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6 Nations 2014 reviewed: Irlanda rinata sotto la guida di Joe Schmidt. Inghilterra e Francia sulla buona strada

Creato il 18 marzo 2014 da Soloteo1980 @soloteo1980
Podium shot of Ireland receiving 2014 RBS 6 Nations Trophy (Courtesy: RBS 6 Nations)

Podium shot of Ireland receiving 2014 RBS 6 Nations Trophy (Courtesy: RBS 6 Nations)

Il 6 Nations 2014 si è chiuso sabato scorso a Parigi, con la soffertissima ma strameritata vittoria irlandese sulla Francia che ha consentito agli uomini di Joe Schmidt di conquistare il titolo, che mancava da Dublino dal 2009.

Si sono spesi, ormai, fiumi d’inchiostro sull’ultima gara internazionale di Brian O’Driscoll, che ha chiuso la sua irripetibile carriera con il trionfo nel Championship, nello stadio che quattordici anni fa (era il 2000, prima edizione del Torneo a sei squadre) lo ha lanciato sulla scena mondiale – quando Drico mise a segno un hat trick di mete nell’ultima vittoria in suolo francese, l’unica dal 1972. Dopo una campagna disastrosa, quella del 2013, che ha visto il Verdi sprofondare nel fondo della classifica, il lavoro di Joe Schmidt si è subito visto, fin dai test matches autunnali (quando l’Irlanda è stata vicinissima alla prima vittoria contro gli All Blacks, mettendo alle corde la Nuova Zelanda per quasi settantacinque minuti).

Schmidt, neozelandese ma con grande esperienza in Europa, nel 2010 era nello staff  dell’ASM Clermont Auvergne che ha conquistato il  primo “Bouclier de Brennus” come allenatore dei trequarti. Al termine di quella stagione, ha ricevuto l’incarico di head coach di Leinster, portando i Dubliners al successo in Heineken Cup nel 2011 e, da allora, vincendo tutto il possibile, bissando il successo europeo nella finale di Twickenham nel 2012 e conquistando Amlin Challenge Cup e Pro12 alla RDS nel 2013.
In nazionale, è storia recentissima, ha vinto il 6 Nations alla sua prima partecipazione, creando un gruppo vincente e riuscendo a portare la mentalità vincente di un club in una squadra nazionale apparsa, negli ultimi anni, in crisi d’identità.

Il grande lavoro del neozelandese si è visto anche nell’organizzazione dello staff, e nel convincere BOD a giocare un’altra stagione, in modo da avere un punto di riferimento e un esempio per gli altri compagni, oltre che un ‘amico’ nello spogliatoio, per superare la diffidenza degli uomini di Munster (O’Connell, capitano dell’Irlanda, aveva criticato l’operato di Schmidt dopo il match di novembre contro l’Australia).

L’Irlanda ha riportato il Trofeo a Dublino, nel fine settimana che è culminato col St.Patrick’s Day, quindi, ma le altre squadre come si sono comportate?

L’Inghilterra è la grande delusa ma, nello stesso tempo, anche quella che ha stupito per lo stile di gioco mostrato, per la determinazione mostrata nel corso del Torneo, e la squadra che, con i talentuosi giovani schierati, ha il futuro più roseo (o Rosa…) davanti a sè. Nei match contro la Francia (perso, per una meta all’ultimo minuto di Gaël Fickou) e l’Irlanda (vinto in rimonta a Twickenham), ma anche in autunno contro gli All Blacks, l’Inghilterra ha dimostrato di avere testa fredda e cuore caldo, come si dice, e il gruppo ha dimostrato di essere pronto a sfide difficili ad altissimo livello.

