5 sport insoliti praticati nel Regno Unito

Creato il 07 settembre 2013 da Nonsoloturisti @viaggiatori

Viaggiare per il mondo riserva sempre qualche sorpresa: ogni paese ha le sue peculiarità, ogni cultura esprime la sua originalità in modi e comportamenti diversi e spesso molto coloriti. Io non so cosa abbiano respirato negli ultimi duecento anni i britannici, ma nel Regno Unito alcune delle espressioni più sorprendenti si realizzano in competizioni sportive uniche al mondo.

Sull’isola della regina si svolgono alcune sfide straordinarie che da troppo tempo aspettano di essere meritoriamente incluse tra le discipline olimpiche. Veri e propri capolavori di autolesionismo, comportamenti inqualificabili e totale mancanza di spirito sportivo. Eccone alcuni.

Ferret legging

Questa preziosa perla sportiva, probabilmente ideata in un pub in seguito al consumo smodato di birra avariata, ha avuto origine in Inghilterra intorno agli anni Settanta per poi diffondersi in tutto il Regno Unito, e con particolare successo in Scozia. Lo svolgimento della competizione è molto semplice: vince chi resiste più a lungo con un furetto – che secondo il regolamento deve essere sano, adulto e sobrio, proprio come i partecipanti – nei propri pantaloni. L’attuale record mondiale segna una resistenza al furetto di ben cinque ore e trenta minuti. Una prova di resistenza al dolore impressionante, ma non quanto fosse felice anche il furetto di ritrovarsi nei pantaloni di uno sconosciuto per tutto quel tempo.

Uomini contro cavalli

Ancora animali. Questa volta, almeno, pare che nel regolamento non sia previsto il maltrattamento o il ferimento di nessuno, non volontariamente almeno. Il concetto anche qui è molto semplice: uomini e cavalli corrono attraverso un percorso collinare, vince chi arriva prima. I corridori, però, non montano sui cavalli, ma partecipano separatamente. E sì, è già successo che un uomo battesse i cavalli in un paio di occasioni. Ma forse gli animali di fare quella corsa non ne avevano affatto voglia.

Shin-kicking

Letteralmente “calciare negli stinchi”. Non so proprio cosa ci fosse in Inghilterra nell’aria nel XVII secolo quando se lo sono inventati, ma ecco come funziona: due contendenti si fronteggiano tenendosi a distanza con le mani sulle spalle del proprio avversario e cercano di atterrare lo sfidante con dei potenti calci negli stinchi. Il segreto per vincere sta nell’agilità e nella resistenza al dolore. Pare che i minatori, tra cui era popolare il gioco, un tempo usassero scarpe con la punta di ferro e allenassero la resistenza al dolore con un martello. Oggi, invece, i partecipanti sono invitati a foderare i calzettoni con paglia e fieno.

Corsa con il formaggio

Questa ormai la conosciamo tutti: cosa aspettano a inserirla nelle prossime olimpiadi? L’evento ufficiale è il Cooper’s Hill Cheese-Rolling and Wake, che si tiene ogni anno durante le vacanze primaverili a Cooper’s Hill, Brockworth, vicino a Gloucester. Dalla cima della collina viene fatto rotolare una forma di formaggio Double Gloucester di nove libre, che in piena velocità supera i 100 chilometri orari con evidenti pericoli connessi per gli spettatori. Dietro al formaggio, tutti i corridori, tra tuffi rocamboleschi, cadute in picchiata e tentativi di corsa saltellante. Una vera e propria celebrazione della forza di spirito dell’uomo e della sua intraprendenza.

Lancio del tronco

Un altro grande classico. Disciplina atletica tipicamente scozzese, questo sport richiede di lanciare il più lontano possibile un tronco di larice di circa sei metri e dal peso approssimativo di circa 80 chili. Il lanciatore non deve affatto scagliare il tronco il più lontano possibile, ma deve farlo ruotare su sé stesso in volo in modo che atterri in linea con la direzione del lancio e con l’estremità superiore verso di lui. Ancora mi sfugge, invece, se sotto il kilt gli atleti indossino le mutande o meno…


Flavio Alagia

Dopo una laurea in giornalismo a Verona, mi sono messo lo zaino sulle spalle e non mi sono più fermato. Sei mesi a Londra, un anno in India, e poi il Brasile, il Sudafrica… non c’è un posto al mondo dove non andrei, e non credo sia poco dal momento che odio volare. L’aereo? Fatemi portare un paracadute e poi ne riparliamo.

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