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Albert Camus e la peste che ci insegna a essere umani

Creato il 17 marzo 2020 da Paciampi
Albert Camus e la peste che ci insegna a essere umaniDa questo momento si può dire che la peste ci riguardò tutti. Finora, nonostante la sorpresa e la preoccupazione suscitata da questi eventi straordinari, ognuno dei nostri concittadini aveva continuato come poteva a dedicarsi alle proprie occupazioni, al proprio posto. E così doveva senz'altro essere in seguito. Ma dopo che furono chiuse le porte, tutti si accorsero, compreso il narratore, di essere sulla stessa barca e di doversene fare una ragione.
Ecco, basterebbe questa frase, solo questa, e avrei già detto molto di quello che c'è davvero bisogno di dire. La peste di Albert Camus (riproposto da Bompiani nella traduzione di Yasmina Malaouah) è uno di quei libri che andrebbero letti sempre, da consigliare anche nelle scuole con la forza di un classico del Novecento. Ma ora, sorattutto ora che l'epidemia non è più una questione cinese, non è nemmeno più qualcosa confinato a Codogno o in qualche altra zona rossa, ora sì che La peste è il libro perfetto da leggere. 
Anche perché più che un libro su un'infezione è un libro sull'umanità alle prese con l'infezione.
La peste che colpisce la città di Orano, che la isola, la affama, la precipita nel dolore e nei lutti, è anche la cartina tornasole di ciò che siamo e di ciò che vogliamo e possiamo essere. E come in una guerra ecco che emerge il meglio e il peggio di tutti, mentre nessuna verità, nessuna convinzione che appartiene ai cieli della religione, della filosofia o della politica pare in grado di aiutarci. 
Albert Camus ci sottrae tutto, ci lascia nudi, inermi di fronte al destino. Ma solo per farci il regalo più bello. Perchè se non c'è davvero niente da capire, c'è sempre un modo per sentirsi uomini anche nei tempi più bui. Uomini che, non potendo essere dei santi e rifiutando di accettare i flagelli, si sforzano tuttavia di essere dei medici. Uomini che non chiudono gli occhi, che non cercano vie di fuga. Che sanno stare insieme nel dolore comune, come su una nave in tempesta.

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