Magazine Cultura

A proposito della rivista " robot" : intervista con silvio sosio !

Creato il 03 febbraio 2020 da Nickparisi
proposito della rivista robotSin dai lontani tempi della prima mitica chiacchierata con lo scrittore americano Jack McDevitt,  le interviste sono sempre state una presenza costante di questo blog. L'anno scorso, per tutta una serie di motivazioni non sempre dipendenti dalla mia volontà, lo sono state un po di meno. Per questo 2020 però voglio riprendere questa sana abitudine, magari alternando i due "format" che già adotto ( quello ormai classico delle lunghissime "Interviste Carriera" dedicate ad un singolo artista e quello più recente delle "Interviste Colletive") con una terza variante, cioè degli incontri ricchi di domande mirate con curatori e direttori di alcune delle più importanti riviste  del settore fantastico italiano. Lo scopo è quello di far conoscere meglio alcune realtà importanti a chi non le conosce ancora, sia quello di tracciare un minimo di bilancio storico delle medesime.
Amo la letteratura dell' Immaginario, apprezzo ancora di più le riviste coi loro racconti ed articoli di approfondimento. Penso da sempre che la dimensione racconto sia quella da cui spesso siano venute le cose migliori della narrativa di fantascienza e di quella horror.
Voglio cominciare da "Robot" una rivista di fantascienza a cui sono particolarmente affezionato, così come ero affezionato al suo creatore Vittorio Curtoni . Per l'occasione oggi vi propongo questa intervista. L'intervistato è Silvio Sosio (spesso trovate in rete i suoi interventi firmati S*) del' Associazione Delos Books 
Sosio era già stato ospite di Nocturnia (la sua precedente intervista la trovate QUI) mentre alcuni dei miei interventi passati riguardanti"Robot" li trovate QUI.
Vi lascio adesso alla lettura dell'intervista. Ringrazio Silvio Sosio per la sua disponibilità e per la sua gentilezza mentre a voi auguro buona lettura!
Attendo i vostri commenti e le vostre impressioni.



proposito della rivista robotNick: "Robot" é una delle riviste più longeve del settore, scopre da sempre un mercato difficile in Italia come quello della fantascienza, quali sono -secondo te - i motivi di questa longevità'

Silvio Sosio ( S*):   Siamo testardi :-)Robot esiste dal 1976, ma in effetti contando gli anni di attività (quattro della vecchia serie, diciassette di quella nuova) siamo a poco più di venti: Delos Science Fiction, la nostra rivista online, entra quest’anno nel ventisettesimo anno di attività, per dire (e per dare una misura della nostra testardaggine).Numeri a parte, Robot è effettivamente molto amata, credo c’entri anche il ricordo del suo creatore Vittorio Curtoni, e le vendite/abbonamenti sono un po’ calati negli anni ma in misura molto ridotta. Ha vinto il Premio Italia come miglior rivista praticamente tutti gli anni in cui poteva concorrere. Robot cerca di dare uno sguardo abbastanza largo alla fantascienza: si parla molto di letteratura, con contributi dei maggiori esperti italiani che raccontano autori e fenomeni, ma si parla anche di cinema, di tv, dei personaggi della storia della sf nel nostro paese. Per chi si interessa a queste cose è un po’ una festa quando arriva un nuovo numero di RobotNick:  Quanto è cambiata la rivista dalle sue origini negli anni 70 ad oggi? Ricordiamoci pure che è una delle rarissime pubblicazioni che è riuscita a tornare in vendita dopo un lunghissimo periodo di chiusura.S* :   Quando l’abbiamo rifondata, nel 2003, il nostro obiettivo era rifare qualcosa il più possibile simile all’originale. Per cui siamo andati a cercare i collaboratori dell’epoca, a partire da Vittorio Curtoni. Una grossa differenza naturalmente era che se la serie originale, di Armenia, poteva permettersi di pubblicare su ogni numero cinque o sei racconti tradotti selezionati dal meglio della fantascienza, oggi non è più così facile, sia perché la rivista è venduta su abbonamento e online, quindi ha un budget molto inferiore, sia perché è più difficile avere certi grandi autori. Da molti anni seguiamo la formula di due racconti tradotti e quattro o cinque italiani, il che ci permette sia di tenere uno sguardo sul meglio della sf internazionale sia di promuovere i migliori autori del nostro paese. Dal punto di vista della saggistica e delle rubriche forse la Robot attuale ha contributi un po’ più di spessore, quello che manca davvero sono le rubriche della posta e delle news. Quelle rubriche davano alla rivista una dimensione sociale, perché la trasformavano in un centro di aggregazione del fandom che attraverso di essa (come anche attraverso il famoso Cosmo informatore della Nord) si ritrovava, discuteva, promuoveva le proprie iniziative. Oggi naturalmente non avrebbero più senso; la rivista è trimestrale e le notizie hanno altre sedi (come Fantascienza.com) per arrivare agli appassionati, e soprattutto la dimensione sociale è stata totalmente inglobata da Facebook e soci, che però la banalizzano, la radicalizzano, la trasmettono senza le necessarie mediazioni. Ma qui si va su un discorso lunghetto che esula dal tema.

