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Accordi e disaccordi: una cruda analisi della Liberazione libica

Creato il 25 agosto 2011 da Tnepd

Accordi e disaccordi: una cruda analisi della Liberazione libica

Solo i morti – innumerevoli, morti dimenticati, straziati e sepolti sotto tonnellate di metallo liberatorio – potrebbero obiettare.

Chris Floyd
Empire Burlesque

Accordi e disaccordi: una cruda analisi della Liberazione libica Un’altra guerra per il petrolio? Certo che no! Ma solo per essere al sicuro, i baroni mondiali del petrolio  si stanno già muovendo per siglare amorevoli accordi su quello dolce, crudo dolce,  con i nuovi padroni della Libia installati dalla NATO.

E indovinate un po? Si scopre che alle aziende dei paesi occidentali che allegramente hanno riversato tonnellate di metallo mortale sul popolo libico viene assegnata la pista interna al pozzo petrolifero post-Gheddafi. Nel frattempo, i paesi che avevano esortato alla cautela nell’intervento umanitario con migliaia e migliaia di bombe, missili e droni, ehm, per proteggere la vita umana, ora vengono relegati nell’oscurità più remota.

Come riferisce il New York Times, i vecchi padroni coloniali della Libia, l’Italia, sono in prima linea nella nuova corsa, anche prima che la primula verde sia stata trovata. Essi, insieme ad altri colossi petroliferi occidentali, vengono accolti a braccia aperte dai ribelli che amano la pace democratica, loro che, ehm, hanno assassinato il loro comandante militare in capo proprio poche settimane fa. Ma per gli scettici sull’intervento come  Russia, Cina e Brasile, ci possono essere "alcune questioni politiche", nel rinnovare  vecchi accordi e firmarne di nuovi, dicono i nuovi capi petroliferi del regime.  La NATO si, i BRIC no.

Ma ricordate. Questa non è una guerra per il petrolio. Il petrolio non ha nulla a che fare con questa guerra. Naturalmente, è possibile trovare tipi bizzarri e suonati come, ad esempio, Patrick Cockburn, che ha solo fatto cronache in prima linea nella regione per decenni, che se ne escono con sciocchezze come questa, in un recente articolo sui "ribelli assassini in Libia":

"L’entusiasmo in circa 30 capitali straniere nel riconoscere il misterioso gruppo stabilitosi di propria iniziativa a Bengasi come leader della Libia è in questa fase probabilmente motivato principalmente dalle aspettative di concessioni commerciali e di una spartizione dei giacimenti petroliferi".

Ma cosa sa? Soprattutto rispetto ai progressisti, amanti della pace, sostenitori della guerra che odiano la, ehm, guerra come il professor Juan Cole. Come il professore stesso ci dice , lui è qualcuno "che ha effettivamente ascoltato le comunicazioni dei ministeri degli Esteri in Europa e degli ufficiali dei membri della NATO . " Scommetto che voi non l’avete fatto! (Anche se Patrick Cockburn ha probabilmente… Per decenni, ma non importa) Comunque, Cole ci assicura che l’idea stessa di un ruolo del petrolio in questo nobile sforzo è "sciocca", perché la Libia era "già integrata nei mercati internazionali del petrolio."

Bene, restii come siamo a cavillare con un uomo che ha effettivamente ascoltato le comunicazioni degli ufficiali della NATO, anche il New York Times osserva che:

Il colonnello Gheddafi si è rivelato un partner problematico per le compagnie petrolifere internazionali, spesso aumentando tasse e  imposte e avanzando altre richieste. Un nuovo governo con stretti legami con la NATO potrebbe essere un partner più facile da affrontare per le nazioni occidentali. Alcuni esperti dicono che con le mani libere, le compagnie petrolifere potrebbero trovare il petrolio in Libia, molto più di quanto fossero in grado di individuarlo sotto le restrizioni imposte dal governo di Gheddafi.

Meno regolamentazione, meno restrizioni, accordi più piacevoli, più petrolio, profitti più elevati – no, non c’è alcun interesse delle compagnie petrolifere. O dei governi che esse "influenzano" in maniera così persuasiva – e pervasiva. Quindi deve essere vero, come afferma Cole, che questo nobile sforzo era né più né meno che un intervento umanitario volto a salvaguardare vite umane (con quelle migliaia di bombe e missili), a tutelare il diritto alla libertà di assemblea (o almeno il diritto di girovagare in una di quelle cablate, barricate, sorvegliate, circondate "zone di libertà di parola" oggi così diffuse nelle terre amanti della libertà ed emancipate dell’Occidente), e di sostenere "un legittimo ordine mondiale".

Sembra che Cole adesso non veda l’ora di vedere Gheddafi e figli sul banco degli imputati per crimini di guerra, perché, come osserva giustamente: "impiegare i militari contro i non-combattenti è stato un crimine di guerra, e farlo in maniera diffusa e sistematica è stato un crimine contro l’umanità . " A meno che, ovviamente, non si citino i teologi della "guerra giusta", che, come dire, conducono una diffusa e sistematica campagna di bombardamenti terroristici sui villaggi indifesi di una nazione alleata con  missili drone, come Barack Obama ha fatto in Pakistan dal momento in cui è entrato in carica . Ma Cole è d’accordo con il presidente Obama e con la sua citazione di Reinhold Niebuhr. "Non è possibile proteggere tutte le vittime di omicidi di massa in tutto il mondo per tutto il tempo. Ma dove si può fare qualcosa di buono, lo si dovrebbe fare".

Se solo Gheddafi avesse pensato di citare un uomo la cui "influenza è stata riconosciuta da alcuni recenti leader della politica estera americana, come Jimmy Carter, Madeleine Albright, Hillary Clinton, [e] John McCain"! Forse questo lo avrebbe assolto da altri crimini che Cole gli attribuisce: "Finanziare dittatori brutali e  fomentare guerre rovinose" Certamente nessuno dei nostri leader che citano Niebuhr, hanno mai fatto niente del genere!

In ogni caso, il gioco è fatto ed ora, come dice il titolo del Times: "Inizia la Corsa per l’accesso alla ricchezza petrolifera della Libia". Ma questo è solo accidentale, naturalmente – una sbavatura, un incidente felice, un involontario sottoprodotto di un nobile gesto fatto da uomini nobili per scopi nobili. Affari petroliferi a parte, lo stesso gesto è qualcosa che dovrebbe essere celebrato da tutti – anche dai dissidenti contro la guerra  come Cole, o anche da gli "anarchici" duri a morire come Crispin Sartwell (il cui grido di "entusiasmo" per la liberazione della  Libia con le bombe NATO riceve una risposta da Arthur Silber). Solo i morti – innumerevoli, morti dimenticati, straziati e sepolti sotto tonnellate di metallo liberatorio – potrebbero obiettare.

Fonti: Empire Burlesque 23 Agosto 2011
Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.com


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