AI CONFINI DELLO SGUARDO (4): Per una Comunità di destino

Da Gabrielederitis @gabriele1948

_________________________________________________________

Martedì 20 novembre 2012

L’età raggiunta – i miei sessantaquattro anni – e la collocazione geografica – la provincia del Centro-Italia – costituiscono senz’altro una ‘condizione’ che non favorisce scelte come quelle incontro alle quali va un giovane che voglia abbracciare le pratiche filosofiche come stile di vita e habitus professionale: bisognerebbe raggiungere una delle sedi in cui i gruppi interessati si costituiscono in comunità, dentro le Scuole di formazione.
Comunque si voglia chiamare il gruppo, la comunità, la realtà vivente alla quale appartenere, non può essere virtuale, cioè fondata sulla distanza fisica e sull’assenza. Occorre guardarsi negli occhi e condividere passioni per poter ‘fare comunità’.
Non resterebbe, allora, che l’esercizio personale, la pratica privata, la scelta di un modo di vivere che si apparenti alla ‘formula’ degli Esercizi spirituali. Non resta che patire l’impossibilità di far parte di una comunità reale di persone impegnate a coltivare la loro anima con una spiritualità laica. D’altra parte, questa limitazione vale per la maggioranza di coloro che pure condivideranno uno degli indirizzi che si affermano in Italia e nel mondo e che sono riconducibili alla consulenza filosofica e alle pratiche filosofiche.

Mi chiedo, nello stesso tempo, se abbia senso e quale portata il legame ‘a distanza’ con persone che condividano le pratiche filosofiche. Nel tempo delle reti virtuali, sembrerebbe di sì, che ha senso sentirsi parte di una comunità ideale di spiriti interessati allo scambio di risorse che ogni relazione umana significativa rende possibile. Se il contatto epistolare e gli incontri occasionali servono a creare un legame di simpatia (→ e →) e il piacere del dono delle conoscenze acquisite nel tempo; se interviene una preoccupazione per il destino dell’altro, per la salute della sua anima, per il suo benessere spirituale, è lecito parlare di Comunità di destino, alla maniera in cui ne parla Eugenio Borgna ()? Ancor più interessante chiedersi se la nozione di ‘comunità di destino’ possa estendersi alla trama dei legami esistenti dentro il Centro di ascolto.