proposito della rivista robotNick:  Facciamo un passo indietro: quando è che il Sosio lettore ha scoperto per la prima volta l'esistenza della rivista?S*: Nel 1978, quando purtroppo era nella sua fase finale, quella nominalmente curata da Lippi con la copertina argento. Mi entusiasmò l’idea, e recuperai ben presto i numeri precedenti sulle bancarelle. Nel 1981 con il mio socio di allora Paolo Pavesi andammo alla Armenia a intervistare Curtoni (l’intervista uscì poi sulla nostra fanzine La Spada Spezzata), era un periodo in cui, terminata Robot e non ancora nata Aliens, Vic curava una sorta di imitazione di Urania, Omicron

Nick: Non si può parlare di "Robot" senza parlare del suo fondatore e direttore storico Vittorio "Vic" Curtoni. Ti va di tracciare un ricordo di Curtoni per i lettori di Nocturnia? S*:   Vic è stato un grandissimo personaggio, e per me uno dei miei tre “mentori”, insieme a Vegetti e Viviani. Dopo la “litigata” col fandom che culminò col famoso editoriale Avviso ai necrofili Curtoni aveva smesso di dirigere riviste e si era dedicato alla traduzione, sparendo dal fandom. All’inizio degli anni Novanta però ricomparve su FidoNet, una rete di BBS (un po’ l’equivalente degli attuali social, ma tecnicamente più complicato) nelle conferenze in cui si parlava di fantascienza, insieme a Valerio Evangelisti e altri. Poco dopo cominciò a organizzare cene a Piacenza, alle quali partecipavano tanti appassionati di fantascienza; riallacciammo così i rapporti, e cosa dopo cosa questo portò alla rinascita di Robot. Curtoni era il classico duro dal cuore tenero, faceva tesoro delle amicizie, era generoso e disponibile. Quando gli proponemmo di rifare Robot la sua risposta fu un “no” secco e risoluto: ma bastò che l’idea gli rimbalzasse in testa qualche giorno per cambiare idea e aderire con grande entusiasmo. Mi manca molto.Nick: Facciamo un gioco: quali autori e quali racconti invidi a Curtoni (o comunque ti sarebbe piaciuto essere tu a pubblicare) tra quelli presentati a suo tempo da lui sulla rivista ? E viceversa quali tra quelli della tua gestione pensi Curtoni avrebbe invidiato a te?


proposito della rivista robot
S*:  Ah, sulla vecchia Robot Curtoni ha pubblicato una marea di autori fondamentali. Alcuni anche diventati fondamentali negli anni seguenti, perché Vic aveva fiuto. Gliene invidio tantissimi, anche se quelli che forse invidiavo di più, come Le Guin, Delany, Vance, Ellison, Pohl, poi li ho pubblicati anche io. E tieni conto che fino al 2011 ha curato anche la nuova Robot. La nuova Robot ha pubblicato gente come Neil Gaiman, Ted Chiang, China Miéville, Paul Di Filippo, Charles Stross che davvero non sono niente male, penso e che Vic apprezzava o avrebbe apprezzato.

