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A Renzi urge avvocato del diavolo. Ne é convinto…

Creato il 07 giugno 2016 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali

wsjFranco Luceri.

Cara Rina, ho smesso di mandarti i miei scritti perché ho capito che le nostre opinioni divergono e tu magari avresti pubblicato le mie solo per la lunga stima reciproca che ci accomuna, ma non avresti mai potuto gradirle perché analizzano il problema Premier da una angolazione opposta alla tua. Io a suo tempo ho difeso Berlusconi senza essere berlusconiano e ora difendo Renzi senza essere renziano, con la convinzione, per me giusta, per te certo no, che la figura del Presidente del Consiglio vada difesa a prescindere, perché il Premier italiano è il ventre molle della democrazia, dove le colpe sono diffuse a macchia d’olio su tutte le istituzioni, le lobby e tutte le classi dirigenti che lavorano alla grande per piegare il governo a proprio vantaggio. In questo pezzo, tento di spiegare un concetto controcorrente, pur sapendo che i più la pensano all’opposto. Insomma, ho deciso di renderti partecipe, a giustificazione del mio inspiegabile abbandono, anche se niente può scalfire la stima e il rispetto che ho di te. Cordialmente franco luceri

A Renzi urge avvocato del diavolo.

Dopo aver fallito come avvocato del diavolo di Berlusconi, sto ritentando l’avventura suicida col Premier Renzi, non perché ritengo che la sua politica sia migliore, ma perché temo, (e Dio sa se mi auguro di sbagliare) che l’Italia sia già ingovernabile, spiaggiata come una balena che ha perduto l’orientamento, e non per colpa della politica o del mercato.

In nome della pluralità de l’informazione si è lasciato a cani e porci il diritto di fare confusione, in un Paese a corto di chiarezza. E’ bastato che pochi disonesti pennivendoli si esercitassero nel linciaggio del Premier Berlusconi e tutti a scimmiottarli con una ottusità mai riscontrata in altre generazioni di giornalisti.

Nessuno che ad oggi si sia posto la domanda, ma il potere di un Premier è superiore a quello di un tiranno? Perché se, a memoria d’uomo, nessun tiranno ha mai avuto abbastanza potere da governare bene un popolo già ingovernabile di suo, (Gorbaciov capì che la Russia comunista era già alla frutta, e invece di governarla, si affrettò cambiarla) sperare che un cambiamento risolutivo riesca ad un Premier italiano, a cui la Costituzione attribuisce il potere del due di briscola in una partita a scopa, è di una ingenuità apocalittica.

Non ci sono democrazie al mondo in cui il Premier sia più impotente di quello italiano, che ha grossomodo la funzione di imbuto: restituisce ciò che immetti. Versi dissenso, conflittualità, rivendicazioni, scontri violenti, e raccogli riforme finte mai risolutive, cambiamenti truffa gattopardiani di ottima qualità.

E’ vero che governo del popolo, non vuol dire che tutti i sessanta milioni di italiani debbano andare a Palazzo Chigi a governarsi; ma chi ha eletto un governo deve garantire una solida maggioranza per incassare vere riforme o deve affrettarsi a delegittimarlo e sfrattarlo. Perchè un premier ha due sorgenti da cui attingere potere dal consenso: la classe dirigente insediata in tutte le istituzioni e nella società civile; oppure il mondo imprenditoriale e finanziario.

Pensare che la feroce opposizione, e la contestazione sindacale a tempo pieno, possano obbligare il Premier a fare più politica a vantaggio dei poveri che dei ricchi è un attacco di stupidità che in Italia dura da sette decenni, con risultati inequivocabili. Una volta il lavoro si sprecava, ora, grazie ai sindacati, al lavoro hanno grattato pure le impronte digitali, per renderlo introvabile.

La politica democratica è di una semplicità sconcertante: o la fornitura di potere al Premier se la aggiudicano i lavoratori, per ottenere buona politica salariale, oppure se la aggiudicano a strozzo i banchieri ed è tutto grasso, scusate, spread che cola.

Quindi, un popolo democratico intelligente dovrebbe sapere che in una democrazia i colpevoli si sprecano in tutte le istituzioni, ma non nel governo che è subalterno alle lobby culturali, sociali ed economiche, che non si fanno scrupolo ad usare la giustizia come pesante mezzo di condizionamento.

In Italia, i sindacati dei lavoratori, col sostegno interessato dei giornali comunisti, si sono specializzati a combattere il governo ladro da loro stessi eletto, a colpi di scioperi servaggi, scontri con la polizia, incendi di auto e cassonetti, sfondamento di vetrine e di banche, lanci di pietre, mazze di legno e tubi di ferro per affrontare le forze dell’ordine, con la certezza di poter ridurre i doveri dei lavoratori e aumentarne diritti. E come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti.

Perciò se vi capita di sentire qualche genio prendersela con Renzi che non sta governando bene il Paese o lo sta rovinando, affrettatevi a renderlo inoffensivo con una pernacchia. Perché ostacolare il lavoro infame del governare un popolo, senza proporre né apportare reali miglioramenti, se non nella paralisi del sistema, attenta alla vita del popolo, e lo condanna al totalitarismo.

L’idea malsana che la protesta possa impedire il malgoverno è da ospedale psichiatrico. Ci sono due modi per evitare che il governo faccia danni: non riempire Palazzo Chigi di guastatori o frattarli. Ma quelli che mandi a governare, puoi controllarli non paralizzarli. Perchè privarli del consenso dei lavoratori e pensionati, è il modo giusto, anzi geniale, per aiutare multinazionali e banchieri ad aggiudicarsi la fornitura di consenso, a tassi usurai per le banche e tasse rapina per quel cornuto e mazziato di Pantalone.

Questo Paese si è riempito di sindacalisti, giornalisti, e urlatori di tutte le marche coalizzati a contestare il Premier come fosse l’unico ostacolo alla giustizia sociale e allo Stato di diritto. Ministri e sottosegretari, con mariti, amanti, fidanzati, soci e compari confezionano leggi ad personam alla velocità di un bottonificio, e se non si fanno prendere con le dita sporche di marmellata nessuno si sogna di sospettare che un ministro possa fare più danni di un Premier.

Insomma lo avrebbe capito anche lo scemo del Paese come si tratta col potere esecutivo in democrazia. Il consenso è la moneta a corso legale per comprare diritti. Voi avete visto mai banchieri incappucciati e armati affrontare le forze dell’ordine per rivendicare più diritti e meno doveri? E pure, senza sindacati comunisti urlatori, i banchieri ora sono i tiranni di fiducia in Italia, in Europa, in America e nel mondo.

Zitti zitti, senza sfasciare un Premier vecchio e rifarsi uno nuovo, usando da piede di porco il governo dei lavoratori, voluto e benedetto dai sindacati e poi paralizzato dagli stessi, hanno scardinato i diritti del lavoro e li hanno convertiti in diritti della finanza, diventando padroni della borsa e della vita dei popoli.

E’ vero, in Occidente i ricchi arricchiscono; ma è per l’eccelsa qualità della politica fascista o per lo schifo senza pari di quella comunista, sindacalista, giustizialista, fiscalista e sfascista demenziale?

Delegittimando ad uno ad uno per sette decenni, tutti i governi, dopo averli eletti e benedetti, l’intera classe dirigente italiana ha condannato a l’esilio le multinazionali e i laureati, i portafogli e i cervelli, i paperoni e gli istruiti, quanto basta per renderci ricchi sfondati di invalidi, disoccupati, pensionati, immigrati, banchieri ed esattori vampiri per una lunga guerra fra poveri.


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