A love story. Capitolo 9: Anche i personaggi delle favole non sono normali

Creato il 06 gennaio 2015 da Naimasco78

“Tu fammi un solo esempio di una che conosciamo alla quale è andata bene.”

“Vuoi un esempio? Vuoi che ti faccia un nome? Vuoi che ti dica un nome insomma, uno qualunque.”

-“Sì, uno. Me ne basta uno.”

“Dio, che ossessione sono i nomi… quel gran culo di Cenerentola!”

Pretty Woman di Garry Marshall

Aspettando il post

Eh sì, torno alla ribalda dopo un silenzio lungo quasi un anno e mezzo. C’è ritorno e ritorno: quello di Ulisse a Itaca, atteso per quasi vent’anni da Penelope, e quello di Sylvester Stallone al cinema con il capitolo (pare) conclusivo della saga del pugile Rocky Balboa. Questo per dire che ogni ritorno che si rispetti deve aver creato un minimo di aspettativa. Si può essere eroi in vari modi. E si può essere eroi anche solo per un giorno, e per una persona sola.

Fine aspettando il post

Riprendiamo l’argomento tanto amato dalle donne di tutto il mondo: le favole che ci hanno raccontato quando eravamo piccole e che non si sono avverate. All’oggi, la maggior parte delle giovani fanciulle che speravano di essere destate da un lungo sonno dal bacio di un principe biondo e bello, si ritrovano invece a fare i conti con l’alito del proprio gatto aromatizzato alla triglia che ha la funzione di dar loro il buongiorno tutte le mattine.

Evidentemente ci siamo perse il passaggio nel momento in cui la voce narrante dice: “tutto quello che stiamo per raccontarvi non ha nessuna attinenza con la realtà. Anzi, semmai, nella vita reale vi capiterà il contrario”. A cosa servono le favole delle principesse salvate se poi non si avverano? A mantenere viva la speranza. Perchè a volte succede.

Il mio amico F., come dice lui, ha avuto una vita sentimentale un po’ travagliata, ma a quanto pare non ha mai perso la speranza, mai, nemmeno quando il cuore ha detto basta e ha dovuto cercarne un altro sostitutivo. A cinquant’anni suonati e un figlio adolescente ha trovato l’amore della sua vita e sta vivendo tutto come se fosse ancora un ragazzino in motorino in giro per la cittadina romagnola dove vive. Follia? Un po’, soprattutto incoscienza, direi. Quell’incoscienza che ti fa guardare sempre avanti, chiudendoti le vecchie porte alle spalle, senza dimenticare anzi, imparando ogni volta qualcosa che va a far parte di un background da consultare ogni volta che si inizia qualcosa. Il passato non interferisce, non appesantisce e non crea disillusioni. Dopo matrimoni falliti, separazioni dolorose e delusione per relazioni che si sono rivelate un disastro, come si fa a mantenere ancora aperta una porticina, la porticina del proprio cuore che dice: “ma sì, proviamo. Magari stavolta è quella buona”?

Per me, per come sono cresciuta io e per la visione che ho io delle relazioni di coppia, questa è una favola, ne possiede tutte le caratteristiche: è abbastanza irrazionale e totalmente fuori dalle righe, i protagonisti sono pazzi al punto giusto, sono anomali perchè non stiamo parlando di due ventenni e totalmente noncuranti delle opinioni degli altri. D’altronde, neanche i protagonisti delle favole si possono certo definire normali: una è scappata di casa ed è andata a vivere nel bosco con sette nani minatori, totalmente sconosciuti e dall’età incerta; un’altra ha intrattenuto conversazioni per i primi diciotto anni della sua vita con i topi che popolavano la sua stanzetta da letto. Per non parlare poi di Belle, genio incompreso e regina di tutte le crocerossine, che si è intestardita a tal punto col la Bestia da trasformarlo nel solito bellimbusto muscoloso e ricco, ovviamente. Nessuna favola ha per protagonisti un impiegato al volante della sua Mini e una commessa di Benetton con lo shatush che quando si sposano fanno la lista di nozze in agenzia di viaggio e mettono l’iban nella partecipazione giustificandolo con frasi tipo “così potete contribuire a realizzare il nostro sogno”. La prospettiva di una vita di coppia prevedibile e rassicurante non ha nulla di favoleggiante, perchè per far parte di una favola è necessario un ingrediente fondamentale: l’accettazione del rischio. Senza rischio non c’è favola, senza incoscienza non c’è incanto. Siate folli, diceva il vecchio Steve. le cose accadono se ancora crediamo possano accadere. Per l’analista, c’è sempre tempo.



Potrebbero interessarti anche :

Possono interessarti anche questi articoli :