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A cosa serve il tempo?

Da Seretommyloredodo

A cosa serve il tempo?

A cosa serve il tempo?

Quel famoso tempo in più che tanto ho sognato, che tanto mi è mancato in questi anni di ritmi frenetici e senza ossigeno?

Come lo uso, ora, questo splendido tempo libero, che mi sono guadagnata da pochi mesi?

Lo impiego così….

Osservando i miei figli, che crescono giorno dopo giorno nel nuovo e complesso mondo della scuola elementare.

Sfogliando i loro quaderni, i loro successi, i loro errori, le loro conquiste, le loro imprecisioni. Sfogliando e guardando insieme a loro ogni baffo fuori dalle righe, ogni numero o lettera scritta al contrario, ogni disegno libero inventato, pensato e realizzato con le loro mani e la loro fantasia.

Ascoltando le sillabe che pian piano si uniscono a diventare parole, prima in stampatello, poi in corsivo, fino a diventare l’immagine di un bimbo che col pigiama si mette seduto sul suo letto e comincia a leggere il libro che dopo poco gli andrò a leggere io…che fino a poco tempo fa senza di me non capiva e che ora invece inizia a leggere da solo.

A guardare loro, che non solo leggono ma anche interpretano con i giusti toni ciò che leggono. Perché quei libri li sappiamo ormai a memoria, qualcuno più e qualcuno meno. E nonostante i continui nuovi acquisti o i nuovi noleggi dalla biblioteca, nelle loro testoline magiche le storie restano impresse con una precisione pazzesca. E ogni tono che ho letto, ogni spiegazione che ho dato, è rimasta lì, pronta per l’uso alla giusta occasione.

Serve a parlare con loro usando i toni e gli sguardi giusti, non quelli della fretta e della rabbia, ma quelli della calma o del rimprovero al momento opportuno.

Serve a guardare insieme un bel film e avere il modo e il tempo di spiegarglielo se non lo comprendono, di ridere con loro, di parlarne se lo vogliono, di dargli il tempo di piangere se li ha commossi e di dare tutti gli abbracci che servono per calmarsi.

Serve ad ascoltarli, ascoltare i loro pensieri guardandoli negli occhi e tenendogli la mano, avendo il tempo di chiedere spiegazioni sui loro innumerevoli disegni, sui loro ragionamenti, sui loro dubbi, sulle loro paure.

Serve a rendersi conto che Lore è un “collezionatore-di-tutto”… che te n’eri accorta già da prima, vista la quantità di roba che archivia fra “le sue cose preziose”…ma che ora spii da dietro la porta, mentre sistema con la sua logica, la sua tenerezza, la sua precisione (solo sua….) tutti gli oggetti che ne fanno parte.

Serve a comprendere che Tommy….oh quella canaglia di Tommy, è un piccolo omino con il guscio di cristallo, che fa lo spavaldo, ma ha paura delle delusioni molto più di suo fratello che invece lo ripete sempre.

Serve a guardare con la coda dell’occhio che ogni volta (ogni santa volta) che i cani passano accanto ai bimbi, loro allungano le mani per fargli una carezza, una coccola o per parlare con loro. Che mentre guardano la tv, si stendono sul divano e allungano il braccio verso il pavimento, dove sistematicamente c’è un cane nero o un cane bianco che sta lì ai loro piedi a sonnecchiare beato.

Serve a guardarli nuotare in piscina con sempre più sicurezza, anche se ancora non sanno muoversi correttamente…ma serve a gioire dei loro miglioramenti, di questi due pesciolini (o squaletti) che pian piano stanno conquistando le vasche, il trampolino e il fiato sotto l’acqua.

Serve ad osservarli fare canestro, passarsi la palla, fare un po’ di passaggi con i compagni, per imbastire un’azione di gioco, che non lo è ancora, ma è bello lo stesso.

Serve a pensare.

A pensare alle mie cose, ai meccanismi che devo sciogliere e risolvere in me stessa rispetto a certe porte che si sono chiuse. A cercare le risposte alle domande che anche in sonno mi si presentano, ogni notte. Perché io sono fatta così e le delusioni le devo capire, ci devo passare dentro per bene per poi arrivare a comprenderle e a sistemarle al loro posto dopo averle digerite. E per come sono fatta io, per quanto sono felice ora della mia condizione, mi resta l’amaro in bocca per le persone che non ho mai conosciuto pensando invece di conoscere alla perfezione. Mi devo ancora perdonare l’ingenuità che ho avuto, la buona fede che ci ho messo, la volontà di vedere un po’ di “buono” per forza e a tutti i costi, quando invece avrei dovuto rendermi conto che non c’era più già da un po’.

Serve a parlare con il mio stomaco, con la mia pancia, che mi deve far capire ancora adesso, a oltre 40 anni, che la gente può sempre cambiare, a volte in peggio, e può dimenticarsi di quello che c’era alla velocità della luce. Serve a darmi il tempo di perdonarmi per il mio credere in chi non lo meritava. Serve a darmi la forza di ammettere di aver sbagliato in molte valutazioni, fatte con la fiducia e l’ingenuità dei sentimenti che provavo.

Serve a capire che anche questa è esperienza, che fa parte della mia crescita e come tale va stimata. Ce l’ho anche tatuato sul braccio….πάθήμάτά μάθήμάτά …

Serve ad apprezzare ancora di più le mie decisioni, i rischi che ho scelto di correre e le soddisfazioni che mi stanno donando. Serve anche ad ammettere che me le sono meritate, forse, un po’. E non è stata solo fortuna, come qualcuno ha detto. Ma è stata la voglia di cambiare e di trovare una soluzione per la mia serenità, rivoluzionando tutto e perseverando per mesi per trovare la via giusta.

Serve a dirmi “brava” per il mio cambiamento, che per molti è forse routine, ma per me è stato rivoluzione. Interiore prima (e ancora si deve concludere), esteriore e pratica poi. Ma una sacrosanta e bellissima rivoluzione.

Serve a poter osservare con occhi diversi tutto, a partire dai miei figli, ma non solo. Serve a respirare ossigeno, a stare bene. Anche senza fare niente di che.

Chi soffre in una certa condizione dovrebbe davvero trovare la forza di ammetterlo e di studiare il sistema di cambiare.

Io per ora ho fatto questo passaggio, ma…tempo al tempo, non sono ancora arrivata alla fine della mia rivoluzione…anzi… Sono solo all’inizio….

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