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50 anni da Piazza Fontana – i ricordi di Fortunato Zinni

Creato il 12 ottobre 2019 da Funicelli

Continuano le mie letture sul tema del terrorismo nero in Italia, in occasione dei 50 anni dalla bomba alla banca dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano. Il nostro 11 settembre, la scossa che serviva per fermare l'onda del 68, dell'autunno caldo, le rivendicazioni di studenti, operai e anche impiegati (i bancari avevano appena rinnovato il contratto quel 12 settembre 1969). Dopo Angelo Ventrone e il suo saggio “L'Italia delle Stragi” tocca al saggio di Enrico Deaglio “La bomba – Cinquant'anni di Piazza Fontana”. Comincia col ricordo di Fortunato Zinni, impiegato in quella banca, sopravvissuto allo scoppio e alle sue memorie:
Nel suo magnifico libro di memorie, Piazza Fontana, nessuno è Stato, leggo nell'introduzione: “La vergognosa e irridente tela di Penelope ordita per fare e disfare sentenze, in un allucinante e e incredibile parodia della giustizia, ha di volta in volta messo a nudo: la certezza di impunità dei burattinai del massacro, il cinismo di una classe politica imbelle e complice, la disponibilità di una parte della magistratura ad assecondare il potere, il servilismo di una stampa pronta a credere alle verità ufficiali”. Dove mi colpisce quell'aggettivo – irridente – e quella certezza di impunità dei burattinai del massacro.

50 anni da Piazza Fontana – i ricordi di Fortunato Zinni


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