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Albania. Un anno di proteste per l’Università; parla Alban Pira, di Për Universitetin

Creato il 16 aprile 2015 da Giacomo_dolzani

Albania_studentidi Giacomo Dolzani

Già da oltre un anno, in Albania centinaia di studenti e docenti universitari, unitisi nel comitato Për Universitetin, stanno portando avanti una protesta contro la nuova riforma dell’Istruzione superiore, varata dal Governo del premier Edi Rama, e contro il sistema accademico in sé.
Questa legge, difesa a spada tratta da tutti i membri dell’Esecutivo di Tirana, contiene infatti una serie di questioni controverse, le quali hanno portato ad una movimentazione studentesca di massa che, attraverso i suoi rappresentanti, ha chiesto più volte al primo ministro di ritirare la riforma.
Per conoscere meglio le motivazioni di questa lotta, Notizie Geopolitiche ha intervistato uno degli studenti ed organizzatori del comitato Për Universitetin, Alban Pira:
Da diversi mesi gli studenti universitari stanno protestando contro la riforma dell’Istruzione superiore varata dal Governo, con sit-in e cortei attraverso le città. Perché state protestando? Quale è stata la risposta del governo alle vostre richieste?
Da quasi un anno, dalla prima protesta organizzata il 2 giugno 2013, chiediamo al governo di ritirare la riforma (come la chiamiamo noi) dell’Istruzione superiore e di avviare un nuovo processo condiviso in quanto, secondo noi, la redazione di questa legge ha seguito un iter completamente corrotto.
In primo luogo, attraverso questa riforma il Governo intende attuare un nuovo sistema finanziario nel settore dell’Istruzione superiore. Ciò che questo schema si propone è sostanzialmente di rendere disponibili fondi pubblici accessibili anche alle università private, le quali operano come semplici imprese. Giusto per fare un esempio, due anni fa, Renzo Bossi ha ottenuto una laurea, conseguita in uno di questi istituti privati, senza aver mai messo piede in Albania.
In secondo luogo, una volta che questa riforma passerà, vedremo un aumento progressivo delle tasse universitarie nel settore pubblico in quanto gli istituti pubblici saranno costretti a competere con le università private, meglio attrezzate ma, soprattutto, dovranno lottare sul loro terreno, ossia l’Università come impresa commerciale. Alla fine gli istituti pubblici dovranno aumentare le loro quote di iscrizione (che considerando il reddito medio della maggior parte delle persone sono già troppo elevate), entrando poi in un sistema che le tramuterà in delle vere e proprie aziende.
In terzo luogo, la riforma non affronta il problema dell’autonomia, ma presenta invece nuove strutture burocratiche, vale a dire il Consiglio di Amministrazione, il quale sarà composto in maggioranza da rappresentanti governativi. Questo va di pari passo con l’esclusione degli studenti dal processo decisionale in ambito universitario: studenti che oggi hanno formalmente il diritto di voto per il Rettore e il Preside, con la nuova legge non potranno più farlo.
Questi sono alcuni dei punti cruciali di questa legge, che riteniamo totalmente sbagliata, e che quindi chiediamo al Governo di ritirare. Ma invece di ascoltare la voce degli studenti e dei professori l’Esecutivo si preoccupa unicamente di rappresentare gli interessi dei proprietari di università private e, allo stesso tempo, sta perseguendo il suo interesse a breve termine. Ecco perché l’unica risposta che abbiamo ricevuto dai funzionari governativi è stata la definizione delle nostre richieste come “sogni utopici ed irrealistici”.
Ci può esporre quale è la condizione alla quale si trova di fronte uno studente universitario nel suo paese sia durante i suoi studi sia dopo la laurea?
Lo slogan della nostra protesta è: “Siamo studenti non clienti”. Attraverso questo vogliamo sottolineare che l’istruzione è un diritto e non un servizio per il quale dobbiamo pagare. Anche se l’Istruzione è pubblica, gli studenti e le loro famiglie devono fare enormi sacrifici per pagare gli studi. Ciò vale soprattutto per chi proviene da regioni esterne alla zona di Tirana, dove si svolge la maggior parte della vita universitaria, i quali sono la maggioranza.
Questi si ritrovano ad affrontare molte difficoltà economiche in quanto devono pagare quasi per tutto: a partire dalle tasse elevate, le spese per mantenersi fuori sede, i costi per i libri, per le fotocopie ecc. Come non bastasse, a causa dell’alto livello di corruzione, molte volte gli studenti sono obbligati dai docenti, i quali dispongono della arma dei voti, ad acquistare libri costosi pubblicati dai professori stessi.