Nick:  Su Robot pubblicate spesso racconti vincitori o finalisti di vari premi internazionali, vogliamo dedicare un attimo all’omonimo Premio Robot? introducilo per quei lettori che ancora non lo conoscono.S*:  Il Premio Robot esisteva anche all’epoca della prima Robot; ci furono due edizioni, vinte da Morena Medri e Mauro Gaffo. Il racconto di Gaffo (bellissimo tra l’altro) uscì proprio sull’ultimo numero di RobotCol nuovo premio siamo ripartiti dall’edizione uno, e in questo momento sto leggendo i racconti (una novantina) della tredicesima edizione. Credo sia un premio importante perché mette in luce tanti autori che poi proseguono le loro carriere nel settore (ora che finalmente c’è un settore in cui proseguire la carriera), e non vale solo per i vincitori ma anche per i finalisti che vengono pubblicati. L’iscrizione al premio è gratuita (premi.delosbooks.it/robot) ma occorre essere abbonati alla rivista; se non lo si è ancora, è una buona occasione per abbonarsi…
Nick: Da qualche anno hai riproposto la storica rubrica "Polemiche", quali sono stati i motivi di questa scelta?S*:  Era una rubrica storica della vecchia Robot, all’epoca vista la maggiore dimensione “social” della rivista generava grandi dibattiti. Oggi la utilizziamo quando abbiamo articoli su qualche tema forte, che chiederebbe una discussione; non c’è tanta eco, però, devo ammetterlo. E tutto sommato una polemica continua è poi il mio stesso editoriale, anche se spesso tende all’ironia.

proposito della rivista robot
Nick: Col senno di poi c'è qualche scelta riguardante la rivista della quale ti sei pentito \ vi siete pentiti? O che comunque avreste effettuato o gestito in maniera diversa'?
S*:   L’errore più grosso l’abbiamo fatto proprio all’inizio, mettendoci in società con una persona che poi si sarebbe mostrata del tutto inaffidabile. Lì Robot rischiò di chiudere già dopo il primo numero. Stringemmo i denti, uscimmo dalla società e creammo l’associazione Delos Books, onorando tutti gli abbonamenti raccolti fino ad allora anche se i soldi erano rimasti dentro la vecchia società.Un’altra importante decisione, che lasciò perplessi alcuni lettori, fu quando decisi di cambiare l’illustratore della copertina, che fino ad allora era stato il bravissimo Giuseppe Festino. Nonostante il suo talento, soprattutto sul bianco e nero, non ero molto soddisfatto delle copertine. Giuseppe poi comprensibilmente decise di smettere di collaborare anche per l’interno. Da allora, ogni anno le copertine di Robot sono affidate a un illustratore diverso: abbiamo avuto star di prima grandezza dell’arte fantastica internazionale come John Picacio, Stephan Martinière, Julie Dillon, Galen Dara l’anno scorso, e anche italiani come Manzieri, Brambilla, Barbieri, e Karel Thole – decidi tu se includerlo tra gli stranieri o gli italiani. Anche la copertina è diventata un modo per aprire una finestra sulla fantascienza mondiale, che è lo scopo della rivista, e direi che le perplessità sono ampiamente rientrate.I momenti più difficili sono stati i lutti. Nel 2011 se ne è andata la nostra bandiera, Vic Curtoni, a cui Robot deve tutto. Nel 2017 uno degli artisti che aveva sostituito Festino per le illustrazioni interne, il grandissimo Giacomo Pueroni. Uno stile che a me ricordava il grande Frank Kelly Freas, storico illustratore di Astounding. E l’anno scorso Giuseppe Lippi, che aveva collaborato con Robot fin dal primo numero (fin dalla serie originale, in realtà) e aveva continuato a scrivere la sua rubrica fin negli ultimi giorni, dal letto d’ospedale. Erano tre persone profondamente legate alla rivista. Senza nulla togliere ad altri grandi personaggi che abbiamo perso, come Riccardo Valla o Frederik Pohl, che avevano collaborato meno assiduamente.
proposito della rivista robot
Nick :  Sin dalla sua ripresa nel 2003 l'ossatura generale della rivista è costituita dalle opere di autori italiani, quanto siamo vicini (o lontani) dal momento in cui gli scrittori italiani possano venir considerati dai lettori alla stregua di quelli stranieri? E cosa si dovrebbe ancora fare da parte degli editori, dei lettori e degli scrittori stessi perché questo avvenga in maniera abbastanza compiuta?S*:   Come dico spesso, non credo che ormai esista ancora un pregiudizio verso l’autore italiano, se non in qualche raro tradizionalista sovranista al contrario. L’unica differenza che esiste, adesso, è che gli autori italiani non sono abbastanza famosi.Se pubblico un romanzo di Jack Vance probabilmente venderà meglio che se pubblico un romanzo di Nino Martino, ma non perché Nino è italiano, ma perché è meno famoso di Vance (faccio questo esempio apposta, perché il romanzo di Nino Martino che abbiamo pubblicato in realtà ha venduto molto più dei romanzi di Jack Vance). Ma se pubblicassi un romanzo di, che so, Anthony Linebarger, venderebbe più di un italiano solo perché ha un nome straniero? Non lo comprerebbe nessuno, perché sarebbe altrettanto sconosciuto quanto un italiano esordiente (e farebbero male, perché Linebarger è il vero nome di Cordwainer Smith). Ma continuando a pubblicare italiani, a farne parlare, a pubblicare antologie, riviste, romanzi, i nomi cominciano a circolare. Io credo che, almeno nell’ambito degli appassionati, un certo numero di autori italiani abbia già un nome abbastanza noto. Penso a Tonani, a Vallorani, Kremo, Farris, ma anche Conforti, Del Popolo Riolo e altri. Ora ci sono numerosi spazi in cui mettersi in luce e una scala ancora un po’ ripida ma percorribile da salire. Per questo penso sia una delle epoche migliori per la fantascienza italiana.

