Agota Kristof, Ieri

Creato il 23 novembre 2012 da Stimadidanno

Grazia in un commento a un post di qualche giorno fa mi ha scritto una cosa bella, non meritata ma che mi intasco per l'inverno che è lungo e può provocare vuoti di entusiasmo. Parla di "capacità di riprendere così la vita, senza filtri". Magari, Grazia, magari! Indubbiamente hai colto una necessità, un percorso e qualche zoppo tentativo. Ecco perché mi aveva colpito il tuo post su Ieri della Kristof, ecco com'è finita questa autrice a me sconosciuta nella lista dei desideri. Ho letto il libro d'un fiato, ho passato la giornata chiedendomi da dove mi fosse arrivato il suggerimento. Varie ipotesi, poi la folgorazione. Cerchi che si chiudono. 
Mi è piaciuta la disperazione messa in scena dalla Kristof, che in uno spazio breve riesce ad esprimere con precisione una storia intensa, in equilibrio tra i fatti e il vissuto emotivo. Una storia che non ha scampo. 
"Il tempo si lacera. Dove ritrovare i prati della mia infanzia? I soli ellittici rappresi nello spazio nero? Dove ritrovare il cammino che oscilla nel vuoto? Le stagioni hanno perduto il loro significato. Domani, ieri, che vogliono dire queste parole? Non c'è che il presente. Una volta nevica. Un'altra piove. Poi c'è un po' di sole, un po' di vento. Tutto ciò è adesso. Non è stato, non sarà. E'. Sempre. Tutto insieme. Perché le cose vivono in me e non nel tempo. E in me tutto è presente."
Ieri si gioca tutto sul tempo. Il tempo neutro dell'incubo. Il tempo del passato, con il lacerante riconoscimento delle radici e la controversa nostalgia che è motore delle azioni. Il tempo dell'oggi, con un amore idealizzato vissuto nell'attesa (un'attesa che ho citato su measachair) e il tentativo senza speranza di renderlo reale, quasi un ritorno. Il tempo del futuro, che è angoscia e rinuncia.Sempre sul piano temporale è declinato il tema della scrittura. Il passato con un padre odiato che regala gli strumenti per scrivere, dunque per salvarsi. Il presente tormentato di ricerca della propria voce attraverso la scrittura. Il futuro muto. E ancora, la dinamica sociale. Nel passato remoto il protagonista è, letteralmente, figlio di puttana. Nel presente si ritrova esule tra gli esuli disperati. Il futuro lo vede ormai integrato, compagno di una donna non amata e padre. Muto, dunque sconfitto.
Viene voglia di vedere in faccia la persona che ha la mirabile capacità di descrivere - scarna - il reale e l'irreale, l'immaginato vero tanto quanto il vissuto. Eccola, è lei. Cerco nei suoi tratti tutta quella tristezza. Ha una faccia bellissima.

Questo post partecipa al venerdì del libro di HMM

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