68 festival del film di locarno - il cinema che fa stare bene: pietro marcello parla di bella e perduta

Creato il 19 agosto 2015 da Veripaccheri
In occasione della presentazione di "Bella e perduta", in concorso alla 68 edizione del festival del film di Locarno abbiamo avuto modo di parlare del film con il suo regista Pietro Marcello La seguente è intervista è solo in parte il frutto di domande personali ed è stata realizzata mettendo insieme le dichiarazioni del regista emerse durante la conferenza stampa e nell'approndimento a cui il regista si è prestato per una piccola parte dei giornalisti italiani presenti al festival.

Da che cosa viene la scelta di presentare il film a Locarno?
Principalmente dal desiderio di Carlo Chatrian di avermi in concorso e dal fatto che nel momento in cui ho dovuto dargli una risposta definitva non avevo ricevuto altre chiamate. Il film era stato inviato anche a Venezia però, col senno del poi, credo che Locarno sia un festival che si addica maggiormente alle mio modo di essere. Se ci fossi andato, se fossi stato chiamato probabilmente mi sarei dovuto presentare con Sarchiapone, il bufalo che ho fatto recitare nel film, quindi alla fine è stato meglio così
Per certi versi "Bella e perduta" è un film che sembra ripartire da zero rispetto a quello che avevi fatto prima, parlo anche in termini di linguaggio.
Il mio linguaggio cinematografico si rimodula film dopo film ma fondamentalmente rimane sempre lo stesso. In questo caso "Bella e perduta" è nato da solo perché dopo la morte di Tommaso, il pastore che aveva scelto di prendersi cura della reggia di Carditello, abbiamo dovuto rivedere il piano di lavorazione. All'inizio infatti, volevamo fare un viaggio attraverso le regioni d'italia alla ricerca di personaggi emblematici, poi con la morte di Tommaso, abbiamo deciso di restare nella provincia Casertana per continuare a parlare di lui attraverso Sarchiapone, il bufalo che ha lasciato in testamento al contadino della Tuscia a cui poi Pulcinella lo dovrà recapitare. Da qui anche lo scarto formale del film che, dopo un inizio prettamente documentaristico si trasforma in una vera e propria fiaba, con quello che ne segue in termini di contenuti e montaggio.
Nel film ci sono immagini d'archivio molto esplicite che mostrano le diverse reazioni della popolazione rispetto alla questione della cosidetta Terra dei fuochi.
Volevo far capire alle persone le problematiche legate alla Terra dei fuochi ma ero consapevole del rischio di poter sfociare nel film d'inchiesta. D'altra parte non potevo raccontare quella terra che è anche la mia senza parlare di queste cose. Ancora una volta la morte di Tommaso mi è venuta incontro facendo diventare la storia una vera e propria fiaba.
Te la senti di poter dire che il film è influenzato da film come "Au  Hazard Balthzard" di Robert Bresson e "Uccellini e uccellaci" di Pier Paolo Pasolini.
Sono film che ho visto e che certamente hanno influenzato la mia formazione ma penso che "Bella e perduta" sia un'altra cosa rispetto a quei due capolavori. Di certo però ho pensato spesso al film di Pasolini.
Tu hai affermato di non essere interessato al teatro ma poi nel film proponi Pulcinella che appunto deriva da quella tradizione, non ti sembra un controsenso
In verita la figura di Pulcinella mi è stata ispirata da ricordi che risalgono alla mia fanciullezza e da un vicino di casa che dopo aver finito di lavorare si vestiva da Pulcinella e se ne andava in giro a far divertire le persone. Mi ricordo che un giorno lo vidi mentre si levava la maschera, e forse è stato proprio l'impatto emotivo di quella visione ad aver ispirato la mia versione di questo celebre personaggio. Aggiungo che nel film Pulcinella è interpretato da Sergio Vitolo, un non attore visto che nella vita fa il fabbro, ma certamente l'unico disposto a portarsi dietro un animale di 100kg.
Volevo chiederti se ti eri posto l'idea di che tipo di pubblico potrebbe vedere il tuo film, che differisce molto dai prodotti che arrivano nelle sale e che quindi potrebbe avere difficoltà a trovare spettatori
Sinceramnte non saprei risponderti perché è un problema che non mi pongo. Quando faccio un film lo faccio per me perché è una cosa che mi fa stare bene. Mi rendo conto che di fronte ho un pubblico paratelevisivo, l cui gusto è stato rovinata da anni di cattiva televisione ma io di questo non posso farci niente e di certo non mi fa cambiare il mio modo di girare. Ed è proprio per continuare a mantenere la mia indipendenza che giro con risorse limitate. Con il mio carattere non potrei sopportare intromissioni. Non amo il cinema del reale e penso che a me come regista spetta il compito di trasporre la realtà dal mio punto di vista. Per fare questo devo avere totale libertà.

Ci puoi parlare degli aspetti tecnici e produttivi 

Il film si è potuto realizzare dapprima grazie a Mario Gallotti e successivamente a Paola Malanga di Rai Cinema che voglio ancora ringraziare. Il budget è stato di quattrocentocinquanta mila euro e per quanto riguarda gli aspetti tecnici ti posso dire che ho girato con pellicole scadute, che  mi davamo la possibilità di lavorare con la celluloide e quindi con un prodotto alchemico che non potevo controllare. Lo so che è un paradosso per me che appartengo a una generazione cresciuta con il digitale ma così è per me. Al contrario il film è stato montato con i tempi del documentario e cioè molto velocememte. In questo modo sono stato in grado di risparmiare tempo e denaro.
(pubblicata su ondacinema.it/speciale 68 festival del film di Locarno)

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