Nick:  Quali sono le maggiori sfide e le maggiori difficoltà che s'incontrano nel pubblicare fantascienza (e soprattutto fantascienza italiana) nel nostro paese e quali sono invece le maggiori soddisfazioni che capitano nel farlo?


proposito della rivista robot
S*:   Be’, il problema maggiore è che il mercato è quello che è. La gente che legge in Italia è poca, e quella che legge fantascienza ovviamente ancora meno. Per cui noi editori siamo tutti pesci che si dibattono in una pozzanghera. Ma chissà, magari le cose in futuro cambieranno: magari un’eruzione solare brucerà tutta l’elettronica della Terra e dovremo tornare a leggere libri, invece di cazzeggiare sui social, guardare la tv e giocare ai videogame. Peccato solo che spariranno anche i miei ebook…

Nick: Più in generale ritieni che ci sarà ancora spazio per le riviste (cartacee o digitali che siano) nel mondo della fantascienza?S*:  Il genere della fantascienza ha sempre avuto questa particolarità di funzionare bene sulla lunghezza del racconto. È stata la fortuna delle riviste “classiche” come Astounding, Fantasy & Science Fiction, Galaxy, e ora il loro testimone è stato raccolto dalle riviste online come Clarkesworld, Uncanny, Lightspeed, Fireside, Strange Horizons, Tor.com. Che pubblicano straordinaria narrativa breve che vince i premi Hugo e Nebula e mette in luce i grandi autori di domani. Questo ricambio mi dice che sì, le riviste avranno sempre un ruolo, perché è connaturato al genere.Nick: la rivista sta per raggiungere l'invidiabile traguardo del 90 numero, cosa ci dobbiamo aspettare dalle prossime uscite di "Robot"?S*:  Be’, la rivista Robot è fatta numero per numero, non c’è una programmazione sull’anno. Ho qualche trattativa in corso per racconti internazionali, ma non le anticipo. Posso dire però che l’artista 2020 sarà Jon Foster, artista straordinario che ha lavorato per HBO, Dark Horse, Star Wars, ha fatto carte di Magic e copertine di libri eccezionali.

proposito della rivista robot

la cover del futuro #89
a firma Jon Foster


Nick:  Bene Sosio è tutto, grazie per aver accettato questa intervista,nel salutarti ti rivolgo la classica domanda finale di Nocturnia. esiste una questione di cui avresti parlato volentieri, una domanda alla quale avresti risposto volentieri e che io non ti ho rivolto ?

S*:  Grazie a te Nick! La domanda che potevi rivolgermi è “qual è per te la cosa più difficile nel fare Robot?”. E io ti avrei risposto: scrivere l’editoriale. Ma è anche quella più divertente e anche gratificante perché, con mio stesso stupore, spesso i lettori si congratulano con me per quello che ho scritto. È un compito che mi spetta dal numero 63, e all’inizio è stato difficile proprio per la grandezza delle scarpe in cui dovevo camminare, che erano quelle di Vittorio Curtoni che scriveva editoriali splendidi. Alla fine ho preso un po’ la mia misura, credo. Un paio d’anni fa ho raccolto tutti i miei editoriali in un libretto, Cartoline dal futuro: chi è interessato a leggerli può comprare il libretto, oppure tutti i numeri di Robot. Consiglierei la seconda, comunque.


proposito della rivista robot
LINK UTILI:
Per chi volesse approfondire la lettura di Robot ( che- ricordo- è disponibile via abbonamento sia nella versione cartacea che digitale ) o recuperarne gli arretrati (come detto attualmente la rivista è trimestrale e siamo arrivati al numero progressivo 88) vi consiglio questo link:
ROBOT \DELOS STORE
Per quanto riguarda la Delos nel suo complesso:
DELOS BOOKS
DELOS STORE.

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog