa e commossa, di colui che è stato ed è uno dei più grandi attori del cinema e del teatro italiano. Forse il più grande ed incompreso.

Esattamente 45 anni fa Totò ci lasciava, come aveva pronosticato inopportunamente in alcuni suoi film – “Oggi è toccato a lui, domani toccherà a lei” (La banda degli onesti) – l’istrione partenopeo se ne andava, acclamato dal suo pubblico, rimpianto dai suoi colleghi di sempre e suscitando un vago rimpianto e profondo rincrescimento nei registi e nei critici che non seppero e non vollero comprenderlo, relegandolo alla definizione di guitto, di attore farsesco da commedia.

I TRE FUNERALI. Dopo il funerale romano, seguito da una folla oceanica, la salma fu condotta a Napoli per il secondo dei funerali curato ed organizzato da Nino Taranto, prima della tumulazione al cimitero del pianto.
Ma il popolo di Totò volle anche un terzo funerale, quello del quartiere in cui era nato e cresciuto, la Sanità. Fu un guappo a farsi promotore di questa iniziativa, a distanza di tre mesi dalla morte dell’artista: il funerale ter celebrato con una bara vuota, nel cuore di Napoli.

Ma  non può morire il poeta delicato, triste e sognatore, romantico e ironico, che descriveva la vita con una rima e l’intensità infinita dell’amore con le parole del suo appassionato dialetto:

«Ll’ammore è comme fosse nu malanno
ca, all’intrasatta, schioppa dint’ ‘o core
senza n’avvertimento, senza affanno,
e te pò ffà murì senza dulore».


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