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Alberto Laiseca, “Uccidendo nani a bastonate”

Creato il 29 ottobre 2017 da Retroguardia

Alberto Laiseca, “Uccidendo nani a bastonate”Alberto Laiseca, Uccidendo nani a bastonate, Traduzione di Loris Tassi e Lorenza Di Lella, Salerno, Arcoiris 2016, pp. 156, euro 12,00.

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di Primo De Vecchis

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La mummia (e i nani) di Laiseca

Alberto Laiseca (1941-2016) è uno scrittore argentino singolare, bizzarro, grottesco, ma non caotico, nel suo “realismo delirante” si cela un sovrano ordine, che appartiene solo a lui, e compito di un lettore critico dovrebbe essere quello di identificare alcuni punti fermi di questo apparente delirio letterario. Non sta a me fornire una bussola veritiera per orientarsi nell’oscuro universo di Laiseca, che tra l’altro conosco solo per sparsi frammenti: posso però mettere insieme alcune considerazioni, che nascono dalla lettura attenta e divertita di un racconto contenuto nella raccolta Uccidendo nani a bastonate (Salerno, Arcoiris 2016), ovvero La mummia del clavicordio.

Elenchiamo alcuni esempi o invarianti formali.

1. La storpiatura dei nomi dei personaggi, che possono anche divenire nomi parlanti: Roberto Prescott (ricorda William Prescott, tra l’altro) e Pedro Pecarí de los Galindez Fagián (che fa ridere solo a pronunciarlo). Si tratta di due egittologi che cercano la tomba di Tutancajkovskij nella Valle dei Re della Musica. La fusione ludica tra egittologia e musicologia è evidente.

2. La presenza di strumenti tecnologici bizzarri, inventati, quasi bambineschi: «una pistola a ultrasuoni che sparava la a raffica» (p. 42).

3. I riferimenti alla magia, all’esoterismo, all’occulto, in chiave però parodistica, come a esorcizzare un terrore reale del Mondo dell’Oscurità: «I sacerdoti le avevano dato l’ordine magico di intervenire solo nel caso in cui qualcuno avesse suonato lo strumento» (p. 45).

4. I riferimenti alla filmografia sia trash che colta: «avvolto nelle bende come Christopher Lee» (p. 43); «soffiando in un fischietto immaginario per far avanzare le sue truppe invisibili (Kirk Douglas, Sentieri di gloria)» (p. 46). Faccio notare di sguincio che Lee travestito da mostro (simile a una mummia) ritorna anche in una sequenza di Lolita dello stesso Kubrick, quando Humbert Humbert, Charlotte Haze e Lolita si trovano insieme nel drive-in, mentre viene proiettata La maschera di Frankenstein (1957).

5. I riferimenti letterari (ovviamente): «Così parlò Zarathustra» (p. 43); «Don Giovanni» (p. 49), sia letterario che musicale, dato che si parla della mummia di Mozart.

6. Le allusioni alle discipline matematiche, alla geometria, alla fisica: «Se lui tracciava un’ellisse, la mummia – sempre alle sue spalle – disegnava un ramo di parabola. Se lui costruiva una sinusoide, lei la imprigionava tra i due lati di un’iperbole» (p. 49).

7. Allusioni a creature mitiche o fantastiche del passato: «spostando grandi masse d’aria come gli uccelli roc quando planano» (p. 49). L’uccello roc tra l’altro compare anche altrove, nella sterminata produzione laisechiana. Poi abbiamo «sempre inseguito da quel Minotauro» (p. 50).

8. Le immagini sadiche, violente, aggressive, turpi: «I masochisti non vogliono morire ma essere castrati e poi gettati in un fosso. E vivere a lungo, senza mai smettere di lamentarsi. Oppure preferiscono farsi tagliare le mani o essere accecati» (p. 52). In tal caso il primo racconto della serie, La gran caduta dell’immonda vecchia è un campionario di sadismo mediorientale.

9. Autocitazione. Laiseca spesso allude a una sua invenzione, i Soria, delle creature che si decompongono con facilità, una razza protagonista di un suo romanzo fiume di 1300 pagine, il centro ineffabile della sua produzione letteraria, Los sorias (pubblicato nel 1998, ma scritto sedici anni prima, e ideato dall’infanzia): «Prova a distrarti adesso, Soria» (p. 52).

Qui si sta parlando di un egittologo che viene perseguitato dalla mummia di Mozart, scoperta all’interno di un clavicordo, e desiderosa di vendetta. Il racconto è quindi divertente, ma al tempo stesso inquietante. Le immagini di Laiseca sono troppo forti per risultare canzonatorie e salaci: fanno male, sono dolorosissime, atroci, talora infernali, ma sullo sfondo si leva una bambinesca risata. Inoltre spesso la vicenda si sfalda e diviene vero e proprio delirio lucido, con metamorfosi inattese (ma qui mi taccio). Riscontriamo quindi la commistione perfetta e bizzarra di comico e orrorifico, come in alcuni film di Gianni e Pinotto: ricordo fra tutti Il mistero della piramide (1955), il cui titolo originale è Abbott and Costello Meet The Mummy (film tra l’altro ammirato da Tarantino).

Tuttavia certi racconti di Laiseca fanno ridere, stringendoci però un nodo alla gola. È la risata prima dell’impiccagione. Lo stesso effetto può provocare il titolo della raccolta, così forte, così assurdo: Uccidendo nani a bastonate (che fu pubblicata nel 1982). Non si tratta quindi di una lettura facile, amena, tuttavia il pastiche culturale di Laiseca è così inatteso e variegato da risultare interessante, vigoroso e tossico. Un veleno che si tramuta in balsamo. È il gioco della letteratura, è un cervello ancora pulsante, strappato da un corpo e posato su un tavolaccio di una sala operatoria: il nostro desiderio è quello di sezionarlo, di capire come funziona. Come fa a generare simili lucidi deliri; da dove provengono quelle idee così assurde e coerenti? Se asportiamo il suo corpo calloso insolitamente grande, che succede? Il piacere della lettura, se volete, è anche questo. Ma se non avete fegato, datevi ad altre storielle.

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