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5 ori agli europei paralimpici di nuoto di Eindhoven, Federico Morlacchi: “Soddisfatto, ma mai sazio”

Creato il 16 agosto 2014 da Stivalepensante @StivalePensante

“Lo Stivale Pensante” è andato ad intervistare il nuotatore paralimpico italiano, Federico Morlacchi. Il giovane varesotto ha conquistato 5 medaglie d’oro agli scorsi Europei di nuoto paralimpico, che si sono conclusi ad Eindhoven, in Olanda, poco meno di una settimana fa. Gli ori vinti da Federico, che ha realizzato una memorabile impresa entrata di diritto nella storia della Finp, li ha ottenuti nei 400 stile libero, nei 100 stile libero, nei 100 rana, nei 100 delfino e nei 200 misti.

Il nuotatore plurimedagliato, Federico Morlacchi, intervistato da

Il nuotatore plurimedagliato, Federico Morlacchi, intervistato da “Lo Stivale Pensante”

Cinque vittorie su cinque, cinque incredibili ori. Insomma, da dove partiamo? 

Allora voglio subito dire che io dopo i 100 rana ho detto un vaff… in acqua. Perchè il brutto della piscina di Eindhoven è che non si capisce se arrivi primo, secondo o terzo. Lo senti dallo speaker. Nei rana è stato assurdo. Ho toccato e ho sentito “Primo, Morlacci” (ndr, il “nuovo” cognome per gli olandesi). Mi sono subito messo a ridere, non ci credevo. Era assurdo.

Quali erano i tuoi obiettivi prima di entrare in vasca ad Eindhoven?

Se non ti crei obiettivi, credo che sia meglio. Te li fai dentro, ma non li dici mai.

E quali erano i tuoi “obiettivi” interiori?

(ndr, sorride) Diciamo che quello che è successo è andato oltre ogni più mia rosea aspettativa, davvero, non me lo sarei mai aspettato. I 100 rana, i 100 stile. Le medaglie d’oro in queste due gare mi hanno elettrizzato. Le altre sono le mie, i 100 delfino, i 2 misti ed il 4 stile, più o meno me l’aspettavo. Ma il 100 rana… io che ho sempre odiato fare rana. Ero la persona più impedita a fare rana, se guardi i miei video di quando ero bimbo, cioè era da entrare dentro per salvarmi.

Hai deciso, allora, di rendere “tuo” anche lo stile rana?

Vedendo come sono andate le gara ad Eindhoven direi proprio di sì. Il 100 stile è ancora una gara particolare, però, perchè comunque gli altri atleti fuori dall’Europa, con gli australiani in testa, vanno ancora più forte. Ma nel 100 rana ci sto facendo un bel pensierone.

Tu sei arrivato in Olanda conoscendo i tempi che avresti dovuto fare per vincere gli Europei?

In parte si, però ho dato sempre il massimo. A rana ho la migliore prestazione dell’anno a livello mondiale. A stile, invece, l’Europa ad oggi è ancora un gradino sotto, mentre il 400 stile libero non l’ho neanche tirato troppo perchè era la prima giornata, ne avrei avute altre tre di fila nei giorni successivi. Quindi volevo anche stare tranquillo, bastava vincere. Non ho dato il 100%, ho solo fatto il necessario per vincere, per rompere il ghiaccio.

In quale gara hai avuto il dubbio di non poter vincere? 

Ho tirato tutte le gare, ovviamente. Nei 200 misti mi sono migliorato, nei 100 delfino ero stanco perchè era la mia decima gara in pochi giorni, quindi sono arrivato meno carico delle prima gare. Nonostante questo, però, ho fatto un tempo importante. E’ stato un Europeo molto buono, sotto ogni profilo.

Qual è stato il complimento più bello che hai ricevuto tra amici, compagni o avversari? 

