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Addio, che bello aver vent’anni

Da Iomemestessa

Ormai resistono solo più gli Agnelli, al comando. D’altronde, le famiglie reali, si riconoscono dai dettagli.

Hanno mollato il colpo prima i Moratti (con la svolta indonesiana) e, adesso, pure Berlusconi.

Il Milan, da ieri, è ufficialmente Made in China. Come le nostre mutande. Berlusconi “ha lasciato con dolore” ma resta “primo tifoso”. Con i soldi che gli hanno dato, ci mancherebbe altro.

Il Milan è stato per Silvio B.: una passione, uno strumento mediatico potentissimo, un bacino elettorale di un certo spessore, e, soprattutto, la dimostrazione vivente che quel gran bauscia del Silvio ce l’aveva fatta.

Cala il sipario su 31 anni di presidenza Berlusconi. E anche chi il Milan non lo ama e non l’ha amato mai (io, per esempio), non può esimersi dall’ammettere che è stato un ciclo lunghissimo, segnato da campioni indimenticabili e successi a ripetizione.

E mentre siamo qui a ricordare Sacchi e Baresi, Gullit e Van Basten, e quella notte di Barcellona, quando il Milan sconfisse la Steaua Bucarest, lo sguardo si posa su una foto d’antan.

Correva l’anno 1986/1987, e sul campo di Milanello si abbassava un elicottero, ne scende Silvio Berlusconi, imprenditore milanese, che ha fatto i soldi facendo il palazzinaro e che ha capito prima di tutti il potenziale delle televisioni commerciali.

In quella foto, Silvio sorride e ha meno anni e meno capelli di oggi. Ma soprattutto, non ha bisogno di artifizi per sembrare giovane. Lo è davvero.

E il confronto, tra quel ganassa senza pari, dominato dall’insaziabile voglia di avere tutto, e l’anziano signore che l’altra sera abbracciava sognante un agnellino, nel tentativo un po’ patetico di rifarsi il maquillage sfatto da vecchia regina del varietà, è impietoso come solo sa esserlo il viale del tramonto.

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