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A chi lasceremo i nostri libri?

Creato il 14 giugno 2017 da Luz1971
A chi lasceremo i nostri libri?Stamani, libera dal lavoro, mi adagio sul divano dinanzi alla mia libreria e guardo gli scaffali. E rifletto.Ammetto che questa riflessione non mi è nuova, sarà perché i libri, questi libri, mi sono cari, si trovano qui perché frutto di percorsi, gusti, età diverse.
Se è vero che non comprerei oggi Va' dove ti porta il cuore della Tamaro, è pur vero che appartiene a un momento preciso della vita, quando avevo bisogno anche di questa narrativa; e poi quel Fai bei sogni di Gramellini, che mi è stato regalato comunque da una persona cara, è lì dov'è perché mi ricorda quella persona; per fortuna campeggia in interi scaffali la stragrande maggioranza dei miei libri prediletti, che non tradirei mai, dalla collezione di Dickens fino alla serie di Malaussène di Pennac, i vari Lessing, Allende, Rowling, Murakami, Baricco, i grandi classici francesi e inglesi, ecc. Insomma, ciascuno di questi libri, siano essi acquistati o regalati - o ricevuti in prestito e mai restituiti (sic!) - rappresentano un pezzetto di vita e hanno importanza anche per questo. Digressione: avete mai letto L'ombra del vento di Zafon? Mi trovo nel novero di lettori, pochissimi, ai quali non è piaciuto, perché credo che il successo di quel romanzo sia stato costruito tutto attorno a quell'immaginifico Cimitero dei libri dimenticati e nient'altro. L'invenzione di quel luogo sì che è stata una grande idea - forse neppure tanto originale. Il pensiero di un cimitero di libri affascina. Sarebbe come un luogo dove arrivano tutti i libri rifiutati, perduti o semplicemente non ereditati.E vengo al punto: vi siete mai chiesti a chi lascerete i vostri libri? Sarà che gli "anta" ti regalano barlumi di saggezza, tendi a fare bilanci, cominci a pensare a quando sarai vecchia e dovrai prepararti per quel viaggio. Io comincio a domandarmelo e comincio anche a farmi un'idea a riguardo. Non ho prole a cui trasmettere il mio "tesoretto", pertanto farò un regalo alla comunità. Li donerò a una fondazione, una biblioteca o a un'associazione. Il mio desiderio sarebbe quello di avere una mia fondazione quando sarò vecchia e lasciare immobile e contenuto a chi vorrà raccogliere il testimone di una vita dedita alla trasmissione culturale, all'educazione, al teatro, la musica, la scrittura. Insomma, lasciare ai posteri una traccia di sé, che forse avrebbe più senso rispetto a trasmettere il tutto a qualche nipote. Qualcuno vuole unirsi a me in queste riflessioni? 

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