Quello che mi ha fatto più ridere è stato quello di un amico che nuota a Torino, ma è della Briantea-Cantù, che mi ha scritto su Facebook: “Sei senza senso”. L’allenatore dell’Ungheria, quello dei due Tamas, poi, ha visto me ed il mio allenatore (ndr Massimiliano Tosin) e ci ha detto: “Butterfly, breastroke, free style, tuffi, salti, nuoto sincronizzato, fagli fare tutto. Lui riesce a fare tutto.” Io sono impazzito dalle risate.

Cosa mi racconti del rapporto che hai con i tuoi avversari? Ho visto un “siparietto” curioso durante una premiazione con l’ungherese Sors Tamas, che è arrivato sempre dietro di te.

Beh, io e Sors ci vogliamo un sacco bene. Lui è un pazzo, mi ha detto più volte nel corso di una serata insieme, post gare, che sono stato il suo avversario migliore. Durante la premiazione ci siamo divertiti, ma in generale è un bell’ambiente: ci si conosce, fai battute, scherzi. E’ divertente gareggiare contro di loro, perchè comunque sono tutti atleti seri in vasca. Fuori dalla vasca si costruiscono grandi rapporti, mentre nelle gare c’è, ovviamente, quella giusta dose di rivalità.

Con i tuoi compagni invece?

Loro sono anche “peggio” degli avversari (ndr ride). Quest’anno si è creata una squadra, ma credo sia partito tutto da Montreal. A Londra non c’era questo nucleo, perchè eravamo tutti in ricambio. Ad Eindhoven, invece, sono entrati in nazionale tanti ragazzi giovani, che hanno voglia, e siamo davvero un bel gruppo. Già solo il fatto di portare delle staffette è motivo d’orgoglio. Le ragazze nei 50 stile hanno vinto il bronzo, invece noi quarti, dietro gli spagnoli per solo otto decimi. Prima esperienza, prima uscita, non è male. Gli spagnoli, però, hanno preso il bronzo al posto nostro.

In Spagna com’è gestito il nuoto paralimpico?

C’è e credo sia un pochino più “presente” rispetto a noi. Loro hanno atleti che si sono confermati da un po’ più di tempo, atleti un po’ più esperti, del 1986, del 1988.

A parte qualche atleta giovane plurimedagliato, come te, ci sono giovani promesse in Italia? 

Credo che Martina (ndr Martina Rabbolini), abbia delle grandi potenzialità. Ma in Italia credo ce ne siano tanti altri, ma dipende molto dalla voglia che hanno di mettersi in gioco e, soprattutto, dalle famiglie, che sono importantissime in questo sport, come in ogni sport. Se ti vuoi impegnare in questo sport, devono sacrificarsi in primo luogo loro. A sacrificarsi, inoltre, sono le persone che seguono questi atleti, come gli allenatori.

Come reputi l’organizzazione olandese per questi Europei di nuoto paralimpico?

A parte le temperature ed il maltempo, diciamo che le piscine all’estero sono sempre superiori sia per quanto riguarda le strutture, sia per quanto riguarda l’attenzione degli spettatori nei nostri confronti. Vedere così tanta gente che sapeva bene cosa stesse guardando, è bello.

Federico Morlacchi, medaglia d'oro nei 100 rana categoria SB8 (flicrk.com)

Federico Morlacchi, medaglia d’oro nei 100 rana categoria SB8 (flicrk.com)

Dopo queste 19 medaglie e questo ottimo Europeo disputato dal movimento paralimpico italiano di nuoto, sembra che l’Italia abbia enormi potenzialità. Perchè, però, questa realtà che raggiunge così ottimi risultati è prevalente a Milano? Nel Sud Italia com’è gestito il vostro sport?

Allora quattordici delle diciannove medaglie che abbiamo portato a casa sono state vinte da atleti che fanno parte del movimento di nuoto paralimpico di Milano. Le squadre più forti d’Italia, però, sono di Roma, Santa Lucia ed Aniene. All’estero c’è un livello pazzesco e trovare atleti che siano competitivi in un certo modo è molto difficile. E poi c’è da considerare che tanti si mettono in acqua dopo un incidente, e quindi sono anche relativamente “vecchi”, devono prima imparare a convivere con il loro problema e poi iniziano a nuotare.