A causa di queste spese necessarie, molti studenti sono costretti a procurarsi un lavoro part-time, e il settore più comune dove questi possono trovare un’occupazione sono i famigerati call-center, nati all’inizio come piccole imprese gestite da compagnie italiane o da persone che hanno lavorato in Italia; ora ne sono nati però in molte altre lingue.
La maggior parte degli studenti finiscono prima o poi nei call-center, in quanto ci sono poche opzioni per crearsi una vita per un giovane albanese, non importa se hai o no una laurea.
Bisogna anche ricordare che lavorare in queste “fabbriche del ventunesimo secolo” è per gli stessi studenti un’impresa in sé, in quanto sono spesso sottopagati e, la maggior parte del tempo, non godono di alcuna assicurazione da parte dei datori di lavoro.
Spesso, come è accaduto in Macedonia in relazione alla rivolta dello Student’s Plenum, in occasione di queste proteste i media nazionali difendono le posizioni del governo; quale è stata la reazione di Tv e giornali albanesi nei vostri confronti?
Anche per noi è stato difficile rompere il blocco posto dai principali media che, il più delle volte, non solo non hanno mostrato le nostre attività ma, nelle occasioni in cui ne parlano ne danno una loro interpretazione e sottolineano solo i fatti a cui sono interessati. Alcuni potenti media, come Top-Chanel per esempio, e le altre televisioni nazionali, sono stati contro di noi fin dall’inizio della nostra attività, hanno infatti palesemente sostenuto le posizioni del Governo.
Dall’altro lato ci sono poche televisioni e giornali che hanno seguito le nostre attività, pubblicando le notizie senza censure; tuttavia, quando si tratta di sostenere dibattiti pubblici con i funzionari governativi, i media tendono a incanalare il dibattito tra Amministrazione ed opposizione formale, lasciando a noi poco spazio.
Un grande vantaggio del nostro movimento è che è composto da giovani, i quali in genere hanno accesso ad internet e possono trovare informazioni sui social media. Questo è l’unico canale che abbiamo per pubblicare notizie riguardanti le nostre attività ed opinioni così come sono nella realtà.
L’Albania sta compiendo sforzi significativi per soddisfare le richieste di Bruxelles, poste come condizioni per la sua integrazione nell’Unione Europea; pensa che l’ammissione dell’Albania nella Ue possa rappresentare una speranza per un futuro migliore per il paese e, nel caso dell’Università, per inserirsi in una dimensione internazionale?
Per quanto riguarda l’Università e l’Istruzione superiore in generale, non credo che l’ingresso nell’Unione Europea avrà un impatto significativo. L’Albania, come i paesi della Ue, ha integrato il suo sistema di Istruzione superiore attraverso il Processo di Bologna. Il tempo ha però dimostrato che il sistema instaurato non sta avendo un buon impatto sulla qualità dell’Istruzione. Ad esempio le lauree si sono notevolmente svalutate rispetto al valore che avevano prima; oggi una laurea triennale in Albania è come un diploma di scuola superiore, cioè non vale niente.
Naturalmente, se il nostro paese divenisse membro della Ue, alcune cose cambierebbero; gli studenti per esempio avranno la possibilità di frequentare gratuitamente molte università europee e godranno del diritto di partecipare a diversi programmi che, ad oggi, non sono accessibili. Ma questo non è un cambiamento sostanziale della situazione.
Per quanto riguarda il paese in generale, non vorrei essere pessimista, credo però che prima che l’Albania possa entrare nell’Unione Europea molte cose dovranno cambiare. Ma se osserviamo i paesi che hanno aderito all’Ue di recente, come la Croazia, risulta chiaro che le aspettative del popolo non sono state soddisfatte. Naturalmente è bene sperare e pensare che i nostri problemi saranno risolti una volta che si entrerà a far parte della Comunità Europea, ma non credo sia una realtà probabile. In ogni caso, ciò che speriamo è di intensificare la nostra cooperazione con i movimenti studenteschi in tutta Europa, dal momento che stiamo combattendo su un terreno comune, contro gli oligarchi e contro gli stessi avversari.

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Tirana: sit-in davanti al palazzo del primo ministro Edi Rama (Foto: Për Universitetin)

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Tirana: corteo da Piazza Madre Teresa al palazzo del premier (Foto: Për Universitetin)

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Tirana: assemblea studentesca davanti al palazzo del primo ministro (Foto: Për Universitetin)

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Slogan contro le cosiddette “student loans”, i prestiti-studio (Foto: Për Universitetin)

da Notizie Geopolitiche



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