Adulti E Videogiochi: Due Realtà Inconciliabili?

Creato il 28 gennaio 2015 da Beiphone

Il Binomio “Adulti e Videogiochi”, che si riferisce da sempre a due realtà simmetricamente opposte, è destinato a fondersi in una sola realtà. Ci vorrà tempo, senza dubbio, e si dovrà necessariamente aspettare che “un paio” di generazioni lascino posto a quelle arrivate immediatamente dopo. I giovani di oggi saranno gli adulti di domani, e i giovani di oggi, indubbiamente, giocano ai videogiochi; nel frattempo, però, è forse lecito permettere agli “adulti di oggi” di gettar fango su una passione che ormai, in alcuni casi, rasenta l’Opera d’Arte?
Io, personalmente, non lo credo.

Nei giorni scorsi, abbiamo visto il Web scatenarsi per l’ennesima volta contro tutti quei pregiudizi e quegli attacchi (secondo molti assolutamente insensati) verso il mondo dei videogiochi, in seguito a un servizio trasmesso dalla TV Italiana che, in questa sede, non citeremo per motivi abbastanza ovvi.

Ho dunque deciso di esporre la mia personale e umile opinione sull’argomento, in qualità di ragazzo giovane, amante dell’Arte e, soprattutto, di qualsiasi forma di espressione. E, per quanto non sia difficile immaginare una stretta connessione tra i videogiochi contemporanei e l’Arte in sé, mi occuperò di chiarire ed esplicitare anche quel particolare punto, nel corso dell’Editoriale.

Il corpo dell’articolo che segue è tratto da una e-Mail inviata direttamente all’autore del servizio (e che, ad oggi, non ha ancora ricevuto risposta), revisionato e rielaborato per la pubblicazione su questo sito. Il corpo della Mail non è, ovviamente, completo; non si stupisca, quindi, il lettore che non vede troppe differenze tra questa “introduzione” e le righe che seguono, riadattate appunto per l’occasione.


Un Tema Controverso

Ora, il sottoscritto ha (sfortunatamente, a quanto pare), tra le altre cose, il “privilegio” di far parte di una generazione di giovani che inizia a riflettere sempre meno, prima di parlare ed esprimere il proprio giudizio; per fortuna, tuttavia, si tratta della stessa generazione che sta vedendo l’avvento di più di una forma d’Arte e di Espressione innovativa, una generazione che, grazie al cielo, non ha dimenticato le proprie origini né la capacità dell’uomo di differenziarsi dal comune animale con una pura, semplice opera d’Arte di qualunque tipo.

Il tema dei Videogiochi (e si faccia attenzione all’uso della maiuscola) è sempre stato, in Italia come nel mondo intero, uno dei temi più caldi e più discussi dalla stampa che ama “prendere di mira” ciò che più è caro ai giovani e ciò che più è denigrato dai genitori un po’ “old-school”, che si limitano a criticare ciò che, a tutti gli effetti, non hanno mai avuto l’occasione di capire. I Videogiochi, per l’appunto, rientrano in quest’ultima categoria.

Non è ovviamente la prima volta che il mondo degli “adulti” cerca di dettar legge in quello che, a tutti gli effetti, è un mondo dominato principalmente da giovani (con qualche eccezione nel caso di quei pochi adulti che si sono dedicati ai videogiochi per l’intera durata della loro vita, finora), e memorabili sono gli innumerevoli casi affrontati da Jack Thompson in America contro Rockstar e il suo “culto del videogioco violento”, per dirla con una perifrasi che in molti potrebbero trovare “irrispettosa”.

Ora, l’Italia non è certamente mai stata da meno quando si è trattato di gettare nell’ombra un argomento così delicato come i Videogiochi, controverso tanto quanto affascinante. Impossibile non ricordare tutte le polemiche esplose ad ogni, singolo Grand Theft Auto uscito nei negozi, un po’ per esigenze di Audience e un po’, presumo, per una serie di pregiudizi (il più delle volte) ingiustificati.
D’altra parte, non è difficile immaginare quanti telespettatori oltre una certa età siano rimasti a gongolare davanti alla TV, magari con gli occhi sbarrati per la “rivelazione”. Ma sono vizi del mondo della TV.