Grazie a queste vittorie si è alzato il livello dei media, e credo che questo sia di fondamentale importanza: più si vince, più se ne parla. Come reputi l’attenzione mediatica del nuoto paralimpico? Tu che rapporto hai con il leggere gli articoli che parlano di te? E con i giornalisti?

Io devo ringraziare tutti i quotidiani locali del varesotto che hanno parlato dei miei risultati. E’ sicuramente bello perchè ti dà la dimensione di vedere che quello che fai è seguito. Lo faremmo tutti, anche se nessuno si interessasse a noi. Però, credo sia gratificante. Da quel lontano “Ciao a tutti”, detto prima di partire per Londra, sono cresciuto un po’. Rilasciare interviste, poi, cioè nel dire quello che penso, spero solo possa essere utile.

Invece che rapporto hai con i fans? Ricordo che mi dicevi, dopo i bronzi a Londra 2012, di essere tornato in camera, di aver aperto Facebook e di aver ricevuto oltre cento richieste d’amicizia. 

Beh sono tutti miei amici, ragazzi che nuotano con me. Li conosco. Ma ce ne sono tanti altri che, invece, mi chiedono l’amicizia per i risultati. Mi scrivono in tanti, rispondo a tutti.

Luino, invece, come ti ha accolto? E Cunardo? Quanti complimenti ti hanno fatto?

I complimenti me li hanno fatti in tantissimi. Ma ci sono due cose che mi hanno fatto divertire molto. Conosci “Bacillieri”, la pasticceria di Cunardo? Beh, mi ha detto che mi farà una torta gigantesca, ed il “Cerinotti” (ndr pasticceria di Maccagno), me ne farà cinque, una per ogni oro. Io sono contentissimo perchè così diventerò 110 chilogrammi. Inoltre, a Cunardo, organizzeremo a settembre un aperi-cena nel mese di settembre per festeggiare questi risultati.

Prossimi appuntamenti?

A fine agosto tornerò nella vasca olimpica di Londra, per il “Duel in the Pool”, una competizione che vede la Gran Bretagna gareggiare con le “All Stars”, io farò parte della squadra “ospite”, le All Stars, e questa cosa mi gasa molto. Mi hanno contattato prima degli Europei, ma non so ancora che stili andrò a disputare. Tre giorni di gare, due anni dopo la mia prima medaglia. Sarà fantastico. Per il resto, invece, mi sto preparando solo per le vacanze per la Costa Azzurra. A settembre riprenderò gli allenamenti, e le prime gare saranno a novembre. Ci stiamo preparando anche per Berlino, che è una tappa che mi affascina moltissimo. E’ una piscina, secondo me, spettacolare. Un sacco di gente, particolarmente bello. Nell’anno dei mondiali, poi, a livello internazionale ci saranno moltissime persone in più.

Quali avversari ti “impauriscono” di più per i prossimi mondiali di Glasgow?

C’è un ragazzo russo che ha iniziato quest’anno, (ndr, Alexander Skaliukh). E’ un pazzo, nei 100 delfino è passato fortissimo. Mi fa un sacco paura. Io in quella gara lì, lui, non l’ho proprio preso in considerazione. Guardavo verso destra, verso il centro, e dicevo “si, sono davanti”. Non mi ero proprio accorto che lui in corsia 1 fosse passato otto decimi più veloce di me. A riguardarla mi vengono veramente i brividi. Poi ci sono gli australiani, su tutti Rowan Crothers, che è un portento, un gradino sopra tutti. Ma qui ci sarebbe da fare un discorso sulle differenze nelle categorie nel nuoto paralimpico. 

Spiegami pure. Perchè?

