Nonostante il titolo, inizio a intuire il finale, A un punto morto tira alcuni fili e decide non poche sorti. Anche se il racconto di Sookie cade un po’ troppo dettagliato nel quotidiano, sono andata in banca, mi sono lavata, depilata, ho fatto la pasta ai fagioli, davvero, a tratti sembrava il diario segreto della casalinga disperata, la logica di questo romanzo non sfugge.
Si avvicina il finale e l’autrice sta accompagnando tutti i suoi incredibili personaggi a disegnare una conclusione più o meno degna (per alcuni davvero poco, pochissimo). Gli esseri fatati svelano il loro peggiore incubo, Sookie deve affrontare ciò che non le piace dei vampiri, nel dettaglio di Erick, mentre alcuni fidanzamenti sfumeranno nel nulla, come spesso accade nei tanti capitoli della saga.
Leggo in rete che a non tutti è piaciuto questo finale di capitolo. Provoco: perché ce ne potevano essere altri?
Guidai fino a Shreveport senza notare il cielo azzurro, il calore che faceva vibrare l’aria, i grossi tagliaerba e i camion. Ero di pessimo umore, tanto che mi chiesi come se la cavassero i criminali. Di certo non ero tagliata per la vita del crimine, decisi, anche se negli ultimi anni avevo assistito ad abbastanza stragi da potermi bastare fino a quando avessi avuto bisogno del bastone per camminare. Non avevo avuto niente a che fare con la morte di Kym Rowe, ma ero stata coinvolta in una quantità di cose spiacevoli sufficiente a rendermi nervosa quando attiravo l’attenzione delle autorità.
Le stazioni di polizia non sono un luogo piacevole anche nei momenti migliori, e se si è una telepate con la coscienza sporca, quel senso di sgradevolezza viene praticamente raddoppiato.
Da leggere, come tutti i libri di Charlaine Harris.
Titolo: A un punto morto
Autore: Charlaine Harris
Traduzione di Annarita Guarnieri
Editore: Delos Books
Anno: 2012
Prezzo: 15,90 Euro – ebook 7,99 Euro