L’Uomo e le Storie

Credo che a questo punto sia il momento di introdurre un concetto che tanto mi ha colpito di recente, fondamento di base del libro “L’Istinto di Narrare” [Link Diretto Amazon] di Jonathan Gottschall (la cui lettura consiglio caldamente a chiunque, senza distinzioni): dacché mondo è mondo, l’Uomo ha sviluppato la capacità di “raccontare storie”. La specie umana non fa altro che raccontare, raccontare e raccontare, continuamente, senza controllo e senza rendersene neanche conto: la nostra mente racconta storie quando riposa, nei sogni, quando deve descrivere una scena, quando deve ricostruire un avvenimento, e percepisce come storie anche la semplice lettura dei manuali d’istruzioni. Storie, storie, storie: la nostra vita non è che un mezzo per l’espressione, e noi non facciamo altro che vivere per lasciare un segno su questa Terra tramite una storia: la nostra.

L’uomo, in sostanza, vive di storie: non può farne a meno. Vive di finzione, racconta con la finzione, sopravvive con la finzione; e i Videogiochi, che ci piaccia o no, non sono altro che l’espressione più somma di questo “Istinto di Narrare”: la possibilità, nuda e cruda, di immergerci nelle storie che quei videogiochi raccontano, di immedesimarci nei personaggi, di vivere le loro azioni, di soffrire per loro e di ridere per loro.
Ciò, tuttavia, avviene sempre ed esclusivamente con la consapevolezza che ciò che vediamo non è altro che una mera finzione. Il nostro cervello è sempre in grado di distinguere la finzione dalla realtà; quando ciò non avviene, si sfocia nei problemi più gravi studiati dalle Neuroscienze e dalla Psichiatria in generale. Problemi di tipo medico, fisico, biologico: non di “condizionamento psicologico” causato da quel che vediamo, come in molti vorrebbero far intendere.

C’è dunque una gran bella differenza che intercorre tra il vedere un’azione su schermo e il riprodurla nella vita reale. Esiste un limite che, a mio avviso, l’uomo ha ben chiaro a qualunque età; e, se ciò non avviene, l’unica responsabilità è dell’educazione impartita al bambino, o di un’eventuale “malattia” congenita che prima o poi sarebbe sbocciata comunque, a prescindere dai Videogiochi (i quali, sia ben chiaro, hanno ugualmente una bassissima percentuale di “colpa” nell’intero processo: il più viene compiuto esclusivamente dal cervello del soggetto, già alterato per sua natura).

L’Uomo e la Violenza

Impossibile poi non ricadere nei soliti luoghi comuni dell’argomentazione contraria a quella esposta dall’attivismo Anti-Videoludico, tuttavia innegabili: la violenza è sempre esistita, e non si può certo dire che i Romani giocassero a Grand Theft Auto, o che Napoleone si fosse ispirato a Age Of Empires per costruire il suo impero. Mi si potrebbe rispondere che erano tempi ben diversi, certo, e io stesso sono ben lungi dal negarlo: l’avanzamento della civiltà contemporanea ha portato una bella differenza nella società rispetto anche solo a due secoli fa. Ma non dimentichiamo che la prima metà del ‘900 ha visto due tra le guerre più brutali dell’intera Storia dell’Uomo, e i Videogiochi “violenti” non hanno fatto la loro comparsa se non negli anni ’80, o addirittura ancora più in là nella seconda metà del secolo scorso.