Twelvetrees recuperato, Burrell, May e Nowell come scommesse stravinte da Stuart Lancaster. Danny Care, Mike Brown, Owen Farrell, Dylan Hartley (nonostante qualche passaggio a vuoto) sono ormai pedine insostituibili. George Ford è un altro sicuro talento. Senza dimenticare il ritorno di Manu Tuilagi, la conferma di Joe Launchbury e la fiducia ricambiata in Ben Mowen. Insomma, la Rosa ha perso ma non è assolutamente uscita sconfitta dal 6 Nations e si presenta come una delle candidate non solo alla prossima edizione, ma anche alla Coppa del Mondo che giocherà da padrona di casa.

Il Galles è la grande delusione stagionale. I campioni in carica hanno giocato una sola gara, contro la Francia, quando ormai il titolo stava scappando di mano e serviva una prestazione da ‘dentro o fuori’. Per il resto, due sconfitte pesanti, contro Irlanda e Inghilterra, una vittoria poco convincente, contro l’Italia, e la prova di forza contro una Scozia ridotta in 14 dal 23′ che ha solo garantito ai Dragoni un terzo posto che, forse, è un premio che va oltre i reali meriti del gruppo di Warren Gatland, apparso ormai alla fine di un ciclo. L’attuale situazione del rugby gallese è incerta e questo potrebbe aver giocato un ruolo chiave, anche sulla testa e la concentrazione dei giocatori. La tournée estiva dirà molto sullo stato di salute del Galles.

La Francia ha fatto bene, nonostante le critiche pesantissime piovute su Philippe Saint-Andrè dalla stampa locale. E’ vero, ci sono state scelte un po’ contraddittorie, come aver schierato dodici coppie differenti in mediana in ventisei partite della sua gestione, ma PSA ha dovuto fare i conti con una serie di infortuni impressionante e con un campionato, il Top14, che non riesce a dare spazio ai talenti francesi, infarcito com’è di campioni da tutto il mondo.

L’esordio di Remy Talės come apertura è stato positivo, così come l’alternanza Machenaud-Doussain a numero 9. Szarzewski ha dimostrato di essere un leader imprescindibile, così come Picamoles nonostante l’indisciplina mostrata nel ‘disastro’ di Cardiff, l’unica partita sbagliata dal XV de France. I Galletti chiudono al quarto posto ‘per colpa’ della Scozia, crollata miseramente in Galles, ma le basi su cui PSA potrà lavorare sono importanti.

Scozia e Italia escono malconce dal Torneo. I Dark Blues hanno giocato bene il secondo tempo a Roma e la penultima gara, contro la Francia al Murrayfield, ma non sono mai stati in grado di impensierire le altre avversarie. Ingiudicabili contro il Galles, lontani anni luce da Irlanda e Inghilterra, gli scozzesi hanno vissuto un 6 Nazioni emotivamente complicato, in cui hanno avuto un ruolo importante anche le scelte di Scott Johnson.

L’Italia si riprende il Wooden Spoon, che mancava dal 2006, e sinceramente non ha molto altro da cui ripartire. Siamo, per gli Azzurri, ad una sorta di nuovo anno zero. A diciotto mesi dalla Coppa del Mondo, sarà difficile per Brunel riuscire a costruire un gruppo competitivo, ma anche per gli Azzurri vale il discorso fatto per il Galles. La situazione attuale del rugby italiano è precaria e confusa, con i giocatori che non sanno dove giocheranno fra tre mesi, dove non si sa quali squadre giocheranno in Pro12 e dove continuano le beghe locali, anche per ospitare i JWC del 2015.
Con queste premesse, l’unica speranza è che Monsieur Jaques venga lasciato tranquillo e libero di fare le sue scelte. Tommy Allan ha fatto un buon Torneo, così come Campagnaro ed Esposito (errore a Cardiff a parte). Zanni ha confermato le sue qualità, alcuni senatori dovrebbero capire che è giunta l’ora di lasciare il rugby internazionale e fare spazio ai giovani.
Vedremo cosa succederà, anche se come detto il futuro purtroppo non sembra così azzurro.

 


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