8 minuti a ripetizione...

Creato il 10 dicembre 2011 da Omar
Chissà come sarebbe rivivere continuamente gli stessi otto minuti della propria vita? Al titolare del blog, fortunato com'è, capiterebbe probabilmente una porzione di quelli - infiniti - passati l'altro giorno in coda alle Poste. Tutt'altra faccenda invece per il capitano Colter Stevens, un marine che si risveglia su un treno di pendolari senza avere la minima idea di come ci sia finito. Accomodata davanti ai suoi occhi trova Christina, una donna che non conosce, ma che invece sembra conoscere lui. L'uomo si fionda stordito a rifugiarsi nel bagno e lì trasecola quando nello specchio vede riflesso il volto di un'altra persona: nel suo portafogli scoprirà una carta d'identità che appartiene a un insegnante di scuola di nome Sean Fentress. Neanche il tempo di allibire che una deflagrazione micidiale squarcia letteralmente il treno. Quasi istantaneamennte Colter viene trasportato in un'unità di isolamento high-tech, dove una donna in uniforme, di nome Goodwin, lo obbliga a farle un rapporto dettagliato di tutto ciò che ha visto. Veniamo quindi a sapere che Colter è coinvolto in una missione estremamente importante per identificare un attentatore, il quale solo poche ore prima, ha distrutto un treno ed è intenzionato a uccidere altre migliaia di persone con un'esplosione ancora più potente nel cuore di Chicago. Solo inserendosi nel flusso temporale (cosa possibile unicamente per frangenti di otto dannatissimi minuti: il tempo in cui un corpo morto esala la sua ultima aura vitale) il bravo soldato potrà risalire la china degli eventi e salvare milioni di persone. La trovata di far rivivere a un personaggio porzioni di vita in maniera reiterata non è nuova alla Settima Arte ed è anzi stata abusata in molte occasioni, negli ultimi anni. Source Code ha però dalla sua uno sviluppo agile e ben congegnato, qualcosa in grado di dare a bere allo spettatore la montagna di concetti scientifici (non necessariamente veritieri) senza troppo appesantirgli le meningi: la vicenda raccontata da Duncan Jones (eh sì, è il figlio di David Bowie, sempre lui) è infatti, fuor di discussione e malgrado qualche facile aggiustamento sul finale, una storia ad altissimo gradiente emotivo. Non tutto torna nella sceneggiatura - o è comunque volontariamente talmente arzigogolata da scoraggiare chi si accingesse all'impresa di decodificarla -, ma una certa indeterminatezza logistica sembra parte della complicità richiesta a chi guarda il film, un po' come avveniva per il serial Quantum Leap, dove i richiami alla fisica quantistica erano funzionali a mascherare alla meglio il vero concept della serie. 
Le identità multiple indossate da Jake Gillenhall (ormai abbonato al fisico super-pumped come manco li megli eroi action) sono il tratto che narrativamente avvicina di più questa pellicola a quella dell'esordio del regista, Moon, ma non v'è dubbio che, nonostante gli abiti civili, il tentacolare caos della metropoli e la realtà degli uffici del programma governativo, Source Code sia quasi più fantascientifico del suo precedente ambientato nello spazio. In aggiunta ci sono l'azione spasmodica, il ritmo, la riflessione sul dolore e la perdita che scatenano le guerre, e poi ci sono le esistenze minime ma non per questo meno importanti di coloro che vivono intorno al flusso temporale, le vite incompiute delle persone morte nell'attentato, che troveranno la realizzazione delle loro esistenze solo nella realtà migliorata del source code, dove gli sbagli - al pari di un videogioco - possono essere corretti. Buona anche la recitazione: oltre al calzante Gylleenhall ormai degnamente catapultato nella compagine dei duri di cuore alla Harrison Ford, è notevole anche Vera Farmiga, perfetta nel ruolo di fredda osservatrice che scopre di avere un'anima. Film molto meno concettuale, a ben vedere, del precedente del regista, e sicuramente più popular, ma fa bene il suo sporco lavoro portando quindi un ottimo voto a casa!

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