In Italia, sostanzialmente dopo l’entrata in scena del M5S, si è aperto un ampio e agguerrito dibattito sul reddito di cittadinanza. Gli interrogativi che, affrontando questa questione, mi sono posto nell’immediato sono essenzialmente due:
- E’ giusto che tutti gli individui, facenti parte di uno stesso paese, abbiano medesime possibilità economiche? E’ giusto, in sostanza, equiparare tutte le persone?
- Una simile proposta è effettivamente realizzabile? Quali saranno i suoi effetti?
Ho riflettuto e meditato molto in merito a questi interrogativi e, alla fine, sono riuscito ad arrivare ad una conclusione che ritengo assolutamente razionale e misurata.
Andiamo con ordine…
Ora mi si potrà venire a dire: e come pensi di garantire la tua tanto decantata “uguaglianza di opportunità”? Bè, innanzitutto per garantire ciò bisognerebbe combattere duramente nepotismo, clientelismo e il circuito delle raccomandazioni. Successivamente, cosa che per altro si sta già in parte facendo, bisognerebbe investire maggiormente in istruzione e lavoro. Lo so, è un processo lungo ed impervio, ma è, per quanto mi riguarda, la soluzione più indicata. Il reddito di cittadinanza è e sarà solo un’illusoria soluzione del problema.
Nel caso verrebbe, in barba alla mia analisi, messo in piedi un simile meccanismo, le conseguenze sarebbero ad occhio e croce due: verrebbero cancellati i programmi di assistenza sociale e la motivazione lavorativa verrebbe meno. Venendo meno la motivazione lavorativa, poiché di fatto tutti i cittadini percepiranno un salario garantito, anche il lavoro (attenzione, non lo stipendio!), inteso come valore, cesserebbe d’esistere.
Insomma, oltre ad essere concretamente irrealizzabile, il reddito di cittadinanza, secondo me, produrrebbe un irrigidimento della macchina lavorativa e, paradossalmente, problemi di natura sociale.
Ps Il reddito di cittadinanza non va confuso con il reddito minimo garantito. Sono due cose completamente differenti. Approfondiremo il secondo in un altro post.