Il nocciolo, se proprio vogliamo isolarlo, risiede semplicemente nel fatto che è ormai inconcepibile, nel 2015, guardare ai Videogiochi come a una delle fonti di violenza nel mondo. Per quanto sia encomiabile il tentativo di certi attivisti di “tutelare i minori” e di impedir loro di praticare violenza (anche solo virtuale) non possiamo dimenticare che il Cinema presenta gli stessi caratteri dei Videogiochi, se non amplificati: è molto più difficile, per un bambino, distinguere tra realtà e finzione se le scene che sta osservando non sono composte da dei poligoni colorati. I Film e i vari programmi trasmessi dalla TV, poi, sono un tasto fin troppo delicato perché io possa desiderare di toccarlo. Non credo, peraltro, che ce ne sia l’assoluto bisogno: chi legge capirà benissimo ciò che intendo.

Videogiochi Come Modalità d’Espressione

Così come penso che verrà capita la mia reazione: i videogiocatori sono semplicemente stanchi di non veder riconosciuta la propria passione come quello che è. Opere d’arte come Heavy Rain, The Last Of Us, Kingdom Hearts e Final Fantasy VII potrebbero bastare, da sole, a smentire tutti coloro che ritengono che i videogiochi siano un assoluto male per bambini, adolescenti e adulti. Così come nei film, anche nei Videogiochi la violenza può essere utilizzata per insegnare qualcosa; e basterebbe trovare il tempo di disattivare il proprio cervello e immergersi in un mondo parallelo, tutto nostro, completamente creato “ad-hoc” per rendersi conto di quanto un Videogioco, ai giorni nostri, possa riuscire a farci ridere, arrabbiare o persino commuovere (la serie di The Walking Dead, della TellTale Games, ne è un esempio chiaro e lampante).

E poi ci sono i videogiochi come Grand Theft Auto, certo, pura espressione di violenza. Ma anche lì, nel profondo, Rockstar trova sempre il modo di raccontare una storia, per quanto orribile e disagiata possa apparire. E, esattamente come guardiamo un buon Thriller in televisione, i videogiochi di Rockstar sono fatti per farci godere un film d’azione con una trama solida e ben strutturata, prima che un semplice videogioco dove “ammazzare, rubare e avere rapporti con prostitute”. E a volte possono essere anche uno sfogo, un modo per sopprimere lo stress, se vogliamo.
Purché non si dimentichi che ciò che appare sullo schermo è finzione. E la nostra mente, anche in tenera età – una sana, s’intende -, presenta difese più che necessarie a permetterci di isolare la finzione dalla realtà.

Tra l’altro, mi si perdoni la battuta, chi vedrebbe un bambino di tre anni (nelle prime fasi dell’apprendimento, durante le quali una cattiva influenza può essere, sì, pericolosa) a suo agio con un pad in mano?
Io no.

Provate Voi Stessi!

Il mio invito, con il paragrafo precedente, dovrebbe ormai risultare più che chiaro a chiunque abbia avuto il fegato di arrivare in fondo a questo articolo: è con estrema sincerità e con tutto l’affetto che devo ai nostri lettori che li invito a scegliere anche uno solo, uno qualunque dei titoli che ho citato, trovare del tempo per sedersi su un divano (magari con una persona cara) e scoprire sulla propria pelle come una storia interattiva possa essere in grado di emozionare anche il giocatore più restio.


E, per quanto un ragionamento sul mondo dei Videogiochi possa risultare lontano dalle linee guida seguite in genere da BeiPhone e dai suoi autori, non dimentichiamo che la Tecnologia e la Scienza sono a volte guardate in un modo che di poco si discosta dalle critiche mosse ai Videogiochi stessi. La nostra speranza, espressa apertamente in apertura d’articolo, è che le nuove generazioni si sentano un po’ più a loro agio con la Tecnologia e le nuove forme di Espressione Artistica, e che smettano di guardare alla novità e all’innovazione con l’occhio di chi, per un solo fattore di sfortuna, non è in grado di comprendere ciò che i giovani di oggi apprezzano così tanto.

“Think Different”, ha detto una volta un personaggio a noi molto caro. Perché cadere nella banalità non ha mai fatto del bene a nessuno.

Alla prossima!

 


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