Afrodisia di Marino Niola

Da Anginapectoris @anginapectoris

Mi fa piacere riportare questo gran bel capitolo tratto da uno dei piu’ apprezzati lavori del professor Marino Niola, “Non tutto fa brodo” Edizioni “Il Mulino”

scrittore e giornalista ed attualmente professore di Antropologia dei simboli, Antropologia delle arti e della performance, Miti e riti della gastronomia contemporanea presso

l’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa

AFRODISIA
Se una bistecca placa l’appetito, il tartufo lo risveglia. È il paradosso del desiderio. Al cibo quotidiano chiediamo di renderei sazi, a quello afrodisiaco di renderei insaziabili. È questa difficile
quadra tura del cerchio dei piaceri a fare di crostacei,molluschi, cioccolato, spezie e champagne l’arma segreta dell’ eros. E, comunque vadano le cose, il loro consolatorio succedaneo. Ne sanno qualcosa gli innamorati di tutto il mondo che il giorno di san Valentino sacrificano al patrono incontrastato dell’ amore tonnellate di costosissimi afrodisia.
Così li chiamavano i greci. Dal nome di Afrodite (Venere), la più bella dell’Olimpo.
Nata dall’effervescenza del mare e raffigurata dentro una conchiglia. Come fa Botticelli che trasforma la dea della seduzione in un’ allusiva ostrica soprannaturale.
E proprio da questo particolare mitologico i frutti di mare, i crostacei e i pesci traggono la loro fama di appetizer della sensualità. Anche se i nostri antenati non disdegnavano nemmeno gli stimolanti di terra.
Quelli alla portata di tutti, come cipolle, uova e lardo.  Ma ancor più le delicatessen rare e costose come i tartufi, lo struzzo, le cosce di rana e le pinne di pescecane. Per non dire di afrodisiaci dal gusto decisamente osé, come i taumaturgici testicoli del toro, i ragguardevoli attributi dell’asino, i proverbiali genitali del lupo. Nonché il poderoso corno del rinoceronte, venduto anche in polvere orosolubile. E non si creda che l’inequivocabile simbolismo virile di queste tipicità estreme escludesse i
vegetariani dal banchetto della voluttà. Come dice Ovidio nell’Ars amatoria, questi potevano rifarsi con delle

Affresco raffigurante Priapo, ritrovato a Pompei, circa 50-70 d.C (Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

energizzanti insalate di rucola novella, che cresceva spontanea intorno alle statue di Priapo, il dio fallo. O con la mandragola, un evergreen dell’erotismo, presente già nella Bibbia e immortalata da Machiavelli, Ma anche l’eccitantissimo caffè, la bevanda più amata dagli italiani, sarebbe in grado di far crescere la temperatura erotica. Una leggenda islamica racconta che Maometto, grazie a qualche sorsata di kawa bollente, riuscì a soddisfare quaranta donne in una notte.
Roba da Guinness dei primati. A dispetto delle cifre però sono in molti a dubitare delle virtù amatorie
dell’ espresso. Mentre il cacao mette tutti d’accordo. Si dice che l’imperatore azteco Montezuma bevesse ogni giorno cinquanta tazze di densissimo xocoatl. Risultato, love not war. Ad approfittarne furono i Conquistadores che, come è noto, vinsero a mani basse.
In realtà la relazione fra cibo e sesso è antica quanto il mondo. Perché in entrambi i casi si tratta
di appetiti vitali, di piaceri da consumare che si specchiano l’uno nell’altro.
Fame e voglia, sfizio e vizio.
Sono le convergenze parallele del desiderio. Quelle che trasformano l’esaltazione dello spirito in piacere della carne.
Ma è tutta una questione di fantasia, non certo di farmacia. Gli alimenti viagra non esistono. Eppure molti ci credono, moltissimi ci speràno. E la maggior parte di noi non li disdegna. Perché al di là della chimica, sono il simbolo della

DETTAGLI DI «Non tutto fa brodo»

passione, la pietra filosofale della misteriosa alchimia dell’amore.

TipoLibro
TitoloNon tutto fa brodo
AutoreNiola Marino
EditoreIl Mulino
EAN9788815238375
Pagine120
Datagiugno 2012
CollanaIntersezioni

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