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A Brezzo di Bedero la Linea Cadorna tra storia, cultura, valori sociali e misteri

Creato il 17 ottobre 2018 da Stivalepensante @StivalePensante

Un sabato mattina come tanti di questo mese di ottobre poco autunnale e molto primaverile, quello appena passato, un pallido sole, filtrato dai fitti rami del sentiero, la temperatura frizzante, uno sparuto gruppo intento ad ascoltare un oratore ispirato e prorompente dinanzi ad una apertura misteriosa sotto una collinetta delimitata da un muro possente, in parte crollato: ma di cosa stiamo parlando?

Dell'iniziativa voluta dal Comune di Brezzo di Bedero, patrocinata dal consigliere Dario Colombo e dall'assessore Giuliano Targa, di coinvolgere un insigne studioso come Antonio Trotti, conservatore, responsabile dei servizi educativi e del Centro di documentazione e Studio del Museo della Guerra Bianca in Adamello, per fornire un quadro esaustivo, a coloro che desiderassero approfondire l'argomento, sulle fortificazioni edificate durante la Prima Guerra Mondiale del 15/18, in tal modo allineandosi alle celebrazioni del centenario della sua conclusione.

Trotti provoca, vuole provocare: "La dizione Linea Cadorna è un falso! Il Generale Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell'esercito italiano, non si occupava di fortificazioni! Inoltre la linea, così come in parte è stata realizzata, venne concepita, nei primissimi progetti, addirittura nel 1870 e il suo sviluppo aveva lo scopo di creare una serie di fortificazioni per costituire la Frontiera Nord in difesa dei confini della neonata Italia. Le prime costruzioni vennero attuate in Val d'Aosta per fronteggiare quello che poteva rappresentare il potenziale pericolo di allora: la Francia! Nella Grande Guerra, nessuno dello Stato Maggiore ipotizzava che gli austriaci, impegnati su un fronte vastissimo, potessero invadere la Svizzera e da lì colpire alle spalle l'Italia, allargando ulteriormente il fronte e aumentando le difficoltà connesse con approvvigionamenti sempre più scarsi!".

" Ma allora perché venne chiamata Linea Cadorna e, soprattutto, perché vennero portati avanti lavori imponenti proprio durante la belligeranza", si domandano gli astanti? Trotti è ormai inarrestabile, il suo fluido eloquio straripa d'entusiasmo: "Ebbe una chiara valenza sociale il dare avvio ai lavori di completamento. La popolazione soffriva la fame, lo sforzo del Paese era rivolto a mantenere efficiente l'industria bellica, le braccia erano al fronte e chi era rimasto a casa aveva perso il loro sostegno, quindi aprire nuovi sbocchi di lavoro, pur mal retribuito ed irto di rischi, rappresentava una risorsa e il mantenimento di una pace interna, indispensabile per il proseguimento del conflitto".

Dopo il chiarimento sul falso si procede a varcare la soglia misteriosa. Dopo pochi passi si è sommersi dall'oscurità, la tenue luce proveniente dall'esterno non riesce a sostenere che pochi metri di percorso, compaiono le torce elettriche a svelare tunnel enormi, nei quali potrebbe tranquillamente transitare un mezzo di trasporto pesante, finché si arriva alla sala della cannoniera " Sirpo ", molto ampia e con una feritoia rivolta all'esterno per consentire all'enorme cannone - almeno 6 tonnellate di peso -, che lì avrebbe dovuto alloggiare, di sparare i suoi colpi sul nemico.

Ci sono residui vari, lo stato è ancora precario, i lavori da svolgere per conferirle un aspetto accattivante non saranno irrilevanti, tuttavia lo spazio potrebbe essere sfruttato per iniziative a carattere culturale, dai concerti alle rappresentazioni teatrali, naturalmente per un pubblico limitato, ma sarebbe davvero suggestivo poter osservare la trasformazione di un'opera di morte in un sacrario della cultura, una delle più nobili espressioni dell'animo umano.

Forse questa è la sfida che l'Amministrazione sembra propensa a sostenere, di certo l'impegno profuso sinora a rendere agibile il percorso della carrareccia, per riportare alla luce cippi, scoli e postazioni è stato encomiabile, anche perché sovente attuato di persona, ma rimane ancora molto da fare per centrare altri obiettivi.

E allora grazie, dottor Trotti, per aver illuminato i tunnel che portano alla cannoniera con la luce della storia: le torce sono state indispensabili per non inciampare, ma il sollevare il velo sul passato è stato un regalo per il quale Brezzo di Bedero non può provare che gratitudine.


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