A distanza di 18 anni dalla Convenzione di Rio, l’Italia finalmente elabora la propria strategia nazionale per la tutela della biodiversità

Creato il 16 maggio 2010 da Progettiambiente

fonte foto: wwf.it

Nelle scorse settimane è stato avviato il programma di lavoro che porterà l’Italia ad adottare la propria strategia nazionale per la tutela della biodiversità, traducendo finalmente in pratica gli impegni presi nel 1992 con la sottoscrizione della Convenzione Internazionale sulla Diversità Biologica (CBD). In vista della prima Conferenza Nazionale per la Biodiversità, convocata per il 20–22 maggio 2010 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha presentato la propria bozza di “Strategia Nazionale per la Biodiversità” che è stata discussa proprio in questi giorni dai diversi attori istituzionali, economici e sociali interessati per arrivare alla definizione di scenari futuri attraverso un percorso condiviso e partecipato. Infatti, per garantire un approccio multidisciplinare alla Conferenza, il Ministero ha deciso di promuovere la più ampia consultazione possibile organizzando, con il supporto di WWF Italia e del Dipartimento di Biologia vegetale dell’Università “La Sapienza”, tre workshop preliminari che si sono svolti a Firenze giovedì 29 aprile, a Padova giovedì 6 maggio e infine a Napoli giovedì 13 maggio. In questi gruppi di lavoro associazioni di categoria, rappresentanti del mondo accademico e scientifico, insieme a esponenti dei settori economici e sociali, hanno confrontato le proprie osservazioni sulla bozza proposta, comparato le principali iniziative messe in campo nel corso degli anni e discusso gli obiettivi strategici per la conservazione della biodiversità in Italia da raggiungere entro il 2020.

L’Italia è uno tra i paesi più ricchi di biodiversità. Se guardiamo al solo patrimonio vegetale il numero di specie presenti in Italia è altissimo: senza considerare Procarioti, Alghe e Funghi, le sole piante vascolari sono 6.759, a cui vanno aggiunte circa 1.100 Briofite (Fonte: Lipu, 2005). Purtroppo oggi stiamo rapidamente perdendo gran parte di questa inestimabile ricchezza sotto la spinta degli incalzanti consumi di suolo e del conseguente degrado degli habitat naturali, delle scelte dell’agricoltura di mercato e per via dei gravi danni prodotti agli ecosistemi dalla della caccia e dal bracconaggio. Infatti anche la diversità faunistica è a repentaglio: come ha più volte segnalato WWF Italia, nei prossimi anni rischiamo di perdere diverse specie animali come l’orso bruno, la lontra, il capovaccaio, l’aquila del Bonelli, la pernice bianca e la gallina prataiola. È necessario che ci rendiamo conto dell’irreversibilità di queste estinzioni a passiamo all’azione.

Sfortunatamente oggi il problema della perdita di varietà biologica non è ancora adeguatamente sentito; un po come non lo era, trenta anni fa, quello del cambiamento  climatico in atto.  Speriamo solo di non dover aspettare così tanto per riconoscere la gravità della situazione attuale. Sicuramente l’adozione di una strategia nazionale è un buon punto di partenza per dare immediata attuazione agli obbiettivi locali, ma non basta. Occorre gettare le basi per un cambiamento culturale che porti alla ribalta questo tema, consentendo di intervenire anche a livello planetario, in quei sistemi (come ad esempio le foreste tropicali o le barriere coralline) che vengono costantemente devastati.

Cambiare mentalità significa anzitutto abbandonare la canonica visione antropocentrica e di natura che da sempre guida le scelte decisionali a livello politico, sociale ed economico: una concezione in cui le risorse del pianeta sono viste come finalizzate all’uomo in funzione prevalentemente utilitaristica e di sfruttamento. La realtà è molto diversa: qualsiasi sistema economico e sociale è parte dell’ecosistema Terra e non potrebbe esistere se non ci fossero le limitate risorse del pianeta a sostenerlo.

Autore: Sara Colombo


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