Allora la minore categoria è quella che ha più disabilità, mentre la maggiore, la dieci, è quella che ne ha di meno. Questa classificazione te la danno in base ad una tabella: gli atleti normali ottengono trecento punti, io sono S9, intorno ai 240. Un atleta è considerato disabile dai 285 in giù. Quindi si trovano nuotatori con un polpaccio atrofico, così. So che è brutto da dire, ma in questo mondo se hai una disabilità x, questo magari ti preclude la possibilità di fare medaglia. Faccio un esempio: nella classe S5 ci sono i paraplegici, e loro hanno due gambe da portarsi dietro mentre nuotano e poi ci sono quelli con la polio. Ora, voglio dire, anche se a loro mancano arti, i secondi non si trascinano nulla, muovono tutto ed è ovvio che per loro sia un pochino più “facile”.

Quindi cosa pensi di questa classificazione?

Io credo sia un filino discriminatoria. O fai una classe per ogni malattia, o credo che in caso contrario sia finita. E’ la cosa “meno peggio” che si potesse fare. Anche nella mia categoria, però c’è un po’ di discriminazione. Chi ha un problema, come me, ad un arto inferiore, non potrà mai essere un cinquantista come possono essere quelli con due gambe e con un problema al braccio. Se hai due gambe, e con il tuffo mi dai 15 metri, io come potrei mai recuperare un metro e mezzo in cinquanta mtri?

Hai ragione. Infatti, vedendo gli Europei, ho visto tante gare che tra il primo e l’ultimo vi erano minuti di differenza, nonostante le gare durassero anche meno di cinque minuti.

Sì certo, nella maniera più assoluta. Però calcola che ci sono degli atleti che sono dei fenomeni. C’è un brasiliano, nella categoria S5, che è straordinario: ha solo una gambe e quasi nulla di arti superiori. Beh, lui fa 31.9 nei 50 stile, io faccio 27 con due braccia ed una gamba e mezza. Lui è davvero fortissimo.

Ed, invece, che differenze trovi, se ci sono, tra la gestione della Federazione Italiana del Nuoto e la Federazione Italiana del Nuoto Paralimpico? E nei risultati ottenuti?

Prima di tutto, credo che il nuoto si sia evoluto. Sono usciti dei veri fenomeni come Phelps, Lochte, delle “bestie” che neanche se gli spari ad una gamba riesci a fermarli, ti battono comunque. Il nuoto in Italia credo sia, a livello giovanile, uno dei migliori al mondo. Per il resto, invece, credo che sia normale avere dei momenti migliori ed alcuni peggiori. Per esempio, a Londra, il nuoto italiano normodotato non ha vinto neanche una medaglia in vasca, eccezion fatta per il bronzo di Grimaldi. Quella situazione, con i tanti casini che sono successi, credo sia stata travisata molto dai giornalisti. Io non ero presente e non posso esprimermi, però vedendo com’è andata credo che si possa solo migliore, si possa fare solo meglio. Ma sono sicuro che riusciranno in questa impresa. Quella italiana, però, credo sia un’idea di nuoto vecchio. Da noi nuotiamo tantissimo, facciamo il doppio dei chilometri che fanno gli statunitensi. Loro, però, fanno tanto lavoro sulla tecnica. Io non posso lamentarmi in questo senso: ho un allenatore che si informa, che studia, che si aggiorna. Sulla bio-meccanica e sugli aspetti respiratori credo che in Italia ce ne siano pochi come Massimilano Tosin. La marcia in più che ha la Finp, però, è riuscire ad adattare le proprie conoscenze alla persona che hai davanti, mentre per la Fin sono tutti “uguali”.

Ci avviamo verso la conclusione dell’intervista, ma mi premeva chiederti un’ultima curiosità. Hai già pensato a fare ad un anno di stop dalle gare agonistiche? 

Io sinceramente non capisco troppo chi fa la pausa. Gli anni di pausa post olimpici, non li capisco. Cioè, già hai una carriera che dura 8-10 anni al massimo, al top, se ti fermi uno vuol dire che un decimo te lo sei bruciato. Diciamo che per riposarmi credo che avrò del gran tempo dopo.

Per approfondire:

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- Orgoglio Luino, Morlacchi cala il poker d’oro agli europei paralimpici di nuoto. Suoi anche i 200 misti SM9

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