Un anno fa moriva Davide Bifolco (ucciso da un carabiniere in circostanze ancora tutte da chiarire) mentre era a bordo di uno scooter nel Rione Traiano. Avrebbe avuto quasi 18 anni Davide, ancora troppo pochi per salutare la vita, una vita difficile frutto della realtá complessa di periferia.
Ancora nessuna risposta su quanto avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 Settembre del 2014 quando, intorno alle 2.30, a seguito di un inseguimento in via Cinthia, un motorino Honda SH su cui si trovavano tre persone urta contro un’aiuola venendo raggiunto da un’automobile del Nucleo Radiomobile di Napoli.
Dopo un anno di indagini e nonostante un processo in corso che ha condannato il carabiniere che ha sparato a 3 anni e 4 mesi, ancora non si conosce l’identità del terzo uomo in sella. Di certo sul motorino erano presenti Davide Bifolco e Salvatore Triunfo (diciottenne con precedenti penali).
L’epilogo lo conosciamo tutti: un ragazzo di nemmeno 17 anni cade, si rompe un ginocchio, stramazza al suolo e viene colpito al petto da un proiettile che gli oltrepassa il torace, uscendo dalla schiena.
Diverse le versioni sull’accaduto. Si dal primo momento le testimonianze sono discordanti. Nessuno chiarisce l’identità del terzo uomo in sella fuggito subito dopo l’incidente, dubbi anche sulla dinamica dell’impatto. Le testimonianza parlano di uno speronamento al seguito del quale il motorino si capovolge, i ragazzi cadono, e parte un colpo sparato ad altezza uomo, come testimoniato dalla traiettoria del proiettile. Nessun latitante in sella, come riferito dal carabiniere che ha sparato, nessun urto contro l’aiuola, nessun colpo partito per caso!
«Se avevo il colpo in canna, quella notte, è perché io e il mio collega inseguivamo un latitante. Non sono mai stato un Rambo, non ho mai neanche immaginato di puntare una pistola. Sono inciampato, quella notte, mentre bloccavo l’altro giovane che si divincolava. Se si fa una perizia si vedrà che c’è il gradino» dichiarò G.M. subito dopo l’accaduto.
Il processo con rito abbreviato si è chiuso, ma sembra essere ancora ben lontani dalla verità! Intanto la morte di Davide resta una ferita ancora aperta nel cuore della città, come dimostra il video della canzone “Things ain’t workin anymore” scritta e cantata dai rapper Anem’ Amar’ e Lex. Una ferita che non si rimarginerà fino a quando non verranno chiarite le reali circostanze che hanno determinato la morte di Davide, colpevole di essere figlio di un quartiere sbagliato, figlio di periferia, di pregiudizi e di uno Stato che spesso, invece di proteggere